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Nel pomeriggio, dopo l’ufficializzazione della Sogin, sono emerse le prime reazioni alla notizia diffusa dal Quotidiano sullo spostamento definitivo di un carico radioattivo custodito assieme alle barre della centrale di Elk River all’itrec di Rotondella.. 

«Ci chiediamo chi governa davvero in questo nostro Paese. E vogliamo sapere com’è possibile che le Forze dell’Ordine si muovano in assoluta ufficialità eppure, sembrerebbe, nessuno di chi governa fosse a conoscenza di quanto accaduto. L’altra notte a Rotondella non è stato commesso un furto: gli uomini delle Forze dell’Ordine rispondono a ordini chiari e precisi. Ma chi ha dato quell’ordine? Di chi è la responsabilità politica? – ha detto in una nota don Marcello Cozzi, vicepresidente di “Libera. Nomi, numeri e associazioni contro le mafie” – Ci aspettiamo, nei prossimi giorni, che il ministro degli Interni o il suo vice dicano qualcosa in merito, perchè non vorremmo scoprire che qualcuno in Basilicata già sapeva a livelli isituzionali. Eppure non ci meravigliamo, perchè la storia della Basilicata, non solo quella di dieci anni fa ma anche quella più recente, ci raccontano fatti che descrivono scenari parelleli a quelli di Scanzano. Troppi segreti di Stato in Basilicata e in Italia volano sulla testa dei cittadini. 

OMA, 30 LUG – “Se i sospetti sul presunto trasporto notturno di scorie radioattive, avvenuto tra domenica e lunedì dalla Basilicata (centro Itrec di Rotondella) all’aeroporto militare di Gioia del Colle, in provincia di Bari, fossero confermati, ciò sarebbe veramente grave”. A dirlo vicepresidente di Legambiente, Stefano Ciafani.
“La questione riapre, infatti, il problema del trasporto delle scorie nucleari – osserva Ciafani – che il più delle volte avviene senza informare i cittadini e gli abitanti proprio come è accaduto recentemente in Piemonte con le scorie di Saluggia. L’assenza totale di informazione, di trasparenza e la militarizzazione del territorio, senza dare spiegazioni ai cittadini, non sono di certo una buona premessa”.
Secondo Ciafani invece “la strada da seguire e praticare per la gestione di rifiuti nucleari si basa su una corretta trasparenza e informazione. Per questo chiediamo alle istituzioni politiche di fare chiarezza sull’intera vicenda”. (ANSA).

«La questione riapre, infatti, il problema del trasporto delle scorie nucleari – osserva il vicepresidente di Legambiente, Stefano Ciafani – che il più delle volte avviene senza informare i cittadini e gli abitanti proprio come è accaduto recentemente in Piemonte con le scorie di Saluggia. L’assenza totale di informazione, di trasparenza e la militarizzazione del territorio, senza dare spiegazioni ai cittadini, non sono di certo una buona premessa”.Secondo Ciafani invece “la strada da seguire e praticare per la gestione di rifiuti nucleari si basa su una corretta trasparenza e informazione. Per questo chiediamo alle istituzioni politiche di fare chiarezza sull’intera vicenda».

«C’era una zona della nostra Italia, in Basilicata, che da decenni è considerata la pattumiera degli Stati Uniti», sottolinea Antonio Ingroia, l’ex pm di Palermo nonché leader di Azione Civile. Ingroia spiega che a Trisaia «in un centro costruito nella seconda metà degli anni 70, il Cnen (comitato per l’energia nucleare) ha costruito un centro di smaltimento dei rifiuti radioattivi. Il primo carico ad arrivare fu di 84 elementi di combustibile irraggiato uranio-torio dal reattore sperimentale di Elk River, nel Minnesota. Qualche anno dopo, nel 2003, l’allora governo Berlusconi decise di fare di Scanzano Jonico, distante circa una decina di chilometri da Rotondella, una delle sedi nazionali per la raccolta di rifiuti radioattivi: uno straordinario movimento di rivolta popolare fece allora cambiare idea al Governo. Ma restava il problema di Rotondella, diventato in quello stesso anno di proprietà della Sogin che aveva il compito di realizzare la bonifica del sito. Negli ultimi anni, però, strani movimenti hanno caratterizzato la vita del centro Itrec e, nonostante le rassicurazioni della Sogin, quello che avviene all’interno dell’impianto è avvolto dal più assoluto riserbo, nella preoccupazione della popolazione e nel silenzio assordante delle istituzioni. Non solo: le analisi del suolo e dell’aria compiute da organismi indipendenti negli ultimi anni indicano una situazione allarmante per la salute dei cittadini».

Per l’ex pm «che ci sia del marcio in Danimarca abbiamo avuto la riprova la notte scorsa quando un imponente spiegamento di forze militari ha fatto da contorno a strani spostamenti dall’area Itrec all’aeroporto militare di Gioia del Colle, senza che ne sapessero nulla, almeno a sentire le dichiarazioni, Regione, Provincia e comuni interessati. Cosa ci faceva un numero così alto di componenti delle forze dell’ordine lì e perché? C’era qualcosa che veniva spostato dal centro o che veniva portato? Cosa succede da anni al centro Itrec e perché i governi che si sono succeduti non hanno mai dato risposte chiare e trasparenti?»

 «Sulla pelle delle persone non si gioca». Conclude. «Non sono pregiudizialmente contrario a siti di questo tipo che purtroppo da qualche parte vanno anche collocati perché, anche in Italia di scorie tossiche ve ne sono, ma tutto deve essere fatto alla luce del sole, in massima sicurezza e con il consenso dei cittadini i quali devono gestire il controllo dell’ambiente circostante e devono avere l’ultima parola ogni qual volta anche un solo dato delle analisi periodiche sia fuori norma».

 

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