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AURELIA SOLE: Un Ateneo inclusivo e condiviso che guardi soprattutto all’estero

Aurelia Sole due giorni fa, nella terza e ultima tornata elettorale, ha collezionato un totale di 140 voti sui 187 necessari per poter accedere direttamente alla carica di magnifico dell’Università della Basilicata. E indubbiamente, anche se per pochissimo, si trova in una posizione di vantaggio in questo “scontro” che vede la facoltà di Ingegneria al centro del mondo universitario.

Qualche appunto la Sole lo ha scritto sul suo blog, l’ha immaginata l’università del futuro e il destino dell’Ateneo lucano. In un passaggio di quei suoi appunti, che lei stessa definisce un «non programma» c’è un aspetto che riguarda il rapporto con la Regione che meriterebbe ulteriori approfondimenti. «Non lavorare per la Regione, ma con la Regione». È chiaro che quelle royalties del petrolio hanno dato la possibilità all’Ateneo di sopravvivere, ma adesso è necessario un cambio di rotta che certamente non significa rottura. «Dobbiamo praticare – scrive la Sole – (nuove) forme di comunicazione “attiva” che restituiscano in maniera chiara e diretta ciò che qui facciamo e le nostre qualità». Ed è un passaggio quasi obbligatorio per un piccolo ateneo in una piccola regione come la Basilicata che oltretutto riesce con difficoltà ad includere gli studenti nella vita stessa delle città, cosa che oltretutto potrebbe migliorare drasticamente la qualità della vita degli stessi cittadini perché, si sa, una città universitaria è una città viva. E allora «è prioritario riprendere il filo del discorso per ri-costruire l’idea dell’Università come di una comunità inclusiva». E ancora: «È necessario favorire la socialità all’interno del nostro Ateneo, popolarlo di attività culturali, scientifiche, artistiche e sociali.

Dobbiamo coinvolgere la città e coinvolgere gli studenti in questa progettualità diffusa».

Ma da prorettore delegato alla didattica e all’offerta formativa la professoressa Sole pone moltissimo l’accento sulla qualità e l’importanza della didattica (pilastri necessario, oltretutto per un ateneo). «Dobbiamo  – scrive – ad esempio, creare iniziative interne come laboratori e tirocini nell’ambito dei quali coinvolgere gli studenti con le loro competenze, anche attraverso bandi su idee e iniziative. Pensiamo a quello che si potrebbe fare nel campo delle attività di comunicazione: siti web (coinvolgendo gli informatici per gli aspetti tecnici e gli architetti per gli aspetti grafici); progetti di valorizzazione del territorio per migliorare l’attrattività verso gli studenti stranieri (coinvolgendo gli studenti). Pensiamo a nuove forme di gemellaggio con Atenei stranieri, per favorire scambi culturali e studenteschi. Pensiamo, soprattutto, a promuovere l’Erasmus».

 

CARMINE SERIO: Potenziare le relazioni esterne con il rafforzamento della ricerca

Carmine Serio, attuale prorettore delegato alla ricerca scientifica, è forse l’unico dei candidati che non ha messo a disposizione sulla rete un’idea del suo programma. Ma è anche uno dei docenti più “influenti” perché non solo detiene la cattedra di Fisica II, una delle materie fondamentali per la facoltà di Ingegneria, ma anche perché da prorettore delegato alla ricerca è quello che si lega di più con l’esterno, almeno sui termini della ricerca. Ma nell’Unibas a quanto pare la continuità non paga. Basta pensare al prorettore vicario Di Renzo, ormai ritiratosi dalla competizione, che ha raccolto pochi voti nei primi due scrutini. Serio, almeno stando ai numeri, è quello che arriva al ballottaggio leggermente in svantaggio. Dai 110 del primo turno è passato ai 113 del secondo, facendosi distaccare seppure di poco. Ma è anche vero che tra professori e ricercatori e membri del consiglio degli studenti non tutti hanno espresso il loro voto, segno che forse anche all’interno dell’Ateneo c’è stata una certa disaffezione o una esplicita volontà di arrivare a questo ballottaggio.

Ma qualche idea sull’Università che immagina Carmine Serio la possiamo trovare in quell’accordo sottoscritto a giugno tra consiglio degli studenti e i tre, all’epoca, candidati alla carica di rettore.

Non bisogna dimenticare anche che Serio ha la sua cattedra a Matera, ed è anche ovvio che uno dei suoi obiettivi principali è l’equiparazione delle due sedi con una certa uniformazione dell’intero sistema didattico. In un passaggio di quel documento infatti c’è la richiesta di garanzia di un maggiore sviluppo didattico all’interno del polo materano, ma c’è da fare i conti anche con il polo del Francioso a Potenza, altro luogo “senz’anima” dell’Unibas.

Certamente si dovrà fare i conti con gli attuali rapporti con la Regione Basilicata e con il suo piano di finanziamento. È chiaro che si dovrà puntare ad un rafforzamento dei rapporti non solo di natura economica e finanziaria. L’Unibas ha a suo favore un sistema di tassazione tra i più bassi d’Italia, ma non riesce ancora oggi a costruire rapporti stabili con le aziende nel settore della ricerca. E tutto questo è proprio terreno di Serio, che potrà puntare molto sul rafforzamento dell’intero sistema di ricerca dell’Ateneo e creare attrattiva soprattutto extra regionale. Ma una cosa è certamente chiara: l’Unibas in questi sei anni che verranno dovrà ampliare fortemente la sua presenza internazionale.

v.panettieri@luedi.it

 

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