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«L’Italia deve agire», Sit-in del Comitato per la Pace di Matera chiede al Governo il rilascio di due attivisti della Flotilla detenuti in Israele.
MATERA . Non c’è solo la solidarietà a una missione a scopo umanitario ad animare la manifestazione organizzata, a Matera, dal Comitato per la Pace. La richiesta, testuale, è quella di aderire alla mobilitazione internazionale (in primo luogo da parte del Governo italiano) per la liberazione di Thiago Avila e Saif Abukeshek, i due attivisti di Global Sumud Flotilla ancora detenuti in Israele in condizioni che il team legale della missione ha più volte definito pessime, anche sul piano psicologico. Anzi, per la verità una voce si è levata, nelle ultime ore, anche dall’Ufficio per i Diritti umani delle Nazioni Unite che, tramite il portavoce Thameen Al-Kheetan, ha chiesto a Israele il rilascio dei due membri degli equipaggi di Flotilla in immediato e senza condizioni.
Questo perché, secondo Al-Kheetan, «non è un crimine mostrare solidarietà e tentare di portare aiuti umanitari alla popolazione palestinese di Gaza, che ne ha un disperato bisogno».
MATERA PER LA FLOTILLA: IL DIRITTO INTERNAZIONALE E L’APPELLO AL GOVERNO ITALIANO
Sostanzialmente lo stesso concetto che, dalla scalinata dinnanzi alla sede Bper di Matera, è stato ribadito dalle associazioni che hanno risposto all’appello del Comitato per la Pace, dal quale era giunto un invito alla partecipazione senza colori o appartenenza politica. In ballo, per gli attivisti, la tutela della libertà democratica ma anche l’applicazione del Diritto internazionale: «Chiediamo al governo italiano – è la richiesta – di intervenire con tutti gli strumenti possibili per la liberazione di Avila e Abukeshek. Per il Diritto marittimo, le imbarcazioni battenti bandiera italiana che navigano in acque internazionali ricadono sotto la giurisdizione del Paese di bandiera». Per questo, secondo il Comitato, il fermo dei due membri di Flotilla sarebbe da considerarsi come avvenuto in territorio italiano.
IL SIMBOLO DELLA PIAZZA E LA LOTTA CONTRO L’OBLIO
L’eventuale inazione, avvertono, equivarrebbe a renderci «complici» di quanto avvenuto. Distesa, al centro della piazza, una bandiera palestinese realizzata posizionando barchette colorate. Un richiamo chiaro alla missione, tuttora in corso, delle imbarcazioni che, salpate dalla Sicilia, hanno tentato di raggiungere la Striscia di Gaza per rifornire di aiuti la popolazione. Iniziativa sostenuta, dal Comitato materano, attraverso la richiesta di tutela da parte della Comunità internazionale. Perché l’errore più grande, spiegano, sarebbe non intraprendere «un’azione tesa alla liberazione dei due attivisti» e «terminare la complicità con le violazioni dei diritti umani e dei popoli».
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