INDICE DEI CONTENUTI
- 1 IL GIALLO DELLA FOTO SPARITA MANCANTE E L’ESPOSTO IN PROCURA DEL CONDANNATO DI SAN LUCA
- 2 LE ORIGINI DELLA VICENDA: LA RAPINA E LA VENDETTA DEL 1991
- 3 LE INDAGINI E IL RICONOSCIMENTO NELL’OSPEDALE DI LOCRI
- 4 L’IDENTIFIKAZIONE DELL’AGGRESSORE E L’ARRESTO
- 5 LA RICERCA DELLA FOTO SPARITA E LE RISPOSTE DELLE AUTORITÀ AL CONDANNATO DI SAN LUCA
- 6 «AGLI ATTI DI UFFICIO NULLA RISULTA»
- 7 SAN LUCA CONDANNATO PER UN FOTO SPARITA: LA RICHIESTA DI VERITÀ A QUATTORDICI ANNI DALLA SCARCERAZIONE
- 8 LE ANOMALIE PROCESSUALI E LA RICHIESTA DI VERITÀ
San Luca, condannato per omicidio a 28 anni: a lungo in carcere per una foto sparita. Paolo Giorgi ha presentato una denuncia-querela chiedendo la verità. L’uomo si è sempre professato innocente malgrado la sentenza definitiva per omicidio.
LOCRI (REGGIO CALABRIA)– Una condanna definitiva a ventotto anni di reclusione per omicidio. Una fotografia che viene menzionata nelle sentenze, nei verbali e nelle ricostruzioni investigative. Un riconoscimento fotografico diventato decisivo per la condanna da parte dei giudici di un giovane di San Luca, che però si è sempre professato innocente. Eppure, quella fotografia scattata nel 1991 con una Polaroid e identificata come “la foto numero 2”, durante i tre gradi di giudizio nessun giudice o avvocato l’ha mai vista ed oggi, ancora, non si troverebbe da nessuna parte.
IL GIALLO DELLA FOTO SPARITA MANCANTE E L’ESPOSTO IN PROCURA DEL CONDANNATO DI SAN LUCA
Ed è proprio attorno all’assenza nei fascicoli giudiziari di questa fotografia e altre apparenti contraddizioni che ruota l’esposto-denuncia presentato da Paolo Giorgi alla Procura di Locri, al presidente della Repubblica e al ministro della Giustizia. Nell’atto depositato giovedì scorso Giorgi chiede: «Se la fotografia impiegata per il riconoscimento non è reperibile in alcun fascicolo e non è presente negli archivi delle forze dell’ordine, dove si trova?». Un esposto lungo oltre 50 pagine in cui l’ex detenuto -che ha scontato tutta la pena- chiede alla Procura chiarezza e evidenzia due possibili cause per il giallo della foto mancante.
«La prima ipotesi – si legge- consiste nel fatto che la fotografia non è mai esistita posto che essa non è mai stata inclusa in un fascicolo fotografico né vi è traccia delle modalità di acquisizione della medesima o di un verbale che ne documenti la trasmissione ad altra autorità o, in ipotesi, l’avvenuta distruzione». La seconda ipotesi «consiste nel fatto che qualcuno, in epoca imprecisata, abbia sottratto dal fascicolo codesti atti, se ne sia impossessato e li abbia distrutti o, semplicemente, occultati per sottrarli alla disponibilità dei terzi».
LE ORIGINI DELLA VICENDA: LA RAPINA E LA VENDETTA DEL 1991
Ma per comprendere bene la lunga e tortuosa storia del condannato Paolo Giorgi è necessario riavvolgere il nastro fino all’autunno del 1991, nella Locride arsa dal sole e dalla rabbia, segnata dai sequestri di persona e dal dolore. Giorgi è un giovane di San Luca. Ha soli 20 anni e sogna di diventare un fotografo. A Bovalino, i fratelli Meduri gestiscono una gioielleria nella frazione di Bosco di Sant’Ippolito. Sono quattro fratelli. Gente perbene, stimata, apprezzata e benvoluta da tutti. La mattina del 10 ottobre 1991, quattro uomini armati fanno irruzione nella gioielleria, rubano oro e soldi. Uno dei Meduri spara contro l’auto dei rapinatori in fuga, ne uccide uno. Si tratta di un giovane di San Luca.
La violenta e spietata legge non scritta della vendetta però non tarda ad arrivare. Il primo pomeriggio del 29 novembre 1991, un commando di morte si presenta davanti all’abitazione della madre dei Meduri. Nel giardino ci sono due dei quattro fratelli, insieme a loro c’è lo zio, Giuseppe Aguì. Il commando di fuoco, composto secondo quanto appurato nelle sentenze, da due persone inizia a sparate. I Meduri seppur feriti riescono miracolosamente a mettersi al riparo dalla pioggia di piombo. A cadere sotto i colpi è invece Aguì.
LE INDAGINI E IL RICONOSCIMENTO NELL’OSPEDALE DI LOCRI
Scatta l’indagine della polizia di Stato e dei carabinieri, coordinati dall’allora sostituto procuratore della Procura della Repubblica di Locri, Bruno Muscolo. Gli investigatori cercano i complici e i vendicatori del rapinatore ucciso un mese prima. Le carte contenute nel fascicolo 1343/91 dell’omicidio di Aguì dicono che i due Meduri feriti hanno subito fatto una prima descrizione dei killer. Ed è da questa descrizione che sarebbero partite le indagini. Gli investigatori avrebbero così individuato cinque persone vicine al rapinatore ucciso che avevano le stesse sembianze dei killer descritti. Giorgi è cugino del rapinatore ucciso. Il 30 novembre ai sopravvissuti vengono mostrate cinque fotografie «istantanee Polaroid contrassegnate – si legge nel verbale di ricognizione fotografica eseguita il 30 novembre 1991 alle ore 13.40 nell’ospedale civile di Locri- dal numero 1 al 5. Le stesse sono state scelte sulla scorta di quanto dichiarato da Giovanni Meduri, in merito alla descrizione del soggetto».
L’IDENTIFIKAZIONE DELL’AGGRESSORE E L’ARRESTO
E Meduri descrive lo «sparatore» come «un ragazzo appartenente all’età di circa 22-23 anni, alto 1.80 circa, il viso si presentava con i lineamenti regolari, senza barba e baffi, capelli colore castano chiaro, lisci e corti, corporatura longilinea, vestiva una maglietta di colore scuro ed un pantalone classico scuro». La vittima ricorda anche che i pantaloni avevano «i pence». E così Meduri identifica nella “foto numero 2” «la persona che avrebbe sparato contro di lui e i suoi familiari» e «che imbracciava il fucile». Gli investigatori danno atto che nella «foto n. 2 è raffigurato Giorgi Paolo».
Il 20enne di San Luca viene escluso dall’essere tra i rapinatori, la cui indagine era affidata ad un giovane sostituto procuratore Nicola Gratteri, ma viene arrestato per l’omicidio di Giuseppe Aguì e il ferimento dei due fratelli Meduri. Per 35 anni Giorgi ha vissuto con il dubbio delle «tante incongruenze che hanno portato alla mia condanna».
LA RICERCA DELLA FOTO SPARITA E LE RISPOSTE DELLE AUTORITÀ AL CONDANNATO DI SAN LUCA
Da circa un anno, assistito dall’avvocato Antonio Russo, ha iniziato un lavoro minuzioso di consultazione degli atti. Fascicolo dopo fascicolo, pagina dopo pagina. Un percorso lungo e complesso che ha portato all’estrazione di copie integrali dei documenti processuali. Tra quelle carte, sostengono il legale e l’interessato, sarebbero emerse diverse anomalie significative. Tra queste quella della fotografia “n.2” mancante nel fascicolo delle indagini e in quello del dibattimento. E per cui anche il giudice d’Appello di Reggio Calabria aveva chiesto conto agli investigatori i quali avevano con la nota 89/1 del 1994 hanno risposto che «la disamina degli atti contenuti nel procedimento ha messo in evidenza l’assenza del fascicoletto fotografico relativo alla ricognizione effettuata il 10.10.1991» ma anche che «trattandosi di foto istantanea, quella inviata alla Procura della Repubblica da parte dell’Arma di Locri risulta l’unico originale prodotto». E, che «agli atti è presente esclusivamente un’effige fotostatica del resto poco chiara».
Ma lo stesso giudice nella motivazione della condanna aveva precisato: «Alla data del 29/11 essa si doveva trovare da tempo nel fascicolo processuale relativo alla rapina (trasmessa al P.M. di Locri già il 12/11/1991)» e che, pertanto, «all’epoca dell’omicidio essa non era più nella disponibilità dei carabinieri e non poteva perciò essere mostrata ai Meduri».
«AGLI ATTI DI UFFICIO NULLA RISULTA»
Adesso nel cercare quella foto “n. 2” il legale di Giorgi (che non era lo stesso del tempo della condanna) ha scritto a tutte le autorità che avrebbero potuto custodirla. Le risposte sono arrivate e adesso sono contenute negli allegati della denuncia querela. Il 23 ottobre 2025 il Commissariato di Bovalino ha comunicato che il «fotogramma di cui in richiesta non risulta giacente presso questi atti» e si invitava la difesa «a volerli richiedere presso i competenti uffici giudiziari». I carabinieri di San Luca il 18 marzo 2025 hanno risposto che «agli atti di ufficio nulla risulta». La Compagnia dei Carabinieri di Locri il 10 aprile 2025 ha risposto che «i documenti richiesti non sono più custoditi da questo comando essendo decorsi i termini di conservazione previsti dall’art. 10 co. 3 lett. h del D.P.R. 15/2018».
SAN LUCA CONDANNATO PER UN FOTO SPARITA: LA RICHIESTA DI VERITÀ A QUATTORDICI ANNI DALLA SCARCERAZIONE
E ancora, in un’altra nota quella del 18 febbraio 2026, gli stessi carabinieri hanno scritto che «il fascicolo in disamina è privo di effigi fotografiche» e che «tale mancanza potrebbe essere dovuta alla modalità di esecuzione delle stesse».
Parole che, lette oggi, sembrano aggiungere dubbi ai dubbi di Giorgi, tanto che nell’atto presentato giovedì scorso in procura si legge: «Quindi, la fotografia ritraente Giorgi Paolo asseritamente impiegata per effettuare il riconoscimento, allo stato, non esiste». E viene precisato «che, nel fascicolo, è unicamente presente la copia fotostatica di una fotografia» che, però, «non è dato sapere se tale fotografia (trattasi di fotocopia) è uguale a quella asseritamente impiegata per il riconoscimento fotografico».
LE ANOMALIE PROCESSUALI E LA RICHIESTA DI VERITÀ
In ogni caso, «la copia fotostatica di una fotografia non è stata impiegata per effettuare il riconoscimento fotografico posto che tale circostanza non risulta da alcun atto del procedimento. Che, comunque, la fotografia “in originale” non esiste – e ancora- che la “foto polaroid in originale” (che sarebbe stata impiegata per effettuare il riferito riconoscimento) non è stata mai vista da alcun giudice». E ancora che «non esiste – si legge nella querela denuncia- alcun verbale comprovante l’acquisizione, la trasmissione o la distruzione di detta foto, che, in ogni caso, il fascicolo fotografico – asseritamente impiegato per effettuare il riferito riconoscimento – non conteneva alcuna fotografia.
Che, di conseguenza, l’effettuazione del riferito riconoscimento fotografico non trova riscontro negli atti stante l’assenza della fotografia eventualmente impiegata per eseguirlo». Tra le anomalie riscontrate vi sono anche la mancanza dei primi verbali d’indagine e il fatto che i due fratelli Meduri vittime e testimoni non sono mai stati sentiti da alcun giudice in nessun grado del giudizio. Sono stati convocati ma essendosi trasferiti all’estero prima dell’inizio del processo non sono mai stati rintracciati dalle forze dell’ordine. A quattordici anni dalla scarcerazione, Paolo Giorgi a quella stessa Procura che anni fa lo indagò ora chiede la verità sulla vicenda giudiziaria.
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