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Calabria più fragile: Il terreno cede con meno pioggia. Uno studio Cnr (in pubblicazione) censisce i dati di un secolo di frane.
«CALABRIA, sfasciume pendulo sul mare», scriveva Giustino Fortunato. E non passa occasione, ogni volta che un pezzo di regione viene giù, senza che venga citato: un promemoria della fragilità del territorio. Condizione che, a quanto pare, potrebbe essere destinata a peggiorare. È quanto emerge da uno studio – pubblicato in forma di preprint sulla piattaforma Egusphere e sottoposto a peer review per la rivista Natural Hazards and Earth System Sciences – in cui i ricercatori Cnr Stefano Luigi Gariano (Perugia) e Olga Petrucci (Rende) analizzano un secolo di frane indotte dalla pioggia nella regione, dal 1921 al 2020. La ricerca evidenzia un dato in particolare: in Calabria oggi per innescare una frana basta meno pioggia rispetto al passato. Il territorio, insomma, sembra diventato più predisposto agli smottamenti. Esito di un combinato disposto di fattori: cambiamento del clima (con eventi più brevi ma intensi), utilizzo del suolo, maggiore urbanizzazione.
LO STUDIO
I ricercatori hanno aggiornato uno studio precedente del 2015, apparso sempre su Natural Hazards and Earth System Sciences, che aveva passato in rassegna le frane dal 1921 al 2010, aggiungendo dieci anni di dati (2011-2020) e portando gli eventi censiti a 9.530, con l’integrazione di 1.930 episodi. Una media, nell’ultimo decennio del dataset, di 193 frane l’anno, molto più alta della media del secolo. Le frane collegate a piogge sono, in totale, 3.006: di queste, 1.642 si concentrano nell’ultimo decennio esaminato (2011-2020). I ricercatori notano un incremento significativo a partire dal 2009. Un dato che, in parte, è influenzato dalla maggiore disponibilità di fonti di informazione, ma riflette comunque – notano gli studiosi – un periodo di più intensa attività idrometeorologica nella regione.
Lo studio ha introdotto un metodo di analisi più avanzato: nella ricerca del 2015 l’intero periodo di analisi era stato diviso in tre intervalli di circa 30 anni, ora invece vengono prese in esame finestre mobili di 30 anni. Spostandosi in avanti di cinque anni (1921, 1926, 1931 etc) si esaminano i 30 anni successivi, ricavando 15 periodi in parte sovrapposti. In questo modo è possibile condurre un’analisi più dinamica e cogliere meglio l’evolversi delle tendenze. Per censire le frane collegate a piogge, sono stati presi in considerazione i dati di 318 stazioni pluviometriche.
IN CALABRIA TRENTA FRANE (DA PIOGGIA) ALL’ANNO
Nel corso di un secolo, in Calabria si sono registrate in media 30 frane all’anno, legate a eventi di pioggia. Il picco si è registrato nel 2011 (288 eventi) e nel 2012 (260). Segno che in quegli anni nella regione si è verificata una fase di forte instabilità idro-meteorologica. Le ultime due finestre temporali mostrano oltre il doppio degli eventi rispetto ai periodi precedenti. Le frane si verificano soprattutto in inverno (51%) e in autunno (37%), ma negli ultimi decenni si nota un aumento in primavera (con diminuzione in autunno): si passa da circa il 5% al 15%. Un dato che potrebbe essere spiegato da modelli di pioggia più irregolari e concentrati.
BASTA MENO PIOGGIA PER INNESCARE UNA FRANA
Il dato più rilevante registrato dai ricercatori è l’aumento del rischio idrogeologico anche senza piogge estreme. Lo studio mostra che per innescare una frana nei primi decenni del ‘900 servivano oltre 200 mm di pioggia. In tempi più recenti, invece, questi eventi si verificano anche con 130/150 mm. Un fenomeno che può essere spiegato dai cambiamenti climatici (piogge più violente e concentrate), dalla maggiore urbanizzazione, dallo sfruttamento del suolo e che ci mostra un territorio più vulnerabile.
CALANO LE VITTIME
Pur essendo aumentato il numero di frane, i ricercatori rilevano che l’impatto sulla vita umana, in termini di vittime, è diminuito. Un dato che possiamo considerare coerente – nella ricerca questo passaggio non viene approfondito – con il miglioramento dei sistemi di monitoraggio e gestione del rischio.
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