Il procuratore mentre saluta la platea
3 minuti per la letturaUltimo intervento ufficiale del procuratore Camillo Falvo che saluta Vibo Valentia prima del trasferimento alla Procura di Potenza
VIBO VALENTIA – Un lungo applauso che sembra non finire, gli sguardi che si incrociano tra commozione e gratitudine, e un’aula che per qualche minuto si trasforma in un luogo sospeso tra istituzione e sentimento. Così Vibo Valentia ha salutato oggi il procuratore della Repubblica Camillo Falvo, nel suo ultimo intervento ufficiale prima del trasferimento alla Procura di Potenza, dove assumerà anche funzioni di Direzione distrettuale antimafia.
La cerimonia si è svolta nell’aula “Sacerdote” del vecchio palazzo di giustizia, affollata come raramente accade, con magistrati, avvocati, forze dell’ordine e rappresentanti istituzionali seduti fianco a fianco in un clima di partecipazione corale. In prima fila anche i familiari del procuratore, presenti e visibilmente emozionati, in un momento che ha assunto fin da subito un tono profondamente personale.
RICOSTRUZIONE ISTITUZIONALE E RICORDI INTIMI
Nel suo intervento, Falvo ha alternato ricostruzione istituzionale e ricordi intimi, ripercorrendo il suo arrivo a Vibo e le difficoltà iniziali in un territorio segnato da delicate dinamiche criminali e giudiziarie. Ha ricordato come già nel 2014 gli fosse stata descritta come una realtà “difficile”, una “polveriera”, e come negli anni successivi il lavoro della Procura abbia contribuito a una trasformazione profonda del contesto.
Tra i passaggi più intensi, il riferimento alla famiglia e alle radici personali, con un evidente momento di commozione nel ricordare i genitori presenti in aula e il legame costruito con il territorio. «Qui ho conosciuto la compagna della mia vita», ha detto, sottolineando come l’esperienza vibonese abbia travalicato la dimensione professionale.
Falvo ha poi voluto consegnare alla comunità un messaggio forte, quasi un testamento civile: «Non arretrate mai, non abbassate mai la testa», ha affermato, invitando i cittadini a non disperdere i risultati raggiunti nella lotta alla criminalità organizzata e a continuare a pretendere legalità e presenza dello Stato. Un passaggio accolto da un silenzio attento, interrotto solo dagli applausi nei momenti chiave del discorso.
IL BILANCIO
Nel suo bilancio, il procuratore ha sottolineato il lavoro congiunto di magistratura, forze dell’ordine e società civile, evidenziando il ruolo decisivo della collaborazione istituzionale e del sostegno del territorio. Ha ricordato anche le attività investigative più complesse, il contributo della Polizia giudiziaria e la collaborazione con la cosiddetta “task force ambientale”, oltre al lavoro del personale amministrativo della Procura, definito “eccellente” anche sul piano ministeriale.
Un pensiero particolare anche all’avvocatura vibonese, per un rapporto che Falvo ha descritto come “leale e rispettoso”, e ai sostituti procuratori, definiti con affetto “fratelli e sorelle più piccoli”, protagonisti di un percorso professionale condiviso e intenso.
Non è mancato infine un passaggio sulle difficoltà strutturali degli uffici giudiziari nei territori più complessi, spesso affidati a magistrati giovani chiamati a gestire procedimenti ad alta intensità investigativa. «Hanno portato avanti impegni più grandi di loro con competenza e abnegazione», ha osservato.
Nel passaggio conclusivo, il procuratore ha espresso gratitudine alla guida dell’ufficio che lo ha affiancato negli ultimi mesi, Concettina Iannazzo, e ha rivolto un ringraziamento personale a tutta la comunità giudiziaria e istituzionale.
Quando le sue parole si sono concluse è partito l’applauso, lungo e spontaneo, ha segnato non solo la fine di un intervento, ma la chiusura simbolica di una stagione della giustizia vibonese.
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