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Referendum sulla giustizia, Woodcook attacca la Meloni «Vuole sostituirsi ai giudici». Il pm rincara la dose da Oppido lucano dopo lo scontro in tv con Mulé (Fi)


POTENZA – «Dove vanno a parare con questa riforma? Da quello che dice si capisce che alla presidente del Consiglio non interessa chi farà il presidente del Tribunale di Potenza, ma aspira a fare un mestiere che non è il suo, a sostituirsi ai giudici. Dunque è un referendum in cui si vota sulle sorti politiche di questo paese. Per decidere se si vuole una magistratura indebolita, timorosa, e giovani magistrati che si autocensurano perché si mettono paura».

REFERENDUM GIUSTIZIA, WOODCOCK IN PRIMA LINEA PER IL “NO”


È ripartita da Oppido Lucano la campagna referendaria del pm Henry Woodcock, in prima linea per il “no” alla riforma della giustizia.
Il magistrato anglo-napoletano, cresciuto professionalmente a Potenza ha accettato di buon grado l’invito del Comitato per il “no” del piccolo centro dell’Alto Bradano assieme a Franco Maldonato, avvocato, coordinatore del Comitato per il No di Basilicata, Massimo Oriolo, portavoce del Comitato avvocati per il No e Angelo Summa, segretario generale Spi Cgil Basilicata.
«Non ho l’abitudine di parlare di persone assenti. L’altra sera avremmo dovuto parlare del referendum, ma nella seconda parte non abbiamo avuto la possibilità di farlo».

WOODCOCK: «ALTRO CHE CASO TORTORA»


Così il pm ha liquidato le domande sullo scontro televisivo di giovedì sera a Piazzapulita, su La7. Col deputato Giorgio Mulé (Fi) all’attacco sull’esito di alcune delle sue indagini più eclatanti e il presunto abuso di intercettazioni finanche nei suoi confronti.
«Gli errori giudiziari e il caso Tortora non c’entrano nulla con questo referendum», ha sottolineato Woodcock in un teatro Obadiah affollato da circa 300 persone. «Altrimenti si poteva eliminare la custodia cautelare. Qui si tratta di indebolire la magistratura rispetto alle pressioni della politica e in un sistema dove non c’è più un perfetto equilibrio dei poteri, il giovane magistrato, che si sentirà meno garantito dal Consiglio superiore, perché dovrebbe rompere le scatole alla multinazionale che porta miliardi in Italia, sapendo che il governante di turno gli romperà le scatole. Perché si aspetta che quella multinazionale costruisca dei giardinetti in Val d’Agri? Se la prenderà col truffatore, con lo scippatore che comunque sono delle rotture di scatole».

REFERENDUM GIUSTIZIA, L’INTERVENTO DI MALDONATO


Sulla portata intimidatoria della riforma del Csm si è soffermato anche Maldonato, segnalando il rischio che le leggi attuative modifichino ulteriormente i rapporti di forza tra i componenti espressione delle toghe e quelli scelti dal Parlamento. Soprattutto all’interno dell’Alta corte disciplinare.

SUMMA: «NON RISOLVE NESSUNO DEI PROBLEMI DELLA GIUSTIZIA


«Questa riforma – ha aggiunto Summa – non risolve nessuno dei problemi della giustizia e contiene delle cambiali in bianco, come il passaggio della polizia giudiziaria sotto il controllo del governo». Il segretario Spi Cgil ha evocato, poi, le altre riforme già annunciate, presidenzialismo e autonomia differenziata, che a suo avviso prospetterebbero una «torsione autoritaria irreversibile».
«L’appartenenza dei giudici a una stesso ordine e l’interscambiabilità dei ruoli per me è una ricchezza più che un depauperamento». Gli ha fatto eco Oriolo. «Non è un caso che uno dei maggiori sostenitori della riforma sia Di Pietro che era la punta meno garantista del pool Mani Pulite».

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