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Un sequestro di beni, per oltre 2.800.000, euro, è stato eseguito dalla Polizia di Stato di Catanzaro a carico Francesco Corapi, 63 anni, ritenuto un elemento di primo piano della ‘ndrangheta del Soveratese. Tra i beni di ingente valore anche due ville lussuosamente rifinite a Bollate, centro in provincia di Milano, ed una terza villa a Davoli, in provincia di Catanzaro, anche questa rifinita nei minimi particolari. Complessivamente si tratta di beni mobili e immobili per un valore di due milioni e ottocento mila euro, dal momento che oltre alle tre ville, in alcune delle quali sono stati anche rinvenuti tappeti persiani pregiati, sono state sequestrate anche tre strutture in cemento armato in corso di costruzione a Davoli, conti correnti e depositi al risparmio, tre autovetture Fiat Marea, Fiat Punto e Mercedes classe A (quest’ultima a Bollate), un fuoristrada Pajero e un autocarro Ford Transit.
L’indagine patrimoniale è scaturita dopo l’arresto di Francesco Corapi, avvenuto il 4 settembre scorso, nell’ambito dell’operazione «Free village», condotta dalla polizia nella struttura turistica «Sant’Andrea», nel Soveratese. Il villaggio, gestito dalla Iperclub, era sotto l’assedio della criminalità locale, a partire dallo stesso Corapi che, secondo l’accusa, avrebbe imposto tangenti per un lungo periodo compreso tra il 2003 e il 2010, quando è scattata l’operazione. Dall’indagine era emerso che l’uomo aveva imposto dal 2003 al 2006 il pagamento di una mazzetta da 12 mila euro annui, quindi aveva allargato i propri interessi economici nella struttura, obbligando l’assunzione di persone a lui vicine che spesso nemmeno si presentavano a lavoro, oppure gestendo con una società intestata alla moglie la cura del verde nella struttura turistica. Successivamente, Corapi era anche riuscito ad obbligare la struttura a comprare la frutta dalla società della moglie, rifornendo prodotti che sulla carta erano di molto superiore al fabbisogno del villaggio. Una pressione malavitosa interrotta dall’indagine che svelò il controllo della criminalità sulla struttura ricettiva che, negli anni, aveva anche dovuto subire minacce nei confronti dei direttori che cercavano spiegazioni sui metodi seguiti. Sempre secondo le indagini, Corapi si era imposto alla società definendosi quale referente della criminalità organizzata locale.
Dalle verifiche patrimoniali, avviate dalla Divisione anticrimine della Questura di Catanzaro che ha chiesto e ottenuto un decreto di urgenza per il sequestro di beni, è risultato che Corapi, ufficialmente operaio, aveva dichiarato al fisco redditi per meno di 20 mila euro annui, mentre la moglie, nonostante fosse titolare della società, redditi per 1,300 euro. Introiti considerati assolutamente insufficienti rispetto ai beni sequestrati. Nel corso delle indagini è anche emerso il collegamento con Bollate, dal momento che la polizia ha individuato alcuni versamenti bancari che coniugi Corapi inviavano nel centro milanese, dove risiedevano i figli che abitavano i due immobili sequestrati. Nel corso della conferenza stampa, è stato evidenziato come «i centri del Nord Italia sono stati scelti dagli esponenti mafiosi calabresi come basi operative per ricreare il loro stesso ambiente d’origine e iniziare un nuovo controllo del territorio». Il questore Vincenzo Roca ha ricordato che «le risorse delle forze di polizia sono quasi inadeguate al fabbisogno perchè c’è una esigenza di sicurezza molto forte, però utilizzando le risorse in maniera strategica si riesce a contrastare il crimine». Il capo della squadra Mobile, Rodolfo Ruperti, ha ripercorso le attività investigative che a settembre portarono in manette Corapi e gli altri soggetti coinvolti nelle estorsioni al villaggio turistico, mentre il sostituto commissario Rosina Carolei ha sottolineato la brevità delle indagini che, in meno di due mesi, hanno portato all’individuazione e al sequestro dei beni, grazie anche alla ricostruzione delle attività economico e finanziarie della famiglia Corapi negli ultimi anni, compreso il periodo tra il 2001 e il 2003, quando lo stesso Corapi aveva lavorato saltuariamente per conto dell’Amministrazione provinciale di Catanzaro.

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