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di GABRIELE ELIA
POLICORO – Al pozzo “Masseria Morano” di via Adua, ieri, era un pullulare di tecnici e operai pronti a perforare il terreno preso in locazione dalla famiglia Cirigliano per l’attività esplorativa di gas metano.
Già di buon mattino è iniziato un via vai di camion per i preparativi pre-trivellazioni.
Per il momento la protesta del comitato – sorto il 28 dicembre e denominato “Bosco Soprano – no trivellazioni” – prevista nella mattinata di lunedì di fronte al cancello di ingresso del cantiere, è stata probabilmente rinviata ai prossimi giorni, forse a sabato 9. Il tecnico della società committente Gas Plus della concessione mineraria, Carlo Pasquetto di Crema, è più che tranquillo: «La società che rappresento ha tutte le autorizzazioni che la legge prescrive per questo genere di lavori e dunque non vedo le perplessità della popolazione residente. Oltretutto i fusti presenti nel cantiere sono stati rimossi, come da ordinanza sindacale, anche se non sono per nulla nocivi dato che sono stati usati anche per le estrazioni di gas di altri pozzi della zona. Tuttavia per ottemperare all’ordinanza del sindaco di Policoro li abbiamo accantonati qui vicino (ex Polfruit ndr) in attesa che i tecnici dell’Arbab e dall’Asm facciano i dovuti rilievi. Secondo noi attesteranno la compatibilità ambientale, come lo sono alla stessa maniera i concimi e i trattamenti degli imprenditori agricoli sulle loro colture, e comunque sia non potendo più rinviare i lavori di perforazione il materiale liquido ce lo produciamo noi in maniera artigianale in attesa dei riscontri del caso. Tutto questo tempo perso non fa altro che giocare a sfavore di chi in questi giorni si è lamentato per un motivo semplice: se i tempi di permanenza qui erano calendarizzati, con tutti questi rinvii ora si dilatano e a questo punto credo che slitteranno dal 2 febbraio fino alla fine dello stesso mese». Pasquetto inoltre sostiene che il sottosuolo di Policoro e del Metapontino sia ricco di gas naturale, il quale viene prodotto attualmente in una quantità di 70 mila metri cubi al giorno in tutti i pozzi della fascia jonica e trattato, dopo il ritrovamento, nel centro di via Cavallotti a pochi metri da via Adua per poi essere immesso nelle condutture della Snam.
«Non c’è nessun rischio ambientale – sostiene il tecnico – poiché dopo la chiusura del cantiere l’area viene bonificata con opportuni ed innovativi trattamenti per poi essere restituita alla sua normale vocazione, cioè agricola. Viceversa mi sono accorto che dopo il sottopasso della caserma dei Vigili del Fuoco c’è un’area industriale (ex Zuccherificio ndr) piena di amianto a cielo aperto, quello sì dannoso alla salute del cittadino».

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