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È stata denominata in codice «Reale» l’operazione dei carabinieri del Ros e del comando provinciale di Reggio Calabria, che ha portato al fermo di otto persone per reati associativi e che costituisce lo sviluppo di una precedente indagine denominata «Labirinto».
Tale attività, avviata dal Ros nel 2007, finalizzata alla cattura del boss Antonio pelle, alias «Gambizza», arrestato il 12 giugno dello scorso anno. Nel corso delle indagini i carabinieri hanno arrestato numerosi esponenti di spicco del sodalizio «Pelle» e sequestrato beni per oltre 200 milioni di auto, depotenziando così l’organizzazione criminale in un momento in cui i vertici della cosca Pelle ed i loro alleati storici, la ‘ndrina Vottari, fronteggiavano i «Nirta – Strangio» nella faida di San Luca, sfociata nell’agosto del 2008 nella strage di Duisburg.
Le indagini dell’odierna operazione ha accertato il ruolo di vertice assunto in seno all’organizzazione da Giuseppe Pelle (in foto) e Rocco Morabito, i quali avrebbero sostituito rispettivamente il defunto boss Antonino Pelle, detto «Gambizza» e Giuseppe Morabito, «tiradritto» (attualmente in carcere) nella gestione degli interessi della ‘ndrangheta della fascia ionica. Quest’ultima avrebbe allacciato rapporti con i sodalizi malavitosi di Reggio Calabria, in particolare con le cosche «Ficara e Latella per assicurare gli equilibri criminali dell’area dello Stretto. Dall’attività dell’Arma è emersa la circostanza della trattativa tra Giuseppe Pelle ed Antonino Latella per la designazione del reggente del «locale» di Roghudi dopo la morte, avvenuta per cause naturali, di tale Antonio Romeo, denominato «bistecca».
Le persone sottoposte al fermo di polizia giudiziaria sono Sebastiano Pelle, 39 anni, Domenico Pelle (25), Antonio Pelle (24) Costantino Billari (20), Giovanni Ficara (46), Antonino Latella (61) e Giuseppe Pelle (50).
L’operazione «Reale», sempre secondo i carabinieri, ha evidenziato la progressione nel «grado» di diversi soggetti riconducibili alla famiglie Zavettieri e Tripodi di Roghudi, in passato alle prese con la lotta per il controllo del territorio di quel circondario. Sempre secondo l’attività investigativa, l’operazione ha confermato la posizione di assoluto rilievo riconosciuta agli esponenti della famiglia Pelle al richiamo dell’osservanza delle vigenti regole della ‘ndrangheta. In questo contesto, da quanto è emerso durante i vertici tra i vari «capibastone», si inserisce anche la «consulenza» affidata da Giuseppe Pelle a Giovanni Ficara per la costruzione in un rifugio bunker.

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