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Imprese in crisi, Regione Basilicata zitta. Bitonto (Edili Aniem): «In Basilicata 40 attività e migliaia di posti a rischio». Grido d’allarme delle aziende di estrazione di materiale dai fiumi. «Chiuderemo».
Una legge regionale inadeguata, lenta che prevede che segnalazioni dei sindaci alla Regione in caso di criticità o imminenti pericoli nel territorio di competenza. È così che una normativa farraginosa sta mettendo letteralmente in ginocchio le aziende che si occupano di estrazioni di materiale litoide dai fiumi lucani. L’allarme è stato lanciato ancora una volta ieri dal presidente della sezione Edili Aniem di Confapi, Mario Bitonto e da alcuni imprenditori. Nonostante una legge che risale al 1979, la Regione infatti nel 2015 ha modificato l’iter emanando un avviso pubblico per l’acquisizione di manifestazioni di interesse per interventi di ripristino dell’officiosità nei fiumi lucani.
Il risultato è stato un sostanziale blocco delle attività e una «Concessione a prelevare – si legge nella nota di Bitonto – oltre 450 mila metri cubi di materiale litoide a un’azienda del servizio in concessione con proroga nel 2022. Nessun colloquio con la Regione e un silenzio che ferma il lavoro sono l’effetto che le aziende continuano ad affrontare.
IMPRENSE IN CRISI DEGLI INERTI, AUMENTO DEI COSTI E RISCHIO OCCUPAZIONALE PER 1000 LAVORATORI IN BASILICATA
«Gli inerti prelevati fanno ottenere gli aggregati necessari per i prefabbricati, i conglomerati bituminosi e nella rete viaria stradale e ferroviaria – ha spiegato ieri Bitonto. L’impossibilità di lavorare sta creando disagi alle aziende che in alcuni casi si spostano in Puglia dove però i costi registrano un incremento fino al 150% in più. Un impegno che oggi rischia di mettere in discussione la stessa esistenza delle aziende che in Basilicata sono 40 di cui 15 nel Materano. Sotto il profilo occupazionale, i posti a rischio sarebbero un migliaio di cui 500 nel solo territorio materano.
Bitonto, poi, ha affrontato il tema dei tratto ferroviari in lavorazione. La linea Grassano – Metaponto e la Ferrandina-Matera. «Per la realizzazione della base su cui viene appoggiata la linea ferroviaria, servono 5 milioni di metri cubi di materiale che sopporti i carichi della rete. Oltre al danno la beffa: le vie di penetrazione presenti lungo la linea, dopo le piogge dei mesi scorsi sono state esondate dal fiume Basento e i lavori sono stati sospesi».
DANNI ECONOMICI, IMPATTO SULLE OPERE PUBBLICHE E PROPOSTA DI LEGGE FERMA
Gli effetti diretti sono fin troppo chiari: il danno economico innanzitutto perchè le imprese in Basilicata generano una parte importante del Pil regionale e con centinaia di dipendenti e impianti all’avanguardia, non lavorano e rischiano licenziamenti. Ci sono poi i danni alle opere pubbliche con materiale proveniente da alytre regioni che secondo Bitonto e la sezione Edili Aniem non dà adeguate garanzie e infine quello all’ambiente con corsi d’acqua a rischio esondazione. In ballo c’è una proposta di legge, stilata dalla sezione e presentata da un consigliere di maggioranza, ancora ferma. La misura, spiegano ora, è colma. Non c’è più tempo nè forza economica.
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