Rhea Seehorn nei panni di Carol Sturka in "Pluribus"
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“Pluribus”, quando la mente collettiva diventa un incubo che porta all’estinzione il concetto di umanità a cui tutti noi siamo abituati.
Quando Vince Gilligan annuncia un nuovo progetto, lo guardi. Il creatore di Breaking Bad e Better Call Saul ha costruito negli anni una reputazione granitica. Con Pluribus, disponibile su Apple TV+, Gilligan torna ad Albuquerque, la città che ha trasformato in un personaggio a sé stante nelle sue opere precedenti, ma questa volta il viaggio è completamente diverso. Qui siamo nel territorio della fantascienza pura, quella che ti scava dentro e ti costringe a guardarti allo specchio con domande scomode.
La premessa è tanto semplice quanto geniale: cosa succederebbe se un virus alieno trasformasse l’intera umanità in una mente collettiva perfettamente felice? E cosa succederebbe se tu fossi l’unica persona immune a questa “benedizione”? Carol Sturka, interpretata da una straordinaria Rhea Seehorn, è esattamente in questa posizione. Scrittrice di romanzi rosa cinica e disillusa, Carol si ritrova a essere l’ultima persona infelice sulla Terra dopo che un misterioso segnale extraterrestre ha scatenato un contagio planetario che ha reso tutti stranamente sereni, cooperativi e… inquietanti.
UN SILENZIO CHE RAGGELA IL SANGUE
Ho aspettato di guardare il quarto episodio prima di mettermi a scrivere. I primi due episodi di Pluribus sono un capolavoro di costruzione narrativa. Gilligan, che firma regia e sceneggiatura, gioca con le nostre aspettative fin dal primo fotogramma. Vediamo astronomi che intercettano un segnale alieno contenente una sequenza RNA, vediamo scienziati in tute bianche che conducono esperimenti, sentiamo l’eco familiare delle storie apocalittiche che abbiamo amato. Ma quando il virus si diffonde, la serie vira in una direzione completamente inaspettata.
Non ci sono zombie che divorano cervelli, non ci sono masse urlanti o città in fiamme. C’è solo un silenzio agghiacciante, interrotto da sorrisi troppo larghi e una gentilezza che fa raggelare il sangue. Il momento in cui Carol si trova al ristorante con la sua compagna Helen e vede le persone intorno a loro che improvvisamente cadono a terra convulse è straziante e stupefacente. Non tanto per la violenza della scena, quanto per quello che viene dopo: quando tutti si rialzano, felici e pronti ad aiutare, Carol capisce che ha perso qualcosa di fondamentale.
Ha perso l’umanità che conosceva, compresa Helen, che muore durante il tragitto verso l’ospedale nel caos iniziale. Il dolore di Carol diventa così doppio: non solo ha perso la persona che amava, ma deve elaborare quel lutto in un mondo che non comprende più cosa significhi soffrire.
Voglio sottolineare ancora la bravura di Rhea Seehorn. Carol è un personaggio complesso, contraddittorio, a tratti insopportabile, ma sempre tremendamente umana. Seehorn passa dal dramma più straziante alla commedia nera con una disinvoltura che lascia a bocca aperta.
“PLURIBUS”, UN’UNICA MENTE CHE STRAVOLGE L’UMANITA’
Quando Carol inizia a testare i limiti della mente alveare chiedendo domande sempre più assurde e personali a Larry (uno dei tanti volti della coscienza collettiva), l’attrice riesce a bilanciare perfettamente la disperazione e l’ironia. Gilligan le lascia spazio per improvvisare, per sbagliare, per essere genuinamente imperfetta, e il risultato è una protagonista che sembra uscire dallo schermo. Quello che rende Pluribus così inquietante non è il virus in sé, ma le implicazioni filosofiche che porta con sé, come la vera fantascienza sa fare. Il terzo e quarto episodio approfondiscono questo aspetto in modo brillante.
Carol non è sola nel suo essere immune: esistono altri dodici individui sparsi per il mondo che non hanno subito la trasformazione. Uno di questi è Manousos, un uomo che vive barricato e isolato, cercando disperatamente di capire cosa sia successo attraverso segnali radio e annotazioni ossessive. Carol e Manousos non sono solo immuni al virus, sono custodi di qualcosa che il resto dell’umanità ha perso – la capacità di scegliere come sentirsi, la possibilità di essere in disaccordo, il diritto sacrosanto di essere infelici. Uno degli aspetti più affascinanti di Pluribus è come Gilligan rappresenti la mente alveare. Sono persone che hanno letteralmente trovato la pace interiore attraverso la connessione totale con gli altri.
UN RITMO CHE CONTRASTA IL NOSTRO PRESENTE
Zosia, in particolare, è un personaggio tragico e bellissimo. Nel terzo episodio, quando Carol manipola accidentalmente una granata e Zosia si sacrifica per proteggerla, vediamo il lato altruista di questa nuova umanità. Ma vediamo anche quanto sia alienante: Zosia non agisce per scelta individuale, ma perché la coscienza collettiva le dice che è la cosa giusta da fare.
La serie pone domande scomode: è davvero un male vivere in un mondo senza conflitti? La felicità imposta è ancora felicità?I riferimenti ci sono, certo. È impossibile non pensare a Invasion of the Body Snatchers, a The Leftovers, a Scissione (Severance), persino a Lost per la struttura a incastro delle rivelazioni.
Ma Pluribus ha una voce propria, riconoscibile fin dal primo frame. È una serie che ti fa ridere nei momenti più inappropriati e ti spezza il cuore quando meno te lo aspetti. È lenta quando è necessario che lo sia e forsennata quando la tensione lo richiede. Un ritmo che contrasta anche pensando al nostro presente, perché è impossibile guardare Pluribus senza pensare al nostro presente. La serie arriva in un momento in cui parliamo ossessivamente di IA, di social media che ci connettono ma ci alienano, di una felicità performativa che ostentiamo online mentre magari dentro ci sentiamo vuoti.
Carol rappresenta la resistenza a questa omologazione, il rifiuto di essere felici a comando. E in un’epoca in cui siamo bombardati da messaggi che ci dicono di pensare positivo, di essere produttivi, di sorridere sempre, la sua infelicità radicale è un atto rivoluzionario.
Non è comfort food televisivo, è una sfida. Ma se accetti quella sfida, se ti lasci coinvolgere nel suo mondo distorto dove la felicità è diventata l’orrore più grande, sarai ricompensato con una delle esperienze televisive più originali e stratificate degli ultimi anni.
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