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Cocaina e raffineria. Maxi operazione tra Lazio e Reggio Calabria, sequestrato laboratorio clandestino a Sant’Agata del Bianco. Coinvolti anche contatti con la ‘ndrangheta e cartelli sudamericani
Sant’Agata del Bianco (Reggio Calabria) – Un’operazione antidroga di ampio respiro internazionale ha portato alla luce un’organizzazione criminale radicata tra il Lazio e la Calabria, con forti collegamenti con il Sud America e la criminalità organizzata. I Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Civitavecchia, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, hanno eseguito un decreto di fermo nei confronti di quattro indagati – tre stranieri e un italiano – accusati di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti.
COCAINA, GIRO DI AFFARI MILIONARIO TRA LAZIO E CALABRIA
L’inchiesta ha svelato un sistema ben strutturato, capace di importare in Italia circa 800 chilogrammi di cocaina all’anno, con un giro d’affari milionario. Decisivo, per lo sviluppo delle indagini, il contributo dei Carabinieri della Compagnia di Bianco, che hanno individuato nelle campagne di Sant’Agata del Bianco una raffineria clandestina destinata alla lavorazione della droga.
SCOPERTA RAFFINERIA DI COCAINA A SANT’AGATA DEL BIANCO
Nel laboratorio, posto sotto sequestro, trovati oltre 500 chilogrammi di sostanze utilizzate per il taglio della cocaina, insieme a presse idrauliche, stampi e forni a microonde. Strumenti utilizzati per ridurre la purezza dello stupefacente e aumentarne i profitti sul mercato illegale.
Le indagini, avviate nell’agosto 2025, hanno ricostruito i canali di approvvigionamento della droga. Due le principali rotte: via terra dalla Spagna, attraverso auto modificate con doppi fondi, e via mare dal Sud America, con carichi lanciati in acqua e recuperati grazie a coordinate GPS. In alcuni casi, venivano utilizzati anche corrieri “ovulatori”, incaricati di trasportare la cocaina ingerendo ovuli per eludere i controlli.
LA COCAINA DAL SUD AMERICA ALLA CALABRIA, TRAMITE CORRIERI CHE INGERIVANO OVULI
L’organizzazione operava con logiche imprenditoriali: la cocaina veniva acquistata a circa 16-17 mila euro al chilo e rivenduta fino a 24 mila euro, con margini indicati in codice come “punti”. Anche il linguaggio era criptato: “Biancaneve” per la cocaina, “Rosalia” per varianti specifiche, mentre “cotta” e “cruda” indicavano lo stato della lavorazione.
Particolarmente rilevante un episodio emerso durante le indagini: un carico di 10 chilogrammi di cocaina, del valore di circa 280 mila euro, sottratto da esponenti della Camorra attraverso una finta operazione delle forze dell’ordine. Il gruppo sudamericano avrebbe quindi organizzato incontri in Campania per recuperare la merce o il denaro.
LA VIOLENZA DEL SODALIZIO CON LA ‘NDRANGHETA E ORGANIZZAZIONI CRIMINALI DELL’ECUADOR
Preoccupante anche la propensione alla violenza del sodalizio: intercettazioni rivelano piani per sequestri di persona, pestaggi e uso di armi per il recupero dei crediti. Gli investigatori hanno inoltre documentato collegamenti diretti con i “Los Choneros”, potente organizzazione criminale dell’Ecuador.
Infine, per aggirare i controlli finanziari, il gruppo utilizzava sistematicamente criptovalute, confermando un livello organizzativo elevato e aggiornato alle moderne tecnologie.
L’operazione rappresenta un duro colpo al traffico internazionale di droga e conferma ancora una volta il ruolo strategico della Calabria, e in particolare della fascia ionica reggina, nelle rotte del narcotraffico.
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