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Strage ad Amendolara, confermato il carcere per i due pakistani accusati della morte di quattro braccianti arsi vivi sulla Statale 106. Attese le motivazioni.
Restano in carcere Safeer Ahmed e Ali Raza, i due cittadini pakistani di 31 anni ritenuti responsabili della drammatica vicenda avvenuta lo scorso 1° giugno presso la stazione di servizio Ip lungo la Statale 106, nei pressi di Amendolara, in cui hanno perso la vita quattro braccianti, uccisi e poi dati alle fiamme.
La decisione è stata presa dal Tribunale del Riesame di Catanzaro, che ha rigettato la richiesta di annullamento o attenuazione delle misure cautelari avanzata dai legali degli indagati, l’avvocato Giovanni Brandi Cordasco Salmena e l’avvocata Giulia Montilli.
Secondo quanto sostenuto dalla difesa nel corso dell’udienza di martedì scorso, la ricostruzione dei fatti fornita dagli inquirenti non sarebbe corretta, in particolare per quanto riguarda il movente. I legali hanno infatti escluso che il delitto sia legato a dinamiche di sfruttamento lavorativo, indicando invece possibili motivazioni di natura personale.
Nonostante la linea difensiva, i giudici del Riesame hanno confermato la custodia cautelare in carcere per entrambi gli indagati, riservandosi un termine di 45 giorni per il deposito delle motivazioni del provvedimento.
«Valuteremo il contenuto delle motivazioni per decidere se ricorrere in Cassazione», ha dichiarato l’avvocato Giovanni Brandi Cordasco Salmena, sottolineando come il punto centrale resti la valutazione del movente e delle eventuali aggravanti.
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Nella tragedia hanno perso la vita quattro lavoratori stranieri: il pakistano Waseem Khan, 29 anni, e tre cittadini afghani, Amin Fazal Khogjani (28 anni), Ullah Ismat Qiemi (19 anni) e Safi Iayjad (27 anni). L’episodio ha scosso profondamente la comunità locale e riacceso l’attenzione sulle condizioni dei braccianti stranieri impiegati nelle campagne della Calabria.
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