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Liste d’attesa, Basilicata è promossa. Per le prime visite la sanità lucana registra la migliore prestazione in Italia. Latronico esulta: «Stiamo investendo sull’innovazione».


POTENZA – La Basilicata, insieme al Veneto, alla Campania e alle Marche è la regione che, sul fronte  degli esami diagnostici garantisce il rispetto dei tempi d’attesa  in oltre il 90 per cento  dei casi staccando  di 30 punti le ultime della classe (Umbria, Puglia, Abruzzo). Dopo anni di incertezza, sono finalmente disponibili i primi dati reali sulle liste d’attesa in Italia. L’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) ha reso infatti disponibile  il primo bollettino frutto dell’analisi dei dati raccolti dalla Piattaforma nazionale per il monitoraggio delle liste di attesa.

Ne emerge una tendenza al miglioramento, con il servizio sanitario che è riuscito ad aumentare in un anno di 1,6 milioni il numero di prestazioni offerte ai cittadini nei tempi corretti. Tuttavia, la fetta di italiani che aspetta troppo per visite o esami è ancora grande: almeno 2,8 milioni nei primi sei mesi del 2026.

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«Ridurre le liste d’attesa è una delle sfide più importanti per la nostra sanità. I dati Agenas sono un risultato incoraggiante – commenta la premier Giorgia Meloni sui social – Sappiamo bene che c’è ancora molto da fare e che troppi cittadini aspettano ancora troppo per una prestazione sanitaria. Per questo continueremo a lavorare con determinazione, insieme alle Regioni». Soddisfatto anche il ministro della Salute Orazio Schillaci, che fin dal suo insediamento ha dichiarato guerra al fenomeno:  «Credo che la strada che abbiamo intrapreso due anni fa con la legge sia quella giusta», ha detto, rimarcando  «il dato sulla disuguaglianza nell’offerta e nella presa in carico dei pazienti tra regione e regione». Su questo «bisogna lavorare», ha affermato.

CRITICITÀ ED ECCELLENZE REGIONALI NEL RISPETTO DEI TEMPI DELLE PRESTAZIONI

I numeri sembrano comunque giustificare l’ottimismo, con la gran parte degli indicatori (14 tipologie di prime visite e 22 accertamenti diagnostici) che mostra progressi. Le criticità, però, restano molte. I passi avanti compiuti nell’ultimo anno non hanno ridotto a sufficienza le dimensioni del problema: circa un quinto delle prime visite urgenti (da fare entro 3 giorni) non viene effettuato nei tempi previsti, anche se circa la metà di queste viene recuperata nell’arco della settimana. Un andamento simile si registra per le visite brevi (entro 10 giorni). Dati leggermente peggiori per gli esami diagnostici: il 23,6% di quelli urgenti è effettuato oltre il termine previsto, così come il 22,4% di quelli brevi. Il rispetto dei tempi è critico soprattutto per alcuni test: quasi il 65% delle colonscopie urgenti, per esempio, è effettuato oltre il termine dei tre giorni.

Bene, invece la mammografia: sono rispettati i tempi in quasi il 90% dei casi urgenti. Restano poi le forti differenze regionali. Per le prime visite brilla la Basilicata, dove il 98,9% degli appuntamenti è preso nei tempi di garanzia. Sopra il 90% anche le Marche, il Lazio, il Veneto. In coda alla classifica la Provincia autonoma di Trento e la Puglia.  «Pur con criticità ancora presenti, stiamo iniziando a governare le liste d’attesa», ha affermato il direttore generale di Agenas, Angelo Tanese. Riconosce i progressi anche il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) Giuseppe Busia, che pone l’accento sulla trasparenza, che può diventare  «uno strumento di gestione» del Sistema sanitario nazionale.

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Proprio sulla mancata trasparenza, però, sono arrivate critiche ai dati: Forza Italia in Emilia Romagna e il Pd in Veneto, ad esempio, denunciano la pratica dei pre-appuntamenti (ovvero visite  “congelate” in attesa di una conferma) che mascherano le liste d’attesa ufficiali, delle agende chiuse, delle difficoltà di prenotazione attraverso i Cup. I dati Agenas, inoltre, non dicono se i progressi siano da attribuire a una maggiore efficienza del pubblico o al contributo del privato accreditato, le cui agende sono confluite nella piattaforma unificata di prenotazione.  «Non faccio distinzioni – ha concluso Schillaci – perché per i cittadini l’importante è fare gli esami nei tempi stabiliti e non pagare il ticket se sono esenti o pagarlo quando lo devono pagare».

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