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Un tratto dell’area di via Majorana

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Casa delle Tecnologie, revoca del progetto e destino incerto per il lotto di via Majorana a Matera: si chiede di restituire l’area verde alla città dopo anni di attese. Il 31 dicembre scorso più di 1,5 milioni non utilizzati e dirottati alla Fondazione 2019


Risale al 2022 la delibera d’indirizzo di revoca relativa all’edificazione della Casa delle tecnologie. Quali ostacoli permangono per agire di conseguenza? Si ripristini la destinazione originaria di uno spazio che era verde e si decida, senza ulteriori indugi, sul futuro del terreno situato all’imbocco di piazza degli Olmi.

CASA DELLE TECNOLOGIE, L’AREA VERDE INDIVIDUATA IN VIA MAJORANA


Per essere precisi, si tratta del lotto individuato in via Ettore Majorana, scelto per ospitare un’iniziativa rimasta confinata sulla carta. Non solo appariva discutibile fin dal primo momento l’impianto dell’intervento, ma contraddittoria anche l’impostazione urbanistica che lo sosteneva, in aperto contrasto con il principio, più volte proclamato, riguardante il contenimento del consumo di suolo verde. Per renderlo possibile si rese necessaria una variante al piano regolatore, forzando la vocazione del sito e accompagnando quella scelta con la frettolosa e propagandistica previsione di un completamento entro settembre 2021.

IL CRONO PROGRAMMA DISSOLTO NELLA NEBBIA DELLE INCOMPIUTE


Un crono programma irrealistico, presto dissolto nella nebbia delle incompiute e ormai consegnato, come tanti altri interventi, alle pagine irrisolte della cronaca amministrativa cittadina. Va ricordato, inoltre, che quella decisione ha generato conseguenze rilevanti. Tra queste, lo scellerato smantellamento dell’ormai avviato polo universitario di San Rocco, in piazza San Giovanni Battista, e il trasferimento a Lanera del Dipartimento delle Culture Europee e del Mediterraneo, sostituito da un’iniziativa il cui contributo reale allo sviluppo della città resta difficile da valutare. Sarebbe utile comprendere, infatti, se i circa 15 milioni di euro messi a disposizione della casa delle Tecnologie emergenti in via San Rocco abbiano generato specifici risultati concreti, soprattutto in termini occupazionali.

I FONDI NON UTILIZZATI


Alla data di conclusione del progetto, lo scorso 31 dicembre, peraltro, più di un milione e mezzo di euro risultavano non utilizzati e dirottati alla Fondazione 2019, senza che qui emerga con chissà quale evidenza la presenza di competenze consolidate nel settore tecnologico e dell’innovazione.
Non meno significativo si rivelerà, incrociamo le dita, l’esito di un ulteriore investimento di circa tre milioni di euro. Quello dell’Accademy di Matera, progetto di alta formazione promosso dalla Regione Basilicata e da Sviluppo Basilicata in collaborazione con Amazon, società Usa che negli ultimi mesi ha annunciato migliaia di licenziamenti a livello globale. A ottobre 2025 i primi 14 mila e l’annuncio a fine gennaio di altri 16 mila. Ma è solo l’inizio di un processo in cui intelligenza artificiale e robot stanno divorando posti di lavoro.

DAL CENTRO DELLE TECNOLOGIE AL CENTRO DI ROBOTICA

A proposito dell’annunciato avvio di un Centro di robotica dell’Agenzia spaziale italiana nei rioni Sassi, non sarebbe meglio pensare a innervare e rafforzare il ruolo del cosiddetto Campus universitario?
Insomma, nell’anno dedicato alla cultura e al dialogo le acque del Mediterraneo appaiono già abbastanza agitate. Crescono perplessità più che fondate e a vari livelli. Ma va ribadito circa l’area a ridosso di piazza degli Olmi, nel frattempo resa edificabile, che questa ricade in un contesto già segnato da un eccesso di costruzioni. Molto cemento, scarsa qualità urbana, debole coerenza con i bisogni della comunità. L’area in prossimità di via dei Normanni rappresenta uno degli ultimi lembi verdi sopravvissuti, uno spazio capace di dialogare con maggiore equilibrio con la vicina piazza degli Olmi, offrendo una pausa visiva e civile in un tessuto urbano ormai saturo.

OCCORRE UN RIPENSAMENTO DEL PROGETTO


Che fare, dunque? Ora che il progetto Casa delle tecnologie è concluso, si impone un ripensamento serio e responsabile. Occorre immaginare il destino futuro di lunga durata del contenitore di via San Rocco e, al contempo, ripristinare la destinazione originaria del sito in via Majorana, restituendogli la sua vocazione naturale. È giusto, ed è doveroso, che il suolo torni ad essere verde e che maturi finalmente un atto di chiarezza, restituendo quello spazio alla fruizione collettiva, senza indulgere in soluzioni improvvisate o compromessi confusi. Restituire quel verde significherebbe non solo correggere un errore, ma riaffermare un principio essenziale: ciò che appartiene alla comunità deve restare al servizio della comunità, non perdersi nelle pieghe di scelte incoerenti e, soprattutto, inconcludenti.

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