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«Le preaperture comporteranno gravi rischi per la natura, perchè colpiscono specie che hanno appena terminato la nidificazione. Inoltre, i calendari venatori di molte regioni non applicano le nuove norme introdotte dall’art. 42 della Comunitaria, che impongono tutele ben precise per i periodi di riproduzione e migrazione prenuziale degli uccelli».
È quanto denuncia la Lipu – BirdLife Italia alla vigilia delle preaperture che si terranno in 13 regioni italiane, cui si aggiungono altre quattro (Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana e Abruzzo) che pur non avendole deliberate, lasciano alle singole province la possibilità di farlo.
«Tra le regioni inadempienti – è scritto in una nota dell’organizzazione – c’è la Calabria. Oltre ad avere approvato il calendario venatorio con quasi due mesi di ritardo, la Giunta Scopelliti ha apertamente violato la nuova Legge Comunitaria, ad esempio fissando la chiusura per tutte le specie al 31 gennaio, mentre la legge prevede esplicitamente che la caccia ai tordi, cosi come quella alla beccaccia, non possa protrarsi oltre il 10 gennaio.
Anche con la pre-apertura la Regione Calabria contravviene la Legge Comunitaria e le indicazioni fornite dall’Ispra per la redazione dei calendari venatori. Ciò avviene ad esempio per la quaglia, specie in forte declino, per la quale la caccia in Calabria viene consentita dal 6 settembre».
«Stiamo attentamente valutando la situazione – afferma Elena D’Andrea (nel riquadro), direttore generale della Lipu – e non escludiamo ricorsi ai TAR che, nei prossimi giorni, potremmo presentare insieme alle altre associazioni ambientaliste. L’Italia – conclude – deve applicare senza esitazioni le nuove previsioni di legge, anche perchè si tratta di stringenti obblighi comunitari».

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