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di MASSIMO COVELLO*
Caro direttore, il dibattito che lei ha aperto, a seguito dell’ennesimo attentato al procuratore Di Landro, lanciando la proposta di una grande manifestazione a settembre a Reggio Calabria per dire no alla ’ndrangheta, sta registrando adesioni convinte. Tra l’altro la mattanza in corso tra Serra S. Bruno, Guardavalle, Soverato, gli attentati intimidatori all’amministrazione di Isola Capo Rizzuto, e tanti altri episodi di “ordinaria violenza” ’ndranghetista in tutta la Regione rendono obbligatoria una mobilitazione sapiente, chiara e consapevole. Nel dibattito certo non mancano, ma era inevitabile, forzature, giudizi sommari, pericoli di strumentalizzazioni. Io penso che sarà bene, già nei prossimi giorni, aggiungere allo stesso, anche un lavoro concreto per indicare quale “piattaforma” si vorrà mettere a base della iniziativa e, sulla base di essa, verificare per davvero la condivisione e la coerenza di quanti vogliono per davvero fare della lotta alla ’ndrangheta non una occasione estemporanea e gattopardesca ma un nuovo paradigma politico, sociale, economico e culturale che partendo dalla Calabria diventi nazionale: perchè la lotta alla ’ndrangheta, e a tutte le organizzazioni criminali, è una questione nazionale. Se mi è consentito il paragone, e fatte le debite proporzioni, bisognerebbe ricreare il clima che portò alla straordinaria manifestazione del 24 ottobre del 2009 ad Amantea contro le navi dei veleni e le scorie radioattive. Penso a quell’appuntamento perché intorno a esso e sul merito delle rivendicazioni si creò una “naturale” selezione delle adesioni e dell’impegno di buona parte della Calabria onesta. Non dimentico nondimeno che della piattaforma allora assunta quasi tutte le questioni, a un’anno di distanza, rimangono aperte e ciò rappresenta un monito per coloro che vogliono dare continuità alle mobilitazioni. Nel merito della possibile piattaforma, così come hanno già fatto accuratamente nei giorni scorsi Sergio Genco, Tonino Perna, e altri, mi permetto di indicare alcuni punti:
1) siamo tutti convinti che le strutture dello Stato: le Prefetture, i tribunali, le Questure, gli Ispettorati, le Procure calabresi, sono da tempo sottodimensionate negli organici, senza adeguati mezzi tecnici e professionali? Ebbene possiamo chiedere al Governo un piano di investimenti strutturali per colmare questi vuoti, dare a questo piano una priorità assoluta negli investimenti trovando le risorse, per questa guerra vera, in quei capitoli del bilancio dello Stato per tante guerre presunte?
2) Tutte le associazioni di rappresentanza sociale avvertono il peso della pressione nell’economia e nel mercato del lavoro esercitato dalla ’ndrangheta e dalla cosiddetta borghesia mafiosa, in settori strategici come l’agricoltura, l’edilizia, il manifatturiero, il commercio, i trasporti, l’igiene e la tutela ambientale, l’energia, eccetera. Si può assumere in maniera condivisa l’impegno di espellere dalle proprie associazioni quanti risultano coinvolti in azioni speculative e criminali, di coloro che sfruttano e schiavizzano la manodopera occupata, e impedirgli di concorrere alla utilizzazione degli investimenti e dei sostegni pubblici ordinari e straordinari?
3) A maggior ragione si può chiedere alle forze politiche di imporre ai propri eletti nelle istituzioni di dimettersi qualora venissero coinvolti in procedimenti gravissimi (vedi il caso del sindaco di Corigliano)?
4) Si può fare una disamina attenta dei patrimoni delle ’ndrine, definire un piano strutturale di recupero e affidamento dei beni confiscati finalizzato alla valorizzazione sociale pubblica e occupazionale degli stessi impedendo alle stesse di ritornarne in possesso? Altri obiettivi se ne possono aggiungere ma mi fermo qui. Ovviamente la piattaforma deve diventare la sintesi coerente di uno sforzo comune e di un lavoro a rete. Infine, lo voglio dire a lei caro direttore e a Callipo che del suo intervento ha ritenuto, tra l’altro, di sottolineare il richiamo a un ruolo più determinato del sindacato. Non spetta a me il compito di parlare per tutti i sindacati, specialmente di questi tempi, ma sicuramente, come ha già affermato Sergio Genco nei giorni scorsi, la Cgil calabrese ha scelto di stare insieme a tutti coloro che pensano di costruire una Calabria migliore nella legalità, agendo per affermare sicurezza, tutela e promozione dei diritti a partire da quelli della persona e del lavoro. La nostra azione quotidiana a tutela dei lavoratori, dei pensionati, dei precari e degli inoccupati, per impedirne la mercificazione, non è altra cosa dalla lotta alla ’ndrangheta. Come dice Gratteri «per capire la forza della ’ndrangheta dobbiamo sapere il grado di vivibilità della gente, quale il grado di investimenti delle mafie nei settori ordinari».

*segreteria regionale Cgil

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