Non solo gli anziani a rischio povertà

Tempo di lettura 3 Minuti

I dati allarmanti del Rapporto 2016 di Caritas italiana sull’esclusione sociale. L’appello della Dc-Libertas: «Non tralasciare i capifamiglia che si trovano indietro nella graduatoria del Reddito Minimo o i tanti che ne sono esclusi»

POTENZA – I giovani, soprattutto delle regioni del Sud, sono “i nuovi poveri”. E’ la conclusione per tanti aspetti “sconvolgente” a cui perviene il Rapporto 2016 di Caritas italiana su povertà ed esclusione sociale presentato ieri. Una conclusione che conferma come la Chiesa non è in grado di supplire alle carenze della politica, e come Chiesa e politica devono ritrovarsi e dare risposte in maniera concreta al dilagante disagio sociale che coinvolge in forma sempre più allarmanti le giovani generazioni.

> L’IDENTIKIT DEI LUCANI A RISCHIO POVERTÀ E L’APPELLO DEL VESCOVO 

Per il segretario regionale della DC-Libertas, Giuseppe Potenza, «con l’avvio sia pure ancora parziale dei tirocini formativi per il Reddito Minimo di Inserimento è sicuramente questa l’occasione di un approfondimento della situazione per raggiungere in maniera più efficace e mirata i soggetti sociali da raggiungere, senza tralasciare giovani capifamiglia che si trovano indietro nella graduatoria del Reddito Minimo e in tanti, addirittura, ne sono esclusi». 

«Dunque – continua Potenza – per la prima volta nel Paese sono i giovani i più colpiti dalla povertà assoluta a causa della mancanza di opportunità lavorative. Tra i 4,6 milioni di poveri assoluti il 10,2% sono nella fascia d’età tra i 18 e i 34 anni. Si inverte perciò il vecchio modello di povertà italiano che vedeva gli anziani tra i più in difficoltà. Per la prima volta in Italia la povertà assoluta, che ha raggiunto i picchi più alti degli ultimi dieci anni, colpisce maggiormente giovani in cerca di lavoro e adulti rimasti senza impiego. E diminuisce con l’avanzare dell’età». 

Le situazioni più difficili sono nel Mezzogiorno: le famiglie con due o più figli minori, le famiglie di stranieri, i nuclei familiari con il capofamiglia disoccupato, operaio o giovane. E’ quest’ultimo particolare che rivela l’inversione di tendenza in un Paese dove i nonni e i genitori mantengono i figli e i giovani sono diventati i “nuovi poveri”. La percentuale più alta (10,2%) è rappresentata infatti dalla fascia d’età tra i 18 e i 34 anni. A seguire l’8,1% sono tra i 35 e i 44 anni, il 7,5% tra i 45 e i 54, il 5,1% tra i 55 e i 64 e il 4% oltre i 65 anni. 

«Le proposte per trovare soluzioni – afferma Potenza – sono già note, tra cui quella rivolta al governo italiano di “un piano pluriennale di contrasto alla povertà” che porti all’introduzione graduale “di una misura universalistica” che integri e rafforzi la misura decisa dalla Regione Basilicata come da altre. Tale Piano, come proposto da tempo dall’Alleanza contro la povertà, dovrebbe prevedere, in una prospettiva di medio lungo-periodo, un graduale e progressivo incremento degli stanziamenti in modo da raggiungere tutte le persone in povertà assoluta e – considerate le profonde differenze territoriali nel funzionamento dei servizi alla persona – rafforzare adeguatamente i sistemi di welfare locale». 

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •