I rilievi della scientifica sul luogo dove è stato ritrovato il cadavere

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Montescaglioso, niente sconti al 29enne accusato di aver ucciso per «l’ossessione» di un furto di droga: respinta la tesi dell’incapacità di intendere e di volere, accolta la tesi del pm Cazzetta


POTENZA – La Corte d’assise d’appello di Potenza ha condannato all’ergastolo il 29enne di Montescaglioso Gianmarco Mossuto, a processo davanti alla Corte d’assise di Potenza per l’omicidio, a giugno dell’anno scorso, del 42enne Luigi D’Aria.
I giudici hanno accolto la richiesta di condanna ribadita anche ieri in udienza dal pm di Matera Annunziata Cazzetta, che ha contestato la tesi dell’incapacità di intendere e di volere dell’imputato a causa di un’intossicazione cronica di cocaina e cannabinoidi.
Il pm, che ha riconosciuto la consuetudine con gli stupefacenti di Mossuto (in aula anche ieri con un vestito bianco modello Al Pacino nel film Scarface), aveva parlato, piuttosto, di droga utilizzata per rendere più «fluida» l’azione. A suo avviso, infatti, l’omicidio sarebbe stato programmato per il timore di essere derubato della sostanza nascosta nell’abitazione rurale semi-abbandonata dove è scattata la «trappola» tesa alla vittima. Un casolare dell’ex Ente riforma agraria dove pare che il 29enne volesse trasferirsi, salvo sviluppare un’«ossessione» al pensiero che anche D’Aria frequentasse la zona.
Il verdetto della Corte d’assise è arrivato ieri mattina al termine del processo per il 29enne, che a settembre ha optato per il rito abbreviato e in aula h ammesso le sue responsabilità per l’accaduto, chiedendo scusa alla famiglia della vittima e dando la colpa dell’omicidio alla cocaina assunta poco prima del fattaccio.
I giudici hanno riconosciuto il 29enne colpevole di omicidio aggravato dalla premeditazione, dai futili motivi e l’efferatezza. Di qui l’esaurimento dello sconto di pena di un terzo per la scelta del rito alternativo con l’abbuono dell’isolamento diurno, che di solito si abbina, per un periodo più o meno lungo, alle condanne al carcere a vita per i delitti più atroci.
Mossuto è stato anche condannato al risarcimento dei danni alle parti offese e a una provvisionale di 20mila euro per il fratello della vittima, rappresentato in aula dall’avvocato Vittorio Cardinale. Nessun risarcimento, invece, per le due persone che il 29enne aveva inizialmente incolpato dell’omicidio al suo posto, una delle quali venne arrestata con lui due giorni dopo il fattaccio (salvo essere scagionata in seguito), mentre l’altra ha patteggiato una condanna per concorso nell’occultamento di cadavere. Entrambe infatti non si sono costituite come parti civili.
Il cadavere di D’Aria, raggiunto da molte coltellate, venne rinvenuto da un pensionato in un terreno di sua proprietà, a 400 metri dal luogo dal luogo dell’aggressione.
Il 42enne sarebbe stato colpito con una serie di coltellate micidiali all’addome e al collo, proseguita anche dopo la sua morte fino a quasi decapitarlo.
A guidare i militari sulle tracce del killer sarebbero state alcune macchie del sangue della vittima, ma anche la confessione dell’amico di Mossuto, condannato con concorso nell’occultamento di cadavere, che ha descritto il 29enne mentre leccava la lama appena utilizzata per colpire la vittima.
Contro questa ricostruzione, ieri mattina, si era soffermato il difensore dell’imputato, l’avvocato Ciro Nardelli, parlando di dichiarazioni prive di qualunque attendibilità e tornando a liquidare l’accaduto come un «delitto a corto circuito» provocato da uno stato emotivo alterato dall’uso di sostanze stupefacenti e da patologie psichiche sviluppate dal suo assistito, anche in seguito a un incidente accadutogli in gioverntù, quando sarebbe stato colpito al cranio con un mattone. Di qui la richiesta di una pena inferiore all’ergastolo.
Le motivazioni della decisione verranno depositate entro 90 giorni.

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