X
<
>

Le antiche ferriere di Mongiana

5 minuti per la lettura

Una scuola piemontese scrive al sindaco di Mongiana dopo l’ascolto in aula del brano di Bennato, gli storici insorgono: «Mito neoborbonico»


Un caso didattico scoppiato in una scuola primaria piemontese riaccende il dibattito pubblico sull’uso della storia nelle aule scolastiche e sulla penetrazione delle tesi revisioniste neoborboniche nei programmi educativi. La vicenda prende le mosse dal plesso di Moriondo, facente capo all’Istituto Comprensivo di Andezeno, in provincia di Torino. Durante un modulo multidisciplinare dedicato alla conoscenza della Calabria, una classe quinta ha ascoltato in aula il brano musicale “Mongiana” del cantautore Eugenio Bennato. Affascinati dal testo, gli alunni hanno successivamente indirizzato una lettera al sindaco del piccolo centro delle Serre calabresi, Francesco Angilletta, manifestando profondo rammarico per il destino delle antiche ferriere locali, che secondo la narrazione proposta sarebbero state smantellate e lasciate decadere deliberatamente dal governo unitario dopo l’Unità d’Italia per favorire gli insediamenti industriali del Nord.

LEGGI ANCHE: «La canzone di Bennato su Mongiana? Alimenta mito neoborbonico» – Il Quotidiano del Sud

La reazione dello storico Armino

La lettera dei bambini, inizialmente ripresa con favore da alcune testate giornalistiche locali, ha sollevato la ferma reazione di diversi storici e accademici, che hanno ravvisato nell’episodio un segnale preoccupante di svalutazione del rigore scientifico nella formazione dei giovanissimi. Lo storico Pino Ippolito Armino, che ha dedicato diversi studi alla storia del Regno delle due Sicilie e dell’Italia meridionale, ha preso formalmente posizione scrivendo alla dirigente scolastica, Cristina Brovedani, per contestare il fondamento delle tesi veicolate in classe. Armino ha espresso viva preoccupazione non soltanto per la singola inesattezza fattuale, ma per la conclusione storiografica che un simile approccio rischia di sedimentare nelle coscienze degli studenti: l’immagine di un Mezzogiorno esclusivamente conquistato, passivo e privo di protagonismo all’interno della complessa pagina del Risorgimento nazionale. Una lettura che lo studioso definisce priva di fondamento documentale.

L’Istituto per la storia del Risorgimento

Ancora più dettagliata e netta è la ricostruzione presentata dalla professoressa Anna Poerio, direttrice del Comitato di Caserta dell’Istituto per la Storia del Risorgimento italiano. Nella sua missiva alla dirigenza dell’istituto piemontese, Poerio evidenzia come gli studenti siano stati palesemente tratti in inganno da un testo musicale che alimenta in modo acritico il mito neoborbonico. Dal punto di vista strettamente economico e strutturale, le ferriere di Mongiana non costituivano affatto quel polo siderurgico d’avanguardia a vocazione internazionale descritto dalla vulgata revisionista. Si trattava, al contrario, di uno stabilimento situato in un’area montana impervia, priva di adeguate vie di comunicazione e di trasporti, inserito in un tessuto economico quasi interamente agricolo.

Il sito di Mongiana

La sopravvivenza della struttura dipendeva in modo pressoché esclusivo dalle commesse dello Stato borbonico. Il sito non possedeva i requisiti di convenienza economica per competere con i mercati esteri, a partire da quello inglese, dove la rivoluzione industriale consentiva costi di produzione assai inferiori. La ghisa inglese era più economica e la produzione più tecnologicamente avanzata in quegli anni era nell’Inghilterra che per prima aveva conosciuto la Rivoluzione industriale. Il progressivo abbandono del sito fu la conseguenza di queste oggettive criticità logistiche e di mercato, e non l’effetto di un complotto ordito per danneggiare il Sud. La direzione del Comitato casertano ribadisce che la storiografia scientifica ha ampiamente dimostrato come il divario economico tra le diverse aree del Paese fosse preesistente all’unificazione, smentendo la tesi che attribuisce l’origine di ogni problematica meridionale alla sola spedizione garibaldina.

Lo storico della Sapienza

Al coro di critiche si è aggiunto Andrea Mammone, docente di storia contemporanea dell’Università La Sapienza di Roma e autore di un recente saggio edito da Mondadori dedicato proprio allo smascheramento dei miti borbonici. Un volume premiato nel 2025 dallo stesso Istituto per la storia del Risorgimento italiano. Mammone, il quale vanta anche origini familiari legate alla stessa cittadina di Mongiana, ha definito la scelta didattica un fatto «abbastanza grave». Pur riconoscendo il valore artistico del cantautore e la sincera buona fede dei docenti e degli alunni, lo storico della Sapienza ha sollevato interrogativi stringenti circa i criteri di verifica delle fonti adottati dal corpo insegnante

Interrogativi in piedi

La conoscenza storica, ricorda Mammone, richiede anni di studio specialistico e non può essere surrogata da ballate musicali poggiate su banalità e stereotipi pseudostorici. «Cosa insegnano agli alunni? Come contribuiscono alla formazione culturale dei giovani? Cosa ne pensano i genitori?». Sono gli interrogativi sollevati dallo storico. Mammone ha formalmente richiesto alla dirigenza scolastica di conoscere quali iniziative correttive e di reale approfondimento scientifico s’intendano mettere in atto per restituire agli alunni la reale fisionomia degli eventi storici indagati.

La replica della preside

La risposta ufficiale dell’Istituto Comprensivo di Andezeno è giunta tramite una nota formale firmata dalla dirigente scolastica Cristina Brovedani. Nel replicare ai rilievi sollevati dal mondo accademico, la preside ha inteso inquadrare l’episodio all’interno delle metodologie dell’apprendimento esperienziale e attivo tipiche della scuola primaria. Secondo la ricostruzione della dirigente, l’ascolto del brano di Bennato non andava inteso come una lezione di storia definitiva, bensì come un mero “stimolo narrativo” volto a risvegliare l’interesse, la curiosità e il legame ideale dei bambini verso territori lontani.

La corrispondenza con l’amministrazione di Mongiana

La successiva corrispondenza con l’amministrazione comunale di Mongiana avrebbe assunto per la scuola un significato prevalentemente civico e relazionale. Un’occasione, dunque, per far riflettere i piccoli studenti sulle dinamiche di vita e sulle problematiche concrete delle piccole comunità dell’entroterra. La dirigente ha comunque reso noto di aver avviato un confronto interno con la docente della classe per esaminare le implicazioni educative del percorso alla luce delle critiche ricevute, accogliendo le osservazioni degli storici come un utile contributo di riflessione per il futuro lavoro dell’istituto.

Il nodo metodologico

Al di là del dato di cronaca, la vicenda solleva un nodo metodologico di portata generale. L’esigenza di stimolare la partecipazione e l’empatia dei bambini attraverso linguaggi alternativi e formule interattive costituisce senza dubbio un valore cardine della pedagogia contemporanea. Tuttavia, il caso della scuola piemontese dimostra come l’adozione di strumenti narrativi o artistici non possa mai prescindere da una rigorosa vigilanza scientifica sui contenuti veicolati, specie là dove vadano a incrociare tesi revisioniste e letture ideologiche fortemente radicate nel dibattito pubblico attuale. La necessità di una formazione storica documentata, ancorata alle fonti e rigorosa nei presupposti, rappresenta un’esigenza imprescindibile che deve trovare piena cittadinanza sin dai primi gradini dell’istruzione obbligatoria, a tutela del pensiero critico e della corretta crescita culturale dei futuri cittadini.

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

SFOGLIA