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Tutela della salute, Basilicata in coda migliora ma resta sotto il 40 per cento. Presentato a Roma il XIV Rapporto sulle Performance regionali del Sistema sanitario italiano del Crea. Cè un piccolo miglioramento nelle prestazioni ma resta tra le ultime in Italia. Veneto in testa, Calabria in coda.


Un Sud che avanza ma che non tiene il passo né il ritmo dello sviluppo. Uno scenario tutt’altro che raro nell’analisi degli strumenti di welfare nazionale e che, puntualmente, emerge anche nel XIV Rapporto sulle Performance regionali del Sistema Sanitario Italiano stilato dal Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità (Crea) e presentato ieri a Roma. L’indagine combinata sulle prestazioni a livello regionale e sul livello di percezione positiva da parte dei fruitori, infatti, ha fotografato un divario che, seppur attenuato, continua a premiare in modo netto le regioni del Nord, posizionando quelle del Mezzogiorno in coda alla graduatoria, con performance che, nel caso della Basilicata, non arrivano al 40% nel ranking nazionale.

Una classifica che vede in testa il Veneto, unico territorio, assieme alla Provincia autonoma di Trento, a superare il muro del 60%, mentre il gruppo delle peggiori vede un consesso di regioni meridionali, con la Puglia prima delle “zone rosse”, seguita da Basilicata, Campania, Sicilia, Molise e Calabria, le ultime tre fanalino di coda a percentuale pari. Unica eccezione la Valle d’Aosta, che si inserisce subito prima del terzetto in maglia nera, sola esponente del Nord Italia a navigare in cattive acque.

SLA VARIETÀ DEI SEGMENTI E IL FOCUS SULLA SALUTE IN BASILICATA

Va comunque tenuto conto della varietà dei segmenti della sanità presi in considerazione che, a seconda degli ambiti, rivisitano la posizione delle varie regioni in graduatoria. Il Molise, ad esempio, guadagna la prima posizione nella percezione del miglioramento dei servizi SSN, con un 25,9% indice di un progressivo miglioramento dell’offerta. Una miglioria condivisa anche con la Basilicata (19,9%) che, pur non occupando posizioni elevate, evita in ogni ambito la “zona rossa”, segnalandosi come performante sul fronte della reperibilità dei farmaci (29,4%), mentre il gradimento cala per quel che riguarda i ricoveri ospedalieri programmati (percezione di miglioramento del 13,5%), dei ricoveri in residenze (14,3%) e dell’assistenza a domicilio (16,1%).

In generale, nel periodo compreso tra il 2019 e il 2025, la sanità lucana ha rispettato sostanzialmente il proprio andamento, guadagnando qualche punto percentuale in termini di performance aggiuntive sul lungo termine ma senza muovere troppo una graduatoria che, attualmente, la colloca al sestultimo posto, segnalando comunque una leggera crescita rispetto all’ultimo anno pre-Covid.

BASILICATA, IL DIVARIO STRUTTURALE DELLA SALUTE TRA LE REGIONI AGLI ESTREMI DELLA CLASSIFICA

Come evidenziato dal Crea, in ogni caso, tutte le regioni italiane hanno registrato dei miglioramenti, più o meno significativi. Non abbastanza rilevanti, tuttavia, per riuscire a equiparare quantomeno le performance sul piano dei servizi fondamentali per la tutela della salute. Ad esempio, pur guadagnando più punti percentuali del Veneto capolista (+0,065 contro +0,059) la Calabria resta ampiamente all’ultimo posto. Segno evidente di come, nel lungo periodo, non sia sufficiente intervenire in modo non strutturale.

Lo stesso Centro di ricerca sottolinea come lo studio abbia certificato un dato in linea con quello dei precedenti dossier: «In termini relativi, permane comunque un divario rilevante tra le Regioni che si posizionano agli estremi della distribuzione: mentre le prime raggiungono livelli prossimi ai due terzi del massimo conseguibile (64% per il Veneto e 62% per la P.A. di Trento), le ultime restano ferme su valori intorno al 36‑39%, confermando la persistenza di una forte gradiente territoriale: circa un terzo delle Regioni continua a non superare il 40% del valore massimo ottenibile».

SALUTE IN BASILICATA: LA PERCEZIONE DEI SERVIZI SUL TERRITORIO E IL RITMO DI CRESCITA

Anche a livello di percezione dei miglioramenti, i risultati più evidenti sono registrati laddove il servizio è maggiormente strutturato, come l’erogazione dei farmaci, che vede quasi tutte le regioni in “zona verde”. Risultati abbastanza convincenti anche nell’indice delle migliorie riscontrate nelle attività di prevenzione, con la Basilicata ad attestarsi, come la Puglia, al 21,8%. Tuttavia, per quanto anche il territorio lucano figuri nel maxi-gruppo dei performanti, in nessuno degli indici presi in considerazione dall’analisi riesce a issarsi dalle ultime posizioni, penalizzata da un ritmo di crescita che, come per le altre regioni in coda alla classifica, non riesce a pareggiare il gap con il Nord del Paese.

E questo nonostante la Basilicata, come altri territori del Mezzogiorno, mostri percezioni di miglioramento superiori ad alcuni del Nord Italia nelle posizioni di testa. Un dato che, in qualche modo, pur negativo in sé rafforza, per tali regioni o province autonome, il gradimento uniforme dei servizi offerti.

LA METODOLOGIA DELL’INDAGINE E L’ACCORPAMENTO STATISTICO DEI DATI

Va tuttavia ricordato un aspetto di non poco conto. Nell’ambito dell’indagine, grande rilevanza è stata riservata all’esperienza del paziente, ritenuto il vero e proprio indicatore portante per definire il livello di performance dei servizi del SSN. In questo caso, come ricordato dal Crea, «il campione è stato stratificato per Regione, età e genere, al fine di garantire una rappresentazione fedele della distribuzione demografica nazionale». Una procedura che ha richiesto, «al fine di garantire la significatività statistica del dato raccolto», l’accorpamento dei dati raccolti nelle regioni più piccole a livello territoriale a quelle più grandi immediatamente confinanti.

La Basilicata, ad esempio, ha visto i propri dati statistici unificati a quelli della Puglia. Allo stesso modo, l’Abruzzo ha accorpato quelli del Molise e il Piemonte quelli della Valle d’Aosta. In generale, se la soddisfazione dei pazienti, nel 2025, vedeva comunque un 7,1 su 10, il 2026 ha certificato un trend sostanzialmente statico, oscillando tra l’8,6% e il 25,9%, mostrando di conseguenza uno squilibrio territoriale troppo ampio per poter parlare di una performance positiva a livello nazionale, al netto delle varie percezioni di migliorie.

LE CONCLUSIONI DEL CREA: DISTANZA DALLE PERFORMANCE OTTIMALI

«Si conferma – è la conclusione del Crea –, al netto delle differenze fra Regioni, la distanza delle Performance da quelle potenzialmente ottimali, fenomeno già emerso nelle precedenti edizioni dello studio e derivante dalle aspettative di miglioramento del Sistema espresse dal Panel che ritiene persistano margini rilevanti di miglioramento in tema di tutela della Salute; tuttavia, rispetto al passato si osserva un miglioramento dei livelli complessivi della Performance, con diverse Regioni che avvicinano al livello del 60% del valore massimo teorico. In termini relativi, il divario tra le Regioni che si posizionano agli estremi del range rimane significativo: mentre le prime raggiungono livelli prossimi ai due terzi del massimo conseguibile, le ultime si collocano su valori inferiori al 40%, con circa un terzo delle Regioni che non supera tale soglia». Un gruppo di cui, come detto, fa ancora parte anche la Basilicata.

SALUTE IN BASILICATA: I COMMENTI POLITICI E LE PROSPETTIVE FUTURE DI ECCELLENZA

Ciò che emerge, ancora una volta, è una forbice troppa ampia che separa le due metà del Paese che, di fatto, rende poco significativi, ai fini statistici, i miglioramenti riscontrati. «In Sanità, alle classifiche non va mai data rilevanza assoluta. Ma il Rapporto Crea 2026 assegna alla Regione Veneto il primo posto in Italia per l’indice di Performace generale, determinato dagli stakeholders e dagli utenti. Un risultato positivo che ci spinge a fare ancora di più. La nostra Regione appare prima in Italia con il 64% di indice di performance, ma questa posizione, per quanto positiva, non ci accontenta il nostro obiettivo, come indica Crea, è di arrivare all’80%».

Questo il commento del presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani. Per gli analisti, invece, la strada da percorrere dev’essere innanzitutto quella della valorizzazione dei progressi ottenuti, al fine di una maggiore incidenza in termini statistici. Anche tenendo presente l’obiettivo finale che, al momento, appare a distanza siderale per un terzo dei territori italiani. E comunque non molto alla portata nemmeno per coloro che offrono le prestazioni più convincenti.

SALUTE IN BASILICATA, LE INDICAZIONI DEL CREA PER IL FUTURO E LE POLITICHE SANITARIE TARATE SULL’INVECCHIAMENTO

L’indagine, secondo quanto affermato dal Crea nelle sue conclusioni, fornisce comunque gli strumenti per apportare ulteriori migliorie: «Offre indicazioni preziose per orientare le politiche sanitarie: è necessario rafforzare l’assistenza territoriale e in particolare l’integrazione sociosanitaria per rispondere alle esigenze emergenti della popolazione. Una sfida per il futuro sarà, anche, quella di rendere più visibili e percepibili i progressi. La strada verso l’eccellenza rimanen ancora lunga e richiede un impegno costante per ridurre le disuguaglianze e rafforzare le aree più deboli, con particolare attenzione ai bisogni emergenti di una popolazione in rapido invecchiamento».

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