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Falsi permessi di lavoro ai migranti. Operazione della Guardia di Finanza di Matera, 11 arresti e 36 indagati per pratiche di lavoro fittizie che avrebbero favorito ingressi illegali in Italia. Arresti tra tra Rotondella, Matera, Potenza e la Puglia


Undici persone poste ai domiciliari nell’ambito di un’inchiesta della Procura della Repubblica su pratiche false redatte per far entrare in Italia braccianti extracomunitari. Le misure cautelari eseguite dalla Guardia di Finanza. In totale gli indagati sono 36.

FALSI PERMESSI DI LAVORO E SOGGIORNO AI MIGRANTI

Secondo l’accusa avrebbero favorito l’ingresso illegale di cittadini extracomunitari tramite pratiche di lavoro fittizie. Per l’accusa un gruppo di consulenti del lavoro e agenti assicurativi avrebbe predisposto centinaia di pratiche fittizie presentate alle Prefetture di Bari, Potenza, Matera e Milano per favorire il rilascio di permessi di soggiorno a favore di immigrati extracomunitari qualificati come braccianti agricoli. Così il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Matera, Roberto Scillitani, su richiesta del pubblico ministero, Lucia Spinelli, della Procura della città dei Sassi, ha emesso una ordinanza cautelare.

INDAGINI TRA BASILICATA E PUGLIA

Sono finiti ai domiciliari Rocco Angelo Caponio, 58 anni, di Bari, residente a Santeramo (Ba); Giovanni Brancale, 50 anni, di Bari; Giuseppe Gaudio, 59 anni, di Rotondella (MT); i bangladesi Abdur Razzak Matubbar detto Rosario, 44 anni, e Faruk Sheikh, 38 anni, entrambi residenti a Matera; il senegalese Tall Gora, 59 anni, residente a Matera; Angelo Roberto Fiorentino, 59 anni, di Santeramo, residente a Matera; Domenico Capoluongo, 53 anni, di Potenza; gli egiziani Kaled Mohamed Mohamed Abou Elmkarem, 45 anni, e Hossan Mohamed Abdelwahan Elrashidy, 41 anni, e l’iracheno Wisam Abdulraza Ahmed, 45 anni, residente a Rotondella

FALSI PERMESSI, OPERAZIONE DELLA GUARDIA DI FINANZA DI MATERA


Contestualmente, il giudice ha dichiarato la propria incompetenza territoriale in relazione ad alcune posizioni o contestazioni, disponendo la trasmissione degli atti ai competenti Uffici giudiziari. L’indagine, sviluppata dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Matera attraverso attività di analisi, acquisizione documentale, approfondimenti investigativi, intercettazioni, perquisizioni, sequestri, servizi di osservazione ed escussione di persone informate sui fatti, ha consentito di delineare un grave quadro indiziario in ordine ad un presunto sistema illecito finalizzato a favorire l’ingresso in Italia di cittadini extracomunitari mediante l’utilizzo fraudolento delle procedure previste per l’assunzione di lavoratori stranieri.

COME FUNZIONAVA LA FABBRICA DEI FALSI PERMESSI AI MIGRANTI

Secondo la provvisoria ricostruzione accusatoria recepita nel provvedimento cautelare, il meccanismo si sarebbe basato su una rete di soggetti operanti con ruoli diversi ma convergenti. Alcuni si sarebbero occupati di reperire cittadini stranieri interessati ad entrare nel territorio nazionale, altri avrebbero raccolto i relativi nominativi e passaporti; altri ancora avrebbero curato la predisposizione delle pratiche e della documentazione da allegare alle istanze; altri, infine, avrebbero messo a disposizione imprese reali ma ignare, o società compiacenti, inattive o costituite appositamente, da utilizzare come apparenti datori di lavoro.

RAPPORTI DI LAVORO FITTIZI


In tale contesto, sarebbero state predisposte e inoltrate numerose domande di nulla osta al lavoro fondate, secondo l’ipotesi investigativa, su rapporti di lavoro solo fittizi, su esigenze occupazionali in realtà inesistenti e su presupposti economici, logistici e organizzativi falsamente rappresentati. Le indagini avrebbero infatti evidenziato, in diversi casi, l’utilizzo di documentazione ritenuta non veritiera, di dichiarazioni prive di sottoscrizione o con firme ritenute apocrife, di attestazioni recanti dati reputati inverosimili, nonché l’indicazione, in più pratiche, di recapiti telefonici, indirizzi di posta elettronica e riferimenti riconducibili agli stessi soggetti coinvolti nella gestione delle domande.

LE AZIENDE ESTRANEE ALLA VICENDA


Dalla ricostruzione contenuta nell’ordinanza emerge, inoltre, che alcune aziende sarebbero state del tutto estranee alla vicenda e avrebbero visto il proprio nome utilizzato all’insaputa dei titolari; in altri casi sarebbero state impiegate imprese prive di effettiva operatività o comunque non in grado di sostenere reali assunzioni. Proprio la serialità delle istanze, la ripetitività delle modalità operative, l’utilizzo ricorrente di medesimi recapiti e la presenza di documenti ritenuti artefatti costituiscono, secondo l’impostazione accusatoria, gli elementi sintomatici di un sistema non episodico, ma strutturato, volto a procurare indebitamente titoli di ingresso nel territorio dello Stato.

IL DUPLICE FINE PERSEGUITO


Secondo la contestazione provvisoria, il fine perseguito sarebbe stato duplice: da un lato, consentire a cittadini extracomunitari di ottenere illegittimamente il visto e il successivo ingresso in Italia; dall’altro, ricavare un profitto economico dalla gestione delle singole pratiche, attraverso il pagamento di somme di denaro da parte degli interessati. Il quadro investigativo valorizzato nel provvedimento descrive, dunque, un uso distorto e illecito delle procedure amministrative previste dalla normativa sui flussi di ingresso per lavoro, piegate — secondo l’accusa — a finalità del tutto diverse da quelle per cui sono state introdotte dall’ordinamento.

I REATI CONTESTATI


I reati provvisoriamente contestati riguardano, in sintesi, condotte di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare realizzate attraverso la predisposizione e la presentazione di pratiche fittizie, la simulazione di rapporti di lavoro inesistenti, l’utilizzo di documentazione ritenuta falsa o comunque non genuina e la rappresentazione di condizioni economiche e organizzative reputate non corrispondenti al vero, il tutto nell’ambito di un’azione svolta da più soggetti e orientata al conseguimento di un ingiusto profitto.

FALSI PERMESSI AI MIGRANTI, LE MISURE CAUTELARI

Le misure cautelari eseguite arrivano all’esito di una complessa attività investigativa diretta a contrastare fenomeni che incidono in modo grave sulla legalità dei canali di ingresso nel territorio nazionale, alterano il corretto funzionamento delle procedure amministrative in materia di lavoro e immigrazione e compromettono l’affidabilità dei controlli pubblici predisposti in un settore di particolare delicatezza.

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