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POTENZA – «Tutti i cittadini che rientrano in Basilicata provenienti dal Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Liguria o che vi abbiano soggiornato negli ultimi 14 giorni dovranno rimanere in quarantena presso il proprio domicilio per 14 giorni, comunicando la propria presenza ai competenti servizi di sanità pubblica». È la misura shock che in mattinata dovrebbe essere sottoscritta dal governatore Vito Bardi per prevenire il rischio di diffusione del Coronavirus anche in Basilicata.

Nella bozza dell’ordinanza alla firma del generale si evidenzia come «a seguito dell’interruzione di tutte le attività scolastiche, universitarie e di alta formazione professionale nelle regioni Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Liguria si prevede un rilevante flusso di residenti rientranti in Basilicata». Per questo, «ritenuto indispensabile censire tutti i residenti provenienti dalle suddette regioni al fine di contenere eventuali contagi», si dispone la quarantena obbligatoria non solo per quanti negli ultimi giorni sono stati, o hanno avuto contatti con persone che vivono nelle aree a rischio, di Lombardia e Veneto, dove vige il divieto di ingresso e uscita.

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Ma per tutti quanti vivono nelle regioni del Nord che hanno chiuso le scuole, quindi anche le città di Bologna, Padova, Milano e Genova, da dove con ogni probabilità, nelle prossime ore, a centinaia di studenti e fuori sede si riverseranno, se non lo hanno già fatto, su autobus, treni e autostrade per tornare a casa, negli spazi rassicuranti di una regione come la Basilicata, dove la scarsa densità abitativa è il primo presidio contro lo svilupparsi di epidemie come questa.

Nell’ordinanza alla firma del governatore si dispone anche che «i sindaci di tutti i comuni della Basilicata in collaborazione con tutte le altre istituzioni comunali, censiranno i cittadini provenienti dalle suindicate regioni». Quindi si danno disposizioni ai prefetti di Potenza e Matera, per la notifica ai comuni e gli adempimenti necessari. La stretta sui fuori sede di rientro è maturata ieri notte in Regione dopo una prima comunicazione della task force, che ha il compito di monitorare e gestire eventuali casi di contagio da nuovo Coronavirus a livello regionale, e in serata annunciava l’imposizione di un mero obbligo di comunicazione, «attraverso il numero del ministero della salute 1500 oppure il sistema 118», della propria presenza in Basilicata, «alle autorità sanitarie e/o amministrative territorialmente competenti», per i cittadini in arrivo in regione esclusivamente dai comuni «della Lombardia e del Veneto e che attualmente risultano essere sottoposti a cordone sanitario», o che «vi abbiano soggiornato negli ultimi 14 giorni».

Con l’aggiunta che «il mancato rispetto di tale disposizione costituisce una violazione dell’ordinanza della presidenza del Consiglio dei Ministri», punibile ai sensi di legge anche a livello penale. In mattinata invece era stato lo stesso Bardi a utilizzare parole più che rassicuranti, spiegando che «non vi è nessunissimo e allarme in Basilicata», e che nel frattempo solo «in via precauzionale» le gite scolastiche sarebbero state sospese «così come da indicazione delle strutture preposte». Col passare delle ore, quindi, deve essere maturata la convinzione di una situazione peggiore di quanto si pensasse per cui l’ordinanza della presidenza del Consiglio dei ministri non sarebbe stata più sufficiente. A maggior ragione dopo le iniziative assunte da diversi sindaci lucani, che, soprattutto nel Pollino, hanno assunto a loro volte ordinanze di isolamento obbligatorio nei confronti di cittadini tornati dalle aree a rischio. Unica nota positiva per i fuori sede di ritorno in regione, che dovranno stare in quarantena per le prossime due settimane, è l’imminente consegna alle aziende sanitarie lucane dei kit diagnostici specifici per il Coronavirus, che già domani dovrebbero essere a disposizione.

A via Verrastro infatti, considerati i numeri esigui di una regione come la Basilicata, non si esclude la possibilità di sottoporre al test, entro le prossime due settimane, ognuno dei cittadini rientrati dalle cinque regioni “a rischio”. Mentre al momento nelle aziende sanitarie lucane vengono effettuati soltanto i test classici ai pazienti che manifestano sintomi sospetti, e solo nel caso che non risultino affetti da altri virus meno pericolosi i loro tamponi salivari vengono inviati a Roma, allo Spallanzani, per un test specifico di compatibilità al Coronavirus. Con un dispendio di tempo notevole, e l’impossibilità di anticipare l’eventuale scoperta del contagio sia a fini terapeutici che di prevenzione di un’ulteriore diffusione del virus. Intanto, anche ieri, non sono mancati diversi falsi allarmi diffusi attraverso i social network e le applicazioni di messaggistica istantanea. Anche per questo il governatore ha annunciato che d’ora in avanti: «per tranquillizzare i lucani quotidianamente verrà emesso un comunicato dall’ufficio stampa regionale».

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