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Bernalda, il Tar Basilicata ha confermato l’esito del voto: le 51 schede mancanti non bastano a invalidare le elezioni comunali vinte da Francesca Matarazzo. Depositate le motivazioni del Tar sul rigetto del ricorso per invalidare le elezioni a Bernalda


«SEBBENE l’esito della verificazione prefettizia abbia confermato l’ammanco di numero 51 schede, ciò non è di per sé solo sufficiente a configurare irregolarità sostanziali idonee ad invalidare le operazioni elettorali. In effetti, la verificazione non ha evidenziato voti in eccesso rispetto ai votanti, schede irregolarmente introdotte nello scrutinio, altri elementi sintomatici di condotte illecite».

BERNALDA, FRANCESCA MATARAZZO RESTA SINDACA


Sono queste le ragioni che nei giorni scorsi hanno convinto il Tar Basilicata a respingere il ricorso presentato da due consigliere comunali di opposizione per invalidare l’esito delle elezioni comunali di maggio dell’anno scorso. Lasciando al suo posto l’amministrazione guidata dalla sindaca Francesca Matarazzo.

«ININFLUENTI LE SCHEDE SPARITE»


Secondo i giudici amministrativi, infatti, nel ricorso non sarebbe stato dimostrato che «le irregolarità censurate abbiano determinato l’attribuzione al ricorrente di un numero di voti inferiore a quello effettivamente espresso dal corpo elettorale oppure, specularmente, con riferimento alla posizione del controinteressato, il conteggio di un numero di preferenze superiore a quelle legittimamente riconoscibili».

BERNALDA, IL TAR CONFERMA, MATARAZZO SINDACA


«Anche a volersi computare tutte le pretese schede mancanti in senso favorevole alle aspettative di parte ricorrente, residuerebbe un margine di voti ulteriori idonei a determinare comunque il successo nella competizione elettorale dello schieramento avverso». Prosegue il Tar Basilicata. «Nel caso di specie, infatti, lo scarto di voti tra i due candidati sindaci è pari a numero 110 preferenze, sicché l’assunto illecito utilizzo delle schede che si assumono mancanti (n. 51) non può avere esercitato alcuna influenza determinante sull’esito delle votazioni, non superando la prova di resistenza».

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