INDICE DEI CONTENUTI
- 1 Fortunata di Dio: tre binari narrativi
- 2 Il patrocinio morale della Fondazione Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime
- 3 Fortunata di Dio: come nasce l’opera su Natuzza Evolo
- 4 Fortunata di Dio, il filo conduttore dello spettacolo è la parola “mamma”
- 5 Le musiche originali del maestro Francesco Perri
- 6 Fortunata di Dio, Annalisa Insardà nel ruolo di Natuzza Evolo tra emozione e senso di responsabilità
- 7 Le testimonianze
- 8 Il legame personale del produttore Ruggero Pegna con la figura di Natuzza Evolo
- 9 Sindaco Franz Caruso: «Sono lieto che il nostro teatro e la città di Cosenza possano ospitare questa prima teatrale»
Fortunata di Dio: l’opera su Natuzza Evolo, la mistica di Paravati apprezzata in tutto il mondo, andrà in scena in prima nazionale al Teatro Rendano di Cosenza il 23 e 24 maggio.
COSENZA – C’è un istante, sottile e quasi impercettibile, in cui il teatro oltrepassa la rappresentazione e diventa territorio instabile. È in questo spazio di frontiera, tra visione e realtà, che prende forma il mistero di una donna che ha attraversato il Novecento calabrese, diventando nel tempo figura simbolica di fede, maternità e speranza: “Fortunata di Dio”, l’opera teatrale dedicata alla vita di Natuzza Evolo, la mistica di Paravati apprezzata in tutto il mondo, debutterà in prima nazionale sabato 23 maggio (ore 21) e domenica 24 maggio (ore 17) al Teatro Rendano di Cosenza. La conferenza stampa di presentazione ha restituito fin da subito la natura complessa dello spettacolo: non un omaggio, non una biografia trasposta in scena, non una drammaturgia lineare, ma un mosaico di linguaggi.
A guidare questa ambiziosa architettura teatrale è la Show Net di Ruggero Pegna, con la regia di Andrea Ortis, le musiche originali del maestro Francesco Perri e un impianto scenico che punta all’immersione totale: scenografie mobili firmate da Lele Moreschi, un disegno luci ed effetti speciali di Virginio Levrio, costumi di Angelina da Bari e la consulenza di Gianmario Pagano. Sul palco, accanto ad Annalisa Insardà nel ruolo di Natuzza Evolo, si muove un ensemble di interpreti di respiro nazionale, tra cui Leonardo Mazzarotto, Michele Radice, Valeria Zazzaretta e Luca Attadia. Presenti alla conferenza stampa anche il sindaco di Cosenza Franz Caruso e la delegata alla Cultura Antonietta Cozza, che hanno sottolineato il valore identitario della scelta del Rendano come sede della prima nazionale.
Fortunata di Dio: tre binari narrativi
Fortunata di Dio racconta la vita della mistica Natuzza Evolo, dalla nascita a Paravati il 23 agosto 1924 fino alla sua scomparsa, avvenuta l’1 novembre 2009, nella solennità di Tutti i Santi, cui è seguita l’apertura della causa di beatificazione. L’opera si sviluppa lungo tre principali binari narrativi: una ricostruzione storica rigorosa, scene di forte impatto emotivo legate agli episodi più significativi della sua esistenza e un approfondimento del dibattito interno alla Chiesa sul suo caso, sin dai tempi di Padre Agostino Gemelli.
“Mamma Natuzza” è ricordata come una figura conosciuta in tutto il mondo, capace di accogliere quotidianamente centinaia di persone e farsi carico delle loro sofferenze, offrendo parole di conforto e speranza. Attraverso la preghiera, intesa come strumento di intercessione, invocava la “grazia” per chi ne avesse bisogno. A lei, donna umile e analfabeta, vengono attribuiti fenomeni considerati straordinari: dialoghi in lingue diverse, guarigioni inspiegabili, bilocazioni, stigmate, emografie, apparizioni e colloqui con angeli, anime dell’aldilà, la Madonna, Gesù e i Santi.
La sua chiesa è stata aperta ufficialmente al culto nel 2022 ed elevata a santuario nel 2024 dal vescovo Attilio Nostro. Numerose le ricorrenze che richiamano i suoi “cenacoli” e migliaia di pellegrini a Paravati: la Festa della Mamma, gli anniversari della nascita e della morte, l’arrivo dell’effigie del Cuore Immacolato di Maria il 10 novembre, oltre alle principali celebrazioni religiose.
Il patrocinio morale della Fondazione Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime
L’opera, inserita nel progetto di promozione del turismo religioso in Calabria “La Notte degli Angeli” ideato da Pegna, ha ricevuto il patrocinio morale della Fondazione Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime, che ha concesso l’utilizzo di fotografie provenienti dal proprio archivio storico, destinate a essere integrate all’interno dell’opera. Un riconoscimento significativo, che conferma il valore culturale e spirituale del progetto, capace di intrecciare linguaggio artistico e dimensione interiore in un racconto teatrale di forte intensità emotiva.
Fortunata di Dio: come nasce l’opera su Natuzza Evolo
Il cuore concettuale dell’opera è racchiuso nel titolo: “Fortunata” è il nome di battesimo di Natuzza Evolo, una radice identitaria che precede la trasformazione simbolica in “mamma Natuzza”. Lo spettacolo non si esaurisce nella dimensione agiografica: al contrario, la utilizza come punto di partenza per un’indagine più ampia, quasi antropologica, sul rapporto tra fede e contemporaneità, tra bisogno di senso e disincanto moderno.
La visione del regista Andrea Ortis
A chiarirne la profondità è Andrea Ortis: «Credere in qualcosa che vada oltre il visibile, che ci renda partecipi di ciò che facciamo, è un atto politico, professionale, creativo. È la scelta di non ridurre l’essere umano al suo lavoro. È affermare che esiste altro, oltre il semplice fare. Viviamo in una deriva materialista che ci ha abituati a pensare di essere soltanto ciò che produciamo. In noi, invece, abitano mondi più ampi. E questo lavoro significa proprio questo: appartenere a un iperspazio fatto di sogni. Soprattutto oggi, in un tempo storico in cui sembra che nessuno riesca più a sognare».
Lo stesso Ortis ha aggiunto: «L’opera su Natuzza è stata per me un mezzo per conoscere la Calabria, la sua gente, la sua terra, attraversandone tutte le province. Ho imparato persino la differenza tra “ballari” e “zumpari”. Ed è anche questo lo spettacolo: raccontare la Calabria attraverso Mamma Natuzza, Fortunata Evolo, ma anche attraverso gli aspetti più vitali, autentici e luminosi della sua gente. Ciò che più mi emoziona è proprio il popolo calabrese, la civiltà contadina, le radici, i prodotti tipici, questo modo schietto, a volte persino un po’ chiuso, ma autentico, sincero e onesto di accogliere le persone. Io mi sono sentito accolto e cerco di restituire, con la mia creatività, con il mio essere artista ma soprattutto uomo, con un cuore che batte e un’anima che spera, almeno una parte della gratitudine che ho ricevuto».
Fortunata di Dio, il filo conduttore dello spettacolo è la parola “mamma”
È un’opera complessa, articolata, particolare, ma attraversata da un filo conduttore: la parola “mamma”. In Calabria, ma non solo qui, la maternità è qualcosa di profondamente radicato e conosciuto. Eppure, di fronte alla maternità, ci troviamo davanti a un mistero immenso. Spesso il mondo moderno pretende di dare una risposta a tutto, di catalogare e dimostrare scientificamente ogni cosa. Ma davanti ai misteri bisogna fermarsi, come quando si entra in un luogo sacro.
«Quando ho pensato a Natuzza e a questo spettacolo – ha confessato il regista – l’ho fatto immaginando una sorta di grembo materno davanti al quale fermarsi, togliersi il cappello, sedersi e restare in silenzio. È un viaggio dentro e fuori la Calabria. Un viaggio storico che parte dagli anni Venti e attraversa il primo conflitto mondiale, il secondo, la ricostruzione della Calabria. Lo raccontiamo in modo dinamico, con musica dal vivo, proiezioni animate in 3D, un narratore che dialoga con il pubblico, scherza anche in dialetto, e scene animate da movimenti automatizzati».
Le musiche originali del maestro Francesco Perri
Uno dei pilastri dell’opera è la partitura originale di Francesco Perri, che ha composto circa 40 brani. Il lavoro del compositore si colloca in una zona rara del teatro musicale contemporaneo: la musica è pensata come tessuto emotivo autonomo, capace di orientare la narrazione, indagare, scavare nell’anima. Ogni personaggio ha una propria identità sonora, come se la partitura fosse una mappa psicologica con esecuzione dal vivo (pianoforte, violoncello, chitarre, percussioni e voce).
«Il progetto Fortunata di Dio – ha spiegato il maestro Perri – nasce diversi anni fa, ma la vera incubazione musicale è avvenuta negli ultimi sei o sette mesi. È stato un lavoro complesso, soprattutto per la necessità di far aderire la musica all’anima dei personaggi. Questo era l’aspetto che più mi interessava: non semplicemente accompagnare o raccontare la scena, ma entrare profondamente nella dimensione interiore dei protagonisti, così come fa la scrittura teatrale. Le musiche dedicate a Natuzza, ad esempio, cercano di restituire musicalmente ciò che lei rappresenta; lo stesso vale per tutti gli altri personaggi. A questo si aggiunge l’utilizzo della tecnologia, che oggi considero fondamentale: uno strumento capace di amplificare emozioni, atmosfere e profondità narrative».
Fortunata di Dio, Annalisa Insardà nel ruolo di Natuzza Evolo tra emozione e senso di responsabilità
Annalisa Insardà, tra emozione e senso di responsabilità per un ruolo così delicato, ha affermato con commozione: «Parafrasando Brunori, questo spettacolo ha cambiato un po’ le proporzioni del mio cuore. E il punto è proprio questo: quando si allargano così tanto, a volte quello spazio non ha abbastanza aria, e si finisce quasi in debito di ossigeno».
Il rapporto con la figura di Natuzza Evolo, per l’attrice, non nasce da una conoscenza diretta. La sua è stata a lungo una presenza sullo sfondo, affidata soprattutto ai racconti familiari e alla memoria diffusa di un territorio in cui il suo nome appartiene già alla storia viva della comunità. Un’immagine che, fino all’inizio del progetto, si collocava per lei nel perimetro della cronaca calabrese, senza assumere contorni più profondi o personali.
«Io non conoscevo Natuzza come figura così vicina – ha confidato Annalisa Insardà-. Eppure sono a venti minuti da dove ha vissuto. Mia madre l’ha conosciuta, molte persone anche più giovani di me l’hanno incontrata o ne hanno sentito parlare. Per me era un personaggio della storia recente della Calabria, e niente di più».
Le testimonianze
Con l’ingresso nello spettacolo, il confine si è progressivamente spostato. Sono arrivate testimonianze inattese e dirette: «Roberto Giacobbo mi ha scritto per raccontarmi il suo ricordo legato a Natuzza. E poi una ragazza dalla Sardegna mi ha chiamata per condividere la sua storia, quella di persone “miracolate”, di esperienze che hanno trasformato la loro vita senza che vi fosse nulla di eclatante o spiegabile in modo concreto. Non me lo aspettavo: è stato come se qualcosa mi stesse chiamando, portandomi dentro un territorio che non avevo previsto. Sto imparando qualcosa che non era nei miei programmi. Rappresentare una persona che è diventata personaggio, ma che resta una figura semplice, amatissima, conosciuta in tutto il mondo, significa assumersi una responsabilità enorme».
Il legame personale del produttore Ruggero Pegna con la figura di Natuzza Evolo
Nel racconto di Ruggero Pegna, coautore insieme ad Andrea Ortis, l’origine dell’opera non è solo artistica, ma profondamente personale. La figura di Natuzza Evolo si intreccia a un passaggio delicato della sua vita. Nella visione del produttore calabrese, l’orizzonte si allarga: l’obiettivo è portare l’opera oltre i confini regionali.
«Quest’opera teatrale – ha precisato il produttore calabrese – nasce dal privilegio di aver conosciuto Mamma Natuzza in alcuni momenti delicati della mia vita. A lei attribuisco il “miracolo” della mia guarigione dalla leucemia, attraverso le sue preghiere. In quarant’anni di attività mi sono occupato soprattutto di grandi eventi musicali e opere contemporanee, ma mi sono sempre sentito profondamente attratto dalle figure mistiche.
Da qui anche il mio avvicinamento a un grande teatro musicale, come l’opera dedicata a San Francesco di Paola, con le musiche del maestro Francesco Perri, che ritrovo oggi anche nella colonna sonora di Fortunata di Dio. Si tratta di un’opera che unisce il teatro tradizionale alla tecnologia e ai linguaggi del teatro moderno. Sono convinto che sarà uno spettacolo capace di emozionare, commuovere e lasciare un segno indelebile nel pubblico che assisterà alla rappresentazione. Mi auguro che il teatro sia gremito e che quest’opera possa circuitare nei principali teatri non solo della Calabria e d’Italia, ma anche a livello internazionale».
Sindaco Franz Caruso: «Sono lieto che il nostro teatro e la città di Cosenza possano ospitare questa prima teatrale»
«È un’opera che nasce e si sviluppa interamente qui, in Calabria – ha dichiarato il primo cittadino – e che ha al centro una figura iconica della religiosità della nostra regione. Natuzza è conosciuta non soltanto nella nostra Regione, ma ormai in tutto il mondo. Ringrazio Ruggero Pegna, il maestro Francesco Perri e Andrea Ortis per il lavoro straordinario che hanno realizzato e, soprattutto, per aver scelto di rappresentarlo al Rendano. Sono lieto che il nostro teatro e la città di Cosenza possano ospitare una prima teatrale così prestigiosa, perfettamente in linea con il nostro impegno nel promuovere la cultura in tutte le sue forme. Desidero inoltre ringraziare tutti i protagonisti di questo progetto, artisti, musicisti e tecnici, ai quali rivolgo il mio augurio di buon lavoro e di un grande successo».
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