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L’ingresso del Convitto di via Castello a Matera

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Calo degli studenti e sede non idonea: il Convitto di via Castello a Matera rischia chiusure e perdita di 33 posti di lavoro. L’allarme di scuola e sindacati in Basilicata. Appello a Provincia e Regione a ripristinare le condizioni migliori per il prossimo anno scolastico


Il pericolo è dietro l’angolo. Se non si riuscirà ad alzare il limite dell’Isee e non si individuerà una sede più adatta alle esigenze degli studenti (nel plesso di via Matarazzo in via di realizzazione su cui c’è qualche perplessità dalla Provincia, o parte della sede nei pressi dell’Isabella Morra, ndr) il prossimo anno scolastico segnerà anche la perdita del lavoro di alcuni dei 33 dipendenti del Convitto di via Castello, nel quale ci si è trasferiti a fine ottobre.

CONVITTO DI MATERA A RISCHIO CHIUSURA


L’allarme lanciato sia dalla dirigente scolastica dell’Alberghiero Turi, Gallipoli, che dal corpo docente e personale Ata e dalla Flc Cgil.
La precedente sede in via Parini, spiegano, offriva disponibilità per 42 posti; quella attuale ha al massimo 38 posti, di cui però 19 sono attualmente occupati . La norma prevede che entro i 40 posti di convittori, l’apertura possa essere garantita. «I numeri li avevamo, eravamo arrivati anche a un massimo di 80 studenti – ricorda la dirigente Carmelina Gallipoli – ed eravamo convinti che i ragazzi avrebbero cominciato a frequentare. Si tratta di assicurare un servizio importante per le famiglie che non hanno le possibilità per far studiare i propri figli, una risorsa per il territorio che deve essere salvata».

L’ALLARME, ALLA STRUTTURA SI RIVOLGONO SI RIVOLGONO ANCHE STUDENTI CALABRESI E PUGLIESE

Alla struttura si rivolgono non solo studenti della città e della provincia ma anche calabresi (Rossano) e pugliesi (Gravina, Altamura, Laterza e Ginosa). I disagi, però, alla luce di questo trasferimento nascono innanzitutto per la distanza dai principali istituti come l’Alberghiero, l’Agrario, l’Industriale tutti nell’area di via Mattei, a circa 3 chilometri; al contrario del Convitto di via Parini che era baricentrico rispetto alle sedi delle scuole. Disagi che, nella giornata-tipo di ogni studente, segna non poche difficoltà.

CONVITTO DI MATERA, LE DIFFICOLTÀ

Le spiega ancora la dirigente: «I ragazzi escono alle 14 il mercoledì e venerdì e alle 14,30 martedì e giovedì, raggiungono la struttura molto tardi, pranzano e iniziano a studiare tardi, in particolare per le esigenze dei semi convittori che la sera rientrano nelle città di appartenenza; la precedente sede consentiva di raggiungere le fermate dei bus di via Dante. Oggi non è più così perchè lo studio termina alle 19 e l’ultimo mezzo utile passa alle 18,15 e così rinunciano al Convitto – come dimostra il crollo delle iscrizioni»

LA POSIZIONE DISAGIATA E IL CROLLO DELLE ISCRIZIONI

«Il presidente della Provincia, competente per l’istituto scolastico, è stato ascoltato in Quarta Commissione nel corso di un incontro in cui si è affrontato il tema dei convitti lucani e si è detto disponibile a istituire un tavolo di confronto (che potrebbe essere convocato già entro la fine di aprile, ndr.) per il prossimo anno scolastico nel quale esaminare anche i problemi del trasporto pubblico locale. Attualmente ogni famiglia paga 1700 euro all’anno per i convittori, 850 per i semi convittori. Non è da sottovalutare, poi, il tema occupazionale. Sotto il profilo delle risorse regionali, il finanziamento per il Convitto è pari a 145 mila euro.

I COSTI

A carico del Ministero, invece, ci sono i costi del personale. Per il consigliere regionale Cifarelli: «Sono convinto che con la buona volontà di tutti, a cominciare da Provincia e Regione, questo problema si possa garantire questo servizio a famiglie studenti». Per Angela Uricchio, segretaria regionale di Flc Cgil: «In Basilicata effettuato uno dei licenziamenti più importanti perché quando si chiudono le fabbriche si nota di più. Nel caso del convitto, il nostro sindacato vicino agli ultimi abbiamo denunciato più volte il rischio che non si creino le condizioni per garantire posti di lavoro e per gli studenti. Per Tommaso Bianchi, educatore e delegato Flc Cgil: «Il problema è rappresentato dalla distanza dalle scuole ma anche dal rapporto fra tempi di studio e ritorno a casa».

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