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Daniele Russo, direttore regionale Inps Basilicata

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In Basilicata culle vuote e aziende in crisi. Il rapporto Inps presentata la fotografia dello stato di salute della regione. Forti disparità di genere nei salari e nell’occupazione.


Una fotografia nitida, che non fa sconti alle debolezze strutturali ma premia la tenuta dei servizi pubblici sul territorio. Il nuovo Rendiconto Sociale 2025 dell’Inps Basilicata, presentato ufficialmente a Matera, svela una regione che viaggia a due velocità: da un lato l’eccellenza gestionale dell’istituto, capace di liquidare le pratiche in tempi record, dall’altro la morsa di un declino demografico e industriale che rischia di compromettere il futuro delle comunità locali. Il primo fronte di crisi è quello delle culle vuote, un inverno demografico che si è trasformato nel “vero dramma di questa regione”.

CULLE VUOLTE IN BASILICATS CON APPENA 3.059 NASCITE

I dati Istat certificano che la Basilicata ha visto scendere la propria popolazione a 530.004 abitanti, segnando nel 2024 un saldo naturale negativo di ben 3.154 unità, con appena 3.059 nascite a fronte di 6.213 decessi. L’incidenza del saldo negativo tocca il -5,9‰, un dato molto più pesante rispetto al -4,8‰ della media nazionale. L’invecchiamento galoppa: gli over 65 rappresentano ormai il 26% della popolazione totale, superando il 24,7% del resto del Paese, alimentato anche da una costante fuga di giovani verso la Lombardia e l’Emilia-Romagna.

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AZIENDE IN CRISI, LE DISPARITÀ DEL MERCATO DEL LAVORO IN BASILICATA E IL BOOM DELLA CASSA INTEGRAZIONE STRAORDINARIA

Le ricadute si avvertono direttamente sul mercato del lavoro, dove emergono profonde disparità di genere e sacche di precarietà. Il tasso di occupazione maschile si attesta al 69,1%, mentre quello femminile arranca al 45,4%. A questo si aggiunge la piaga del lavoro povero: i contratti part-time rappresentano il 31,4% del totale dei dipendenti privati assicurati, contro il 27,6% della media italiana. Preoccupa anche la quota dei NEET, i giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano, ferma al 14,9%. Il panorama economico è scosso dalla profonda crisi dell’industria manifatturiera, con il settore dell’automotive e il suo indotto in evidente sofferenza.

Sebbene le ore di cassa integrazione ordinaria siano scese a 699.063, il ricorso alla Cassa Integrazione Straordinaria (Cigs) ha subìto un’impennata drammatica, passando da 7.164.172 ore nel 2024 a ben 8.240.547 ore nel 2025. Un dato che fotografa una ristrutturazione industriale pesante e non priva di incognite per la tenuta dei livelli occupazionali lucani. In questo scenario difficile, la nota di eccellenza arriva dalla macchina burocratica dell’Inps Basilicata, guidata dal direttore regionale Daniele Russo.

L’ECCELLENZA GESTIONALE DELL’INPS E LE PRIORITÀ PER CONTRASTARE IL DECLINO

Nonostante la contrazione del personale, l’istituto ha ridotto i tempi medi di lavorazione della Cigs a soli 10 giorni. Sul fronte della trasparenza e della legalità, le entrate contributive ordinarie tramite Uniemens sono salite a oltre 498 milioni di euro, a dimostrazione di una crescita della riscossione e di una vigilanza documentale che ha riscontrato irregolarità nel 69% dei controlli. Cruciale il ruolo dei 144 patronati dislocati sul territorio, che hanno mediato oltre il 70% delle pratiche dei cittadini. «Se analizziamo alcuni dati macroeconomici ci accorgiamo che la Basilicata possiede elementi distintivi di positività, ma oggi si fa fatica a confermarli per invertire la tendenza e si assiste impotenti al declino», ha dichiarato con fermezza Vincenzo Iacovino, Presidente del Comitato Regionale Inps Basilicata.

«La gestione del saldo demografico negativo rimane la vera priorità, insieme al sostegno dell’occupazione giovanile e alla riduzione del tasso di inattività, soprattutto fra le donne». I dati del Rendiconto Sociale sono lo specchio da cui ripartire per orientare le politiche pubbliche. In risposta anche all’emergente vocazione del territorio, si rende necessario sbloccare investimenti regionali sull’agroturismo e sulle infrastrutture per attrarre capitali e frenare lo spopolamento.

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