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Incendi a Maratea, dopo il Cristo Redentore le fiamme a Marina. In azione un Canadair. Rocciatori al lavoro sulla Provinciale per evitare frane.
MARATEA – Ieri mattina la Perla del Tirreno continuava a bruciare, stavolta le fiamme erano divampate a Marina di Maratea e, per domarle, è stato nuovamente necessario l’intervento dei Canadair. Intanto, sul costone del Monte San Biagio, sta proseguendo l’attività di disgaggio dei rocciatori, finalizzata a staccare le pietre bruciate onde evitare frane che metterebbero a repentaglio la sicurezza di chi percorre la Provinciale 3Bis, che passa sotto la statua del Cristo Redentore lambita dal terribile incendio, che si sospetta doloso, scoppiato nella notte tra martedì e mercoledì scorsi.
Per fortuna, la situazione sulla collina sembra sotto controllo e pare essere scongiurata la chiusura dell’unica arteria provinciale che attraversa il paese e che rappresenta la sola di collegamento per le frazioni e per salire sulla statua sacra, simbolo della località balneare lucana. Rimane ancora vigente il divieto disposto dal sindaco di accesso ai percorsi del Cammino di San Biagio e della Via Ferrata.
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DOPO GLI INCENDI A MARATEA MARINA E AL REDENTORE L’INTERVENTO DEI ROCCIATORI SUL COSTONE E LA SCOPERTA DEI CINQUE INNESCHI
Il tratto di strada interessato è lungo circa un chilometro e mezzo, l’attività dei rocciatori durerà ancora qualche giorno, ma la situazione non dovrebbe destare particolari preoccupazioni. L’incendio principale, che difficilmente verrà dimenticato visto quanto sono diventate virali le istantanee di quella terribile notte, era stato spento dopo oltre 9 ore al termine di operazioni lunghe e complesse, che hanno però dimostrato la capacità di reazione e l’efficienza del sistema della Basilicata di contrasto all’emergenza incendi. Resta però la paura per le cause dell’accaduto poiché, simili episodi, potrebbero sicuramente ripetersi.
Sono in corso le indagini per capire cosa abbia provocato quell’inferno, ma i 5 inneschi ritrovati in punti diversi non sembrerebbero dare adito a dubbi. Chiaramente, la paura è che simili episodi possano ripetersi: non a caso, il sindaco Cesare Albanese, ha parlato di «gesto folle e criminale». Grande preoccupazione è stata espressa anche dal Consorzio Turistico di Maratea, con una nota a firma del vicepresidente Biagio Salerno, che ha lanciato l’allarme per un fenomeno che si ripete ciclicamente.
LA CONDANNA DELLE ISTITUZIONI E LA PIAGA DEGLI INCENDI BOSCHIVI A MARATEA
Dura anche la nota di Vito Bardi: «Un attacco alla bellezza, alla nostra storia e a uno dei simboli più preziosi della Basilicata nel mondo», lo ha definito il governatore. «Profonda indignazione» è stata espressa da Marcello Pittella, presidente del Consiglio regionale. Maratea, purtroppo, nella sua storia, recente e non, è stata spesso vittima dei piromani: gente senza scrupoli che distruggono gli ecosistemi e mettono a repentaglio l’incolumità degli abitanti. Un caso che fece molto discutere fu il vasto incendio nell’area della ex Panafi a Castrocucco, nel mese di marzo dell’anno scorso. Allora, erano stati rinvenuti addirittura sei inneschi e le fiamme avevano generato una colonna di fumo nero visibile a chilometri di distanza. La portata del rogo fu tale da interrompere la rete ferroviaria e l’erogazione dell’energia elettrica.
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