Pasquale Tridico
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Contro l’introduzione in Calabria dei sottosegretari avviano l’iter per la richiesta del referendum sia l’ex senatore del M5s Nicola Morra che l’opposizione
La battaglia contro la riforma che ha introdotto in Calabria (anzi, reintrodotto) la figura del sottosegretario alla presidenza stavolta si combatte non solo a suon di note stampa e dichiarazioni infuocate in aula. Stavolta le opposizioni – quelle fuori e quelle all’interno dell’aula consiliare di Palazzo Campanella – hanno deciso di percorrere la strada della consultazione popolare.
Sono due gli iter annunciati (in un caso già avviato) e al momento distinti. Il primo vede tra i promotori l’ex senatore del M5s Nicola Morra e con lui Giovanna Canigiula, Francesco Di Lieto, Paola Levato, Antonio Piserà e Vincenzo Scorza. L’obiettivo è la legge di revisione statutaria che ha introdotto i due nuovi sottosegretari e ampliato a nove, adeguandosi alla nuova normativa nazionale, gli assessori della Giunta calabrese. Lunedì scorso – 30 marzo 2026 – Morra e colleghi hanno depositato, in segreteria generale a Palazzo Campanella, formale richiesta di avvio dell’iter per chiedere il referendum popolare confermativo sulla riforma statutaria.
Un percorso in salita perché il Consiglio regionale calabrese, mentre metteva mano allo Statuto, modificava con altra legge la normativa in materia di referendum, escludendo la possibilità di richiedere quello confermativo sulle modifiche di Statuto, quando sono parziali e riguardano solo aspetti organizzativi. Entrambe le leggi – quella di revisione statutaria e quella di modifica del referendum – hanno passato l’esame del Consiglio dei ministri, che non ha impugnato nessuna delle due, ma chiesto solo una modifica sulla seconda. I dubbi, però, dall’esterno non sono venuti meno.
MORRA AVVIA L’ITER PER IL REFERENDUM CONFERMATIVO
Morra e colleghi conoscono bene tutta questa vicenda e la richiesta di referendum popolare è solo il primo passo per mettere in discussione non solo la norma sui sottosegretari, ma lo stesso intervento di modifica sulla legge che riguarda il referendum. Se la segreteria generale del Consiglio rigetterà la richiesta di referendum confermativo – com’è plausibile che avvenga, vista la nuova normativa regionale in materia – i proponenti presenteranno ricorso al Tar. E in quella sede solleveranno anche l’eccezione di costituzionalità sulla nuova legge che riguarda i referendum in Calabria.
Questo accadeva, appunto, lunedì. Ieri – primo aprile – a due giorni dal Consiglio regionale che ha approvato la leggina d’attuazione della modifica statutaria sui sottosegretari, disciplinandone funzione e soprattutto costi (400mila euro all’anno), anche l’opposizione in Consiglio regionale ha annunciato che avvierà l’iter per la richiesta del referendum. Lo ha fatto attraverso una nota di Pasquale Tridico, ex sfidante di Occhiuto ed europarlamentare del M5s.
ANCHE L’OPPOSIZIONE TENTA LA VIA REFERENDARIA
«La Calabria è ultima in Italia per sanità, infrastrutture, lavoro, servizi. I giovani emigrano a frotte. Gli ospedali collassano. Le strade uccidono. Occhiuto governa da anni e il bilancio è sotto gli occhi di tutti: una regione che arretra, immobile nel degrado. Eppure, in questo scenario da bollettino di guerra sociale, Occhiuto individua la sua priorità: creare due sottosegretari su misura per abbeverare il suo cerchio magico nella spartizione delle poltrone» scrive Tridico. L’europarlamentare ricorda poi che tutto parte dalla legge regionale 3 marzo 2026, n. 9, che ha ridisegnato i vertici della cittadella regionale prevedendo l’allargamento del numero degli assessori in Giunta e l’istituzione di due figure di sottosegretario alla Presidenza.
«Fin qui, una scelta discutibile ma tecnicamente legittima se il percorso fosse stato quello previsto dalla Costituzione. E invece no. L’articolo 123 prevede per gli statuti regionali un iter di approvazione aggravato. Le modifiche statutarie devono essere pubblicate, attendere il termine per l’eventuale richiesta di referendum popolare, e solo dopo possono essere promulgate. Questo è il presidio democratico che il Costituente ha voluto a tutela dei cittadini – prosegue Tridico – Occhiuto, invece, lo ha aggirato. Ha modificato la legge regionale sul referendum, per escludere dalla consultazione popolare le revisioni statutarie definite “organizzative” o di “adeguamento a norme nazionali”, facendo in modo che questa sua “riforma” rientrasse esattamente in questa categoria. Un espediente chiuso in casa propria, con proprie regole, scritte ad hoc».
PASQUALE TRIDICO: DAREMO BATTAGLIA IN OGNI SEDE
Tridico e l’opposizione, spiegano, non ci stanno. «Abbiamo deciso di depositare formale richiesta per avviare l’iter referendario. Su scelte di questa rilevanza deve essere assicurata la massima partecipazione democratica, restituendo centralità alla volontà popolare. Sono tra i promotori di questa vertenza e la sosterrò fino in fondo – continua – Le regole non si piegano alla convenienza di chi governa. Difenderemo questa battaglia in ogni sede. Democratica, politica e, se necessario, costituzionale». Non è chiaro se si tenterà il ricorso al referendum confermativo, doppiando la strada di Morra, oppure se si chiederà il ‘classico’ referendum abrogativo, ammesso sulle leggi regionali ordinarie.
ENZO BRUNO: COSTI TAGLIATI SOLO SU NOSTRA PRESSIONE
Intanto la polemica a distanza tra maggioranza e opposizione non si placa. «Nel day after dell’approvazione della proposta di legge regionale n. 58, che istituisce nuovamente le figure dei sottosegretari, resta un dato politico inequivocabile: siamo di fronte a un provvedimento che la Calabria ricorderà a lungo, perché risponde a una logica precisa, quella di riequilibrare assetti interni alla maggioranza utilizzando risorse pubbliche. Un intervento che, nei fatti, si configura più come distribuzione di incarichi che come risposta ai bisogni reali dei cittadini, senza produrre benefici concreti per il territorio».
È quanto afferma il consigliere regionale Enzo Bruno, capogruppo di “Tridico Presidente. Bruno ricorda che in aula il costo dei sottosegretari – in origine 1 milione di euro circa – è stato ridotto a 400 mila euro, con un emendamento della maggioranza, che a ridotto del 90% circa le spesse per le strutture speciali. Un emendamento che ricalca, dice Bruno, quello proposto dalla minoranza in commissione (in quel caso si incideva soprattutto sull’indennità del sottosegretario) e bocciato. «Il risultato è stato quello che avevamo indicato: contenere lo spreco – dice Bruno – Ma resta il dato politico: si è intervenuti solo dopo, solo sotto pressione, solo per limitare i danni. E su questo andremo avanti: per contrastare questa norma utilizzeremo tutti gli strumenti consentiti dalla legge».
GIANNETTA: I SOTTOSEGRETARI VI STANNO BENE SOLO NELLE REGIONI ROSSE?
Dalla maggioranza arriva la replica di Giannetta. «Le critiche piovute dai due partiti dell’opposizione rasentano il ridicolo, perché ci devono spiegare come funziona la loro logica. Esistono forse sottosegretari di serie A e sottosegretari di serie B in base al colore del governo regionale? – dice il capogruppo di Forza Italia – Questa figura esiste anche nelle due regioni rosse per antonomasia, ovvero Toscana ed Emilia-Romagna. Proprio in queste ultime due regioni, dove i dem e i grillini governano a braccetto senza problemi, nessuno ha alzato un dito. Se un sottosegretario serve a far correre più velocemente l’Emilia-Romagna o la Toscana allora va bene, mentre se serve a rendere più efficiente la macchina amministrativa in Calabria diventa improvvisamente uno scandalo. La verità è che Irto e Tridico sono a corto di argomenti e usano due pesi e due misure solo per meri scopi politici».
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