L'Unibas
3 minuti per la letturaBrutte notizie per l’UniBas, secondo il rapporto annuale del Censis l’università della Basilicata scivola all’ottavo posto per la qualità dei servizi
L’Università della Basilicata perde terreno e scivola all’ottavo posto nella classifica Censis dei piccoli atenei statali per la qualità dell’offerta formativa e dei servizi. Inoltre, mentre la platea nazionale registra una crescita del 20% nell’ultimo decennio, l’ateneo lucano fa i conti con un pesante crollo delle iscrizioni, perdendo oltre il 10% di matricole in tre anni, in netta controtendenza rispetto alla media del Mezzogiorno. Un declino che si inserisce in un quadro nazionale paradossalmente espansivo.
Il rapporto annuale del Censis fotografa infatti un sistema universitario in salute. Elaborato attraverso un’articolata analisi del sistema accademico basata sulla valutazione degli atenei relativamente a
- strutture disponibili
- servizi erogati
- borse di studio e altri interventi in favore degli studenti
- livello di internazionalizzazione,
- comunicazione e servizi digitali
- occupabilità.
Negli ultimi 10 anni, ovvero tra l’anno accademico 2015-2016 e l’anno accademico 2025-2026, la platea degli immatricolati agli atenei tradizionali è cresciuta quasi del 20%. Secondo i dati provvisori dell’Anagrafe nazionale degli studenti universitari anche per l’anno accademico 2025-2026, le immatricolazioni negli atenei tradizionali sembrano tenere (+0,9%), una variazione positiva coerente con il trend espansivo del lungo periodo.
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Mentre il resto d’Italia tiene o cresce, l’Università degli Studi della Basilicata (Unibas) arretra. Nella graduatoria dei piccoli atenei statali (fino a 10.000 iscritti), guidata saldamente da Camerino con 95,3 punti, l’Unibas si posiziona all’ottavo posto con un punteggio complessivo di 79,0. Cede la settima posizione all’Università di Teramo, staccandosi nettamente dalle posizioni di vertice. Alle spalle dell’ateneo lucano restano soltanto l’Università del Molise e l’Orientale di Napoli, quest’ultima retrocessa dalla categoria dei medi atenei.
I numeri elaborati sui dati ufficiali del ministero dell’Università e della Ricerca confermano la gravità della situazione. Nell’anno accademico 2022/2023 l’ateneo registrava 930 nuovi iscritti, un picco positivo che faceva sperare in una ripresa diffusa. Da quel momento, però, è iniziato un biennio di costante contrazione. Nel 2023/2024 le matricole sono scese a 867, segnando una flessione del 6,8% rispetto all’anno precedente. Il trend negativo non si è arrestato l’anno successivo: nel 2024/2025 i nuovi immatricolati si sono fermati a quota 833, con un’ulteriore riduzione del 3,9%. Il bilancio complessivo descrive una perdita netta di 97 studenti e una contrazione del 10,4% in due anni.
Questo andamento posiziona l’Unibas in una condizione di svantaggio rispetto alla media degli atenei del Mezzogiorno. I dati ministeriali evidenziano che le università del Sud, nel loro complesso, non hanno registrato un calo generalizzato. I grandi poli meridionali, come la Federico II di Napoli, Bari, Palermo, Catania, Messina e Salerno, hanno mantenuto livelli stabili o in crescita. Riuscendo ad assorbire e compensare le evidenti difficoltà delle strutture più piccole del territorio.
Le cause di questa emorragia non sono unicamente riconducibili al “fattore strutturale” della demografia lucana, sebbene quest’ultimo sia innegabilmente pesante. I diplomati che oggi si affacciano all’università appartengono a una generazione già colpita dalla forte contrazione delle nascite dei primi anni Duemila, riducendo progressivamente il bacino potenziale di reclutamento.
Tuttavia, la sola demografia non spiega un crollo percentuale così marcato. Al problema strutturale si somma un “fattore competitivo” decisivo. La mobilità universitaria spinge moltissimi diplomati lucani a scegliere gli atenei delle regioni confinanti come la Puglia, la Campania o l’Emilia-Romagna, attratti da un’offerta formativa percepita come più ampia e da un tessuto economico capace di garantire maggiori opportunità di inserimento professionale e tirocini formativi.
A peggiorare lo scenario contribuiscono la forte concorrenza esercitata dalle università telematiche, capaci di intercettare fette crescenti di mercato tra studenti lavoratori e adulti, e le ridotte dimensioni dell’ateneo lucano. Con circa 5.500 iscritti complessivi, l’Unibas risente in modo amplificato di ogni minima variazione numerica: la perdita di poche decine di studenti si traduce immediatamente in una flessione percentuale vistosa. Infine, la persistente emigrazione giovanile sposta i ragazzi verso altre regioni subito dopo il diploma, spingendoli a iscriversi direttamente negli atenei delle città di destinazione, privando la Basilicata delle sue migliori risorse umane e intellettuali.
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