INDICE DEI CONTENUTI
- 1 MATERA, SASSI E SUBCONCESSIONI: CANONI TROPPO BASSI E ASSENZA DI FONDI PUBBLICI
- 2 LA PROPOSTA PROVOCATORIA: ACQUISTO DEGLI IMMOBILI E VINCOLO DEI PROVENTI
- 3 MATERA, SASSI E SUBCONCESSIONI: IL LEGAME STORICO CON I CITTADINI E IL RITORNO ECONOMICO PER LO STATO
- 4 MATERA E LA NECESSITÀ DI RIMETTERE I SASSI AL CENTRO DELLA POLITICA
Matera, sassi e subconcessioni: solito stallo. Le priorità: «Alzare i canoni, prolungare concessioni e portare a termine recupero».
«Alzare i canoni delle subconcessioni, allungarne la durata e rendersi conto che il mancato rifinanziamento della legge 771 non consente di procedere con il recupero degli antichi rioni della città per cui è forse necessario valutare altre soluzioni». Michele Sarra, materano appassionato della questione, dottore in economia aveva spiegato la sua opinione sul “Quotidiano” il 24 novembre del 2015 e oggi a distanza di più di dieci anni quei concetti e quelle questioni che erano state sollevate continuano a rimanere attuali. Come se il tempo si fosse fermato. Perché di fatto sui Sassi nulla è cambiato. Ed è questo il primo e più inquietante dato sulla vicenda.
Altro che programmi biennali. I Sassi rimangono “fermi” nel loro percorso di recupero e di rigenerazione ma anche di verifica per anni senza che nulla cambi per cui quelle istanze sollevate oltre dieci anni fa da Sarra rimangono valide e vengono per la gran parte riproposte anche ora dopo che due giorni fa la consigliera comunale di Azione Adriana Violetto aveva voluto intervenire sulla questione che è oggetto in questi giorni di un esame all’interno della competente commissione consiliare.
MATERA, SASSI E SUBCONCESSIONI: CANONI TROPPO BASSI E ASSENZA DI FONDI PUBBLICI
«I canoni delle subconcessioni, fissati nel ’92, sono troppo bassi (es. da 0,6 a max. 2,3 mq al mese) e quindi lunghi i periodi di ammortamento. La durata di 30 anni è insufficiente per attrarre nuovi investimenti in assenza di contributi pubblici. L’assenza di nuovi rifinanziamenti pubblici limita interventi futuri perché la ristrutturazione diviene tutta privata. Il patrimonio non genera un gettito proporzionato al suo valore neanche relativamente ai tributi ad esso collegati» scrive Sarra ricordando anche che al momento «siamo solamente al 60% dell’opera di recupero dei Sassi e senza risorse non sarà possibile andare avanti e dalla 771 ad oggi non arriva più nulla e nuovi finanziamenti appaiono alquanto improbabili».
Ed allora «occorre allora innalzare i canoni delle subconcessioni che oggi non sono coerenti con i valori immobiliari in gioco incidendo negativamente sul calcolo del periodo di ammortamento e allungare le subconcessioni fino a 50 anni, con canoni aggiornati e meglio differenziati in funzione delle categorie di immobili».
LA PROPOSTA PROVOCATORIA: ACQUISTO DEGLI IMMOBILI E VINCOLO DEI PROVENTI
Ma queste scelte potrebbero essere solo la prima parte di un percorso perché poi per andare avanti con i piani di recupero e attrarre risorse da poter comunque utilizzare per i Sassi bisognerebbe individuare altre possibilità. Sarra avanza un’idea che può in qualche modo affrontare la questione ma che certamente può fare anche discutere. «E’ anche tempo di valutare con il proprietario cioè il Demanio dello Stato l’introduzione della facoltà di acquisto (a prezzo equilibrato e da stabilire con perizia di tecnici demaniali) per immobili a uso abitativo o commerciale già assegnati (se la limitazione regge sul piano amministrativo)».
«Escludendo dalla vendita gli immobili a destinazione culturale o religiosa si può cominciare a concordare con il demanio di vincolare i proventi delle vendite al completamento del recupero dei Sassi per la parte Demaniale, una sorta di rifinanziamento della 771 con i proventi stessi della eventuale vendita». Un processo di sdemanializzazione che non sarebbe certamente semplice ma che potrebbe consentire di andare avanti nel recupero degli antichi rioni cittadini.
MATERA, SASSI E SUBCONCESSIONI: IL LEGAME STORICO CON I CITTADINI E IL RITORNO ECONOMICO PER LO STATO
«Bisogna restituire la proprietà ai cittadini, dove possibile, significherebbe ricucire un legame storico e tornare allo spirito che ha preceduto lo spopolamento dei rioni» continua Sarra. «Francamente, se gestita bene, non la vedo come una “mercificazione” ne come una “svendita” del Patrimonio Unesco ma, se ben disciplinata, sarebbe un modo per completare un percorso che ormai difficilmente toglierà quei beni a chi li sta già godendo e a chi li ha valorizzati. Insomma, bisogna aggiornare il meccanismo 771/86 in modo, da un lato, da dare stabilità a chi ha investito finora consentendo il recupero, dall’altro lato, garantendo il giusto ritorno economico allo Stato».
MATERA E LA NECESSITÀ DI RIMETTERE I SASSI AL CENTRO DELLA POLITICA
Proposte che di certo puntano a intervenire in maniera concreta e soprattutto a riportare i Sassi in primo piano e come vera priorità nelle scelte della città dopo che negli ultimi anni sono sembrati sempre più in controluce rispetto ad altri settori cittadini a cominciare da turismo e cultura. Ma Matera sono i Sassi, sono la sua storia, un patrimonio mondiale che occorre gestire e tutelare facendo delle scelte anche difficili. Su questo le proposte in campo di Sarra aiutano a riflettere e a riportare i Sassi al centro delle scelte politiche della città.
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