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Dario Brunori in concerto a Cosenza

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Il terzo Capodanno Rai in Calabria, questa volta a Catanzaro, quello di Brunori a Cosenza e un sogno per gli anni che verranno


Nel 2050 Cristiano Malgioglio e Orietta Berti faranno il countdown in una città spopolata del centro Italia, questo è certo. Per il teletrasporto in Calabria siamo già attrezzati nel 2026: certi di aver visto l’altra notte il rapper Rocco Hunt a Catanzaro e Reggio. Più stancamente, Umberto Tozzi cantava dal vivo nella serata Mediaset, mentre in casa Rai andava in onda la cover di “Gloria”. E Patty Pravo aveva due voci, una per cantare e l’altra per il dialogo con il conduttore, chissà come mai.

Lette e ascoltate molte critiche sul casting del Capodanno Rai, e il solito, trionfale comunicato di Roberto Occhiuto, è forse il caso di fare qualche considerazione. Con una premessa: ci vuole rispetto per il pubblico, il popolo di Catanzaro aveva l’aria di divertirsi molto, nonostante lo spettacolo, un déjà vu per gli ottimisti, una Villa Arzilla per tutti gli under 60. Con gli autori che hanno paracadutato sulla città lo stesso progetto, la stessa sequenza degli anni scorsi, con l’esclusione di Angelo Sotgiu dei Ricchi e Poveri, e del suo “testa di cazzo” nella diretta dallo Stretto.

NIENTE DI NUOVO RISPETTO AL PASSATO

Non si sono inventati nulla di nuovo. E quindi, spazio alle critiche. FanPage ha perfino definito “inspiegabile” la location di Catanzaro, il collega giornalista sicuramente ignaro di certe incisioni del Settecento, e di quello che scrisse sulla città Vivant Denon, il creatore del Louvre.

C’è comunque da respingere in partenza l’ipotesi che farebbe la sua figura al Festival del Lamento (si svolge ogni estate sul Reventino, prende in giro il nostro vittimismo). E cioè, quello che in molti scrivono in queste ore sui social: solo alla Calabria possono mollare un pacco del genere: più che un Buena Vista Social Club, un karaoke claudicante da stabilimento balneare, dove perfino le canzoni più belle finiscono rovinate in un medley. E ancora. solo la Calabria può beccarsi le canzoni di Orietta Berti, che provoca un tasso di irritazione anche nel più irriducibile dei boomer.

IL CAPODANNO RAI RESTA IL PROGRAMMA PIÙ VISTO DELLA SERATA

Bene, a parte che Berti piace molto anche a Fabio Fazio, va ricordato che questa è l’offerta della Rai ogni anno, evidentemente ancora vincente in termini di audience, progetto economico, sponsorizzazioni. Guardiamo gli ascolti: sono stati oltre 5 milioni i telespettatori sintonizzati su Rai 1 con il 35,5% di share. Programma più seguito della serata. Alla mezzanotte, oltre la metà del pubblico guardava Rai 1. Altissima anche la presenza oltre la mezzanotte, oltre tre milioni di spettatori. È un po’ il discorso che si fa sulle trasmissioni del pomeriggio, sempre ai confini con il trash, ma con uno zoccolo duro di spettatori che garantisce anche la libertà e l’autonomia degli altri programmi, le spese per gli inviati.

Scacciate i pensieri maligni, impossibile che abbiano usato tutti la trasmissione come un orologio. Molti di loro avranno sicuramente apprezzato le bellezze dei luoghi raccontati da Nina Zilli, purtroppo unico essere umano a comparire negli spot, gradevoli perché ci hanno regalato un uso pacifico ed estetico dei droni, ma senza un calabrese, una voce alternativa che è una.
Sulla serata teniamoci da parte un però, che ha molto a che fare con la politica culturale, parente della narrazione.

RESTA IL GIUDIZIO SULLA SCARSA VALENZA ARTISTICA DELLA SERATA

Ci premeva sapere se c’è stato un presidente, un assessore, un semplice funzionario che abbia chiesto una minima garanzia sulla qualità dello spettacolo alla Rai, visto che sono stati usati soldi pubblici. Se è successo, se hanno letto la scaletta, non lo sappiamo. Se lo hanno fatto, il risultato non si è visto: di certo qualcuno ha suggerito agli artisti di usare spesso la parola “Catanzaro”, un po’ meno “Calabria”, sempre negli stessi termini. Per il resto, resta maggioritario il giudizio sulla scarsa valenza artistica della serata. E se permettete, anche questo ha il suo prezzo. Non bastano gli spot, gentile presidente Occhiuto, Come non bastano che in una fiction si parli di Calabria, se poi l’immagine della nostra gente è caricaturale, antica, superata.

Spostiamoci ora a un’ora e un quarto di auto, traffico permettendo. Il Capodanno di Brunori Sas a Cosenza è stato una delizia, una forma di riconoscenza per quella valanga di voti che il cantautore ha avuto dalla Calabria a Sanremo, con l’umile apporto di un appello/tam tam del Quotidiano. Il cachet devoluto in beneficenza, le canzoni più belle a sfidare il freddo in piazza dei Bruzi, l’eco delle risate che tornano in ogni reel sui social quel “noi che vinceremo sempre nella sconfitta” che è un po’ la nostra storia.

Sarà forse per questo, che abbiamo fatto un sogno: un capodanno fatto in casa, non paracadutato da Roma, senza le divisioni novecentesche che hanno spesso rallentato lo sviluppo della Calabria. Con Brunori, Voltarelli, un’orchestra diretta da Giuseppe Stillitano, i nostri campioni di chitarra battente, le canzoni di Mario Gualtieri, citato sul palco di Cosenza, e quelle immense di Mia Martini. Poi ci siamo svegliati, con un coro meccanico di lamenti e consiglieri comunali in cerca di visibilità.

L’anno prossimo andrà sicuramente meglio.

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