INDICE DEI CONTENUTI
- 1 POLITICA E STUPORE, DEMOCRAZIA E IL CONCETTO DI DEMO-OBIETTIVITÀ
- 2 FORMAZIONE E MEDIAZIONE POLITICA NELL’EUROPA DELLA CONOSCENZA
- 3 COMPETENZE PRAGMATICHE E RAPPORTO ISTITUZIONI-CITTADINI
- 4 I TRE PILASTRI DELLA POLITICA: STUPORE, RESILIENZA E CONOSCENZA
- 5 ETICA CIVICA E TRASPARENZA NELLA FUNZIONE PUBBLICA
- 6 CREDIBILITÀ E VISIONE SISTEMICA DELL’AMMINISTRAZIONE
- 7 CONOSCENZA DEL TERRITORIO E BENE COMUNE
«Rifondare la politica su stupore, resilienza e conoscenza per superare il cinismo, promuovere la demo-obiettività e servire il bene comune».
Viviamo in un tempo in cui la politica sembra avere smarrito non solo la fiducia dei cittadini, ma anche la propria capacità di stupirsi. In un contesto dominato dalla retorica del conflitto, dalla polarizzazione e da un pragmatismo spesso cinico, riscoprire lo stupore può diventare un atto rivoluzionario, un gesto fondativo per una politica nuova, più autentica, più umana. Ma come può la politica tornare a stupire, se ha smesso di stupirsi anche di se stessa? Riscoprire il valore dello stupore è un dono, un sentimento che ci sorprende, un’emozione che ci fa sentire vivi. È l’esperienza che ci permette di guardare il mondo con occhi nuovi, di cogliere la meraviglia anche nelle cose più semplici.
È, in fondo, una forma di conoscenza e di apertura alla complessità del reale. Quando impariamo a stupirci, possiamo finalmente vedere anche l’altro — l’avversario politico, il diverso, lo straniero con rispetto e curiosità. È questo lo sguardo che può riconoscere il merito anche dall’altra parte, che può dire “hai fatto bene” senza perdere coerenza.
POLITICA E STUPORE, DEMOCRAZIA E IL CONCETTO DI DEMO-OBIETTIVITÀ
Una politica capace di stupore è una politica che sa dialogare, e quindi una politica che rafforza la democrazia. La democrazia ha bisogno di stupore e obiettività. La democrazia non si mantiene viva da sola. Si nutre di partecipazione, di confronto, ma soprattutto di onestà intellettuale e capacità critica. Se smettiamo di riconoscere il valore delle idee altrui, se non siamo più capaci di correggere o di imparare, allora la democrazia si spegne lentamente, fino a morire.
Per questo è urgente promuovere ciò che potremmo chiamare “demo-obiettività”: una democrazia fondata sull’obiettività, sull’ascolto reciproco e sull’accettazione della complessità. Solo così possiamo costruire una politica creativa, capace di pensare oltre gli schemi e trovare soluzioni innovative.
FORMAZIONE E MEDIAZIONE POLITICA NELL’EUROPA DELLA CONOSCENZA
Europa, conoscenza e resilienza: la sfida della formazione. Nel cuore di questa visione politica rinnovata, un ruolo centrale lo gioca l’istruzione, in particolare la formazione teorico-pratica di alta qualità. In un’Europa della conoscenza, è fondamentale investire in percorsi formativi che sappiano coniugare teoria e prassi, politica e cultura, tecnologia e pensiero critico. La mediazione politica diventa allora uno strumento strategico per le politiche pubbliche, soprattutto in un contesto sempre più globale e multiculturale. È necessario formare figure politiche professionali altamente qualificate, capaci di interpretare non solo il futuro della politica o meglio delle sfide che la società, deve affrontare quotidianamente.
COMPETENZE PRAGMATICHE E RAPPORTO ISTITUZIONI-CITTADINI
Grande attenzione va rivolta alla formazione sul campo, allo sviluppo delle competenze pragmatiche – gestionali, alla capacità di utilizzare strumenti informatici e telematici per la raccolta, l’elaborazione e la diffusione dei dati sociali e dei bisogni dei cittadini. Questo tipo di competenze è oggi imprescindibile per chi opera nei settori della politica, nella mediazione tra cittadini e istituzioni, e del rapporto tra rappresentati e rappresentanti che vede giorno dopo giorno spegnersi.
I TRE PILASTRI DELLA POLITICA: STUPORE, RESILIENZA E CONOSCENZA
Resilienza un imperativo educativo e politico. La resilienza è la capacità di affrontare situazioni difficili con atteggiamento costruttivo. In un mondo attraversato da crisi ambientali, sociali, economiche, la resilienza non può essere solo individuale, ma deve diventare collettiva e strutturale. E la chiave per costruirla è ancora una volta l’educazione.
Investire nella conoscenza significa mettere in sicurezza la prosperità dell’umanità. È questa la vera sfida di noi europei: creare una società fondata sul sapere, sulla libertà di pensiero, sulla capacità critica e sulla solidarietà. Una società che non abbia paura del futuro perché sa come affrontarlo. È necessario vivere la politica con intensità, immergersi nel presente politico, viverlo con intensità, senza cinismo e senza superficialità. Questo ci aiuta a espandere la nostra prospettiva, a vedere le cose da angolazioni diverse, e a coltivare la creatività politica. Solo così potremo essere all’altezza delle sfide che ci attendono. Lo stupore, la resilienza, la conoscenza: questi sono i tre pilastri su cui rifondare una nuova cultura politica. E da qui, passo dopo passo, una nuova idea di Europa.
ETICA CIVICA E TRASPARENZA NELLA FUNZIONE PUBBLICA
E poi forse potremo dare una risposta a questa domanda. E’ compito della politica garantire questi valori: libertà, uguaglianza e fraternità? La politica può uscire dalla trappola della parzialità, del non senso civico – dello stato delle cose, cominciando a gettare le basi nel vivere la quotidianità all’insegna del civismo, la virtù civica per eccellenza, che si deve con il tempo armonizzare e sposare con il senso “civico-sociale-di responsabilità e rispetto delle leggi-regole sociali”. Solo attraverso una profonda rielaborazione della propria funzione pubblica della Politica, fondata su trasparenza, responsabilità e partecipazione civica, in linea con le riflessioni di J. Pierre e B. G. Peters sulla necessità di una governance collaborativa e orientata ai risultati.
CREDIBILITÀ E VISIONE SISTEMICA DELL’AMMINISTRAZIONE
Ciò implica il superamento delle logiche di breve periodo e la ricostruzione di una visione sistemica dell’azione amministrativa, capace di integrare le dimensioni locali e globali in un unico orizzonte strategico. In questa direzione, l’intuizione di Napoleone Bonaparte, secondo cui «per rendere la verità credibile bisogna compiere cose incredibili», assume un valore paradigmatico: la credibilità della politica si riconquista attraverso risultati concreti, innovazione istituzionale e capacità di “stupire” positivamente i cittadini. Lo stupore civico, concettualizzato da M. Keating come leva simbolica di rigenerazione del legame democratico, può divenire un motore essenziale per ricostruire la fiducia pubblica e riattivare il senso di appartenenza comunitaria. Rendere nuovamente “straordinario” l’impegno politico significa adottare politiche efficaci, sostenute da dedizione, competenza e spirito di servizio.
CONOSCENZA DEL TERRITORIO E BENE COMUNE
È necessario che gli amministratori tornino a conoscere direttamente i territori, interpretando le dinamiche sociali, economiche e culturali. Solo così sarà possibile restituire centralità alle esigenze collettive, anteponendo agli interessi individuali, e promuovere un modello di amministrazione orientato al bene comune e alla coesione sociale, come sottolinea P. Donati nella sua visione relazionale del bene pubblico.
* Santo Vuono
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