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Segreti di Stato ai russi in manette la talpa lucana. Arrestato Di Pasquale, ex 007 originario di Matera. Nei guai una rete di militari infedeli di Puglia e Basilicata: rubavano i file blindati per venderli agli agenti del Cremlino.


C’è una profonda e inquietante traccia lucana dietro la clamorosa inchiesta per spionaggio politico-militare a favore della Russia che sta scuotendo i vertici della sicurezza nazionale. Vincenzo Di Pasquale, cinquantanovenne originario di Matera, ex sottufficiale dell’Arma dei Carabinieri ed ex agente operativo dell’AISI (l’Agenzia informazioni e sicurezza interna), è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare ed è finito agli arresti domiciliari su disposizione del gip del Tribunale di Roma. Un fulmine a ciel sereno che squarcia il velo su una ramificata filiera criminale radicata nel Mezzogiorno, capace di sottrarre informazioni classificate della Difesa italiana per rivenderle agli apparati d’intelligence di Mosca.

SEGRETI DI STATO AI RUSSI, LE ACCUSE CONTESTATE, L’AVVIO DELL’INDAGINE E IL RUOLO DEL CONTROSPIONAGGIO

L’inchiesta, coordinata dalla Procura Distrettuale di Roma e, in perfetto coordinamento investigativo, dalla Procura Militare guidata dall’aggiunta Antonella Masala e dal pm Enrico Peluso, fotografa un sistema strutturato. Le accuse contestate sono pesantissime: si va dallo spionaggio di notizie di cui è vietata la divulgazione, alla rivelazione di segreti di Stato e all’accesso abusivo a sistemi informatici. L’indagine è partita a maggio del 2025 proprio da un’attività di controspionaggio dell’Aisi, l’ente in cui Di Pasquale e il suo sodale sardo avevano prestato servizio prima del pensionamento. I vertici della sicurezza interna hanno notato anomalie informatiche e fughe di dati sensibili industriali legati alla produzione militare italiana. Da lì sono scattati pedinamenti elettronici e intercettazioni del Ros che hanno documentato l’intera compravendita.

I CONTATTI CON L’INTELLIGENCE DI MOSCA E LA VENDITA DEI NOMINATIVI DEGLI AGENTI SEGRETI

Accanto al materano Di Pasquale figura il coetaneo sassarese Gavino Raoul Piras. Piras, ex sottufficiale dell’Arma e anch’egli ex 007 Aisi in pensione da dieci anni, viene descritto come una figura di altissimo profilo accademico e operativo, con corsi alla scuola Nato in Germania e autore di saggi specialistici sul “Capitale Informativo”. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Piras e Di Pasquale rappresentavano il vertice operativo civile della cellula, gli unici a interloquire direttamente con un agente segreto russo del GRU, l’intelligence militare di Mosca, coperto dall’immunità diplomatica nella Capitale.

Gli incontri tra le spie avvenivano a Roma: l’agente del Cremlino dettava le proprie “esigenze informative” e la coppia italiana rispondeva consegnando i dossier sensibili e ricevendo in cambio cospicui compensi in denaro. Durante le perquisizioni del Ros è stata sequestrata la somma in contanti di ventimila euro. I segreti venduti a Mosca non riguardavano solo le tecnologie industriali della Difesa, ma toccavano la carne viva dell’intelligence italiana: tra le carte passate ai russi c’erano i nominativi degli agenti segreti operativi sul campo del Ros e dell’Aisi, esponendo il personale dello Stato a rischi incalcolabili.

SEGRETI DI STATO AI RUSSI: LA RETE DELLE TALPE INTERNE NEI MINISTERI E LA MAPPA GEOGRAFICA DELL’INFILTRAZIONE

Ma come facevano due agenti in pensione ad accedere a file così protetti? È qui che emerge la cosiddetta “costola pugliese-lucana” dell’organizzazione, formata dalle fonti e dalle talpe interne ai ministeri. Sotto inchiesta a piede libero sono finiti cinque soggetti, tra cui quattro militari in servizio attivo impiegati in ruoli strategici e dotati di credenziali per l’accesso a sistemi blindati. I nomi scritti nel registro degli indagati delineano una geografia ben precisa dell’infiltrazione: i foggiani Davide Piantanida (46 anni) e Gianluca Nardella (47 anni), i baresi Giuseppe Tempesta (55 anni) e Antonio Guerra (69 anni), e il messinese Sergio Romeo (57 anni).

I militari sfruttavano i loro terminali nel comparto tecnologico e cyber della Difesa per estrarre materialmente i file richiesti dai russi. I dati venivano poi girati a Di Pasquale e Piras che chiudevano il cerchio con i diplomatici di Mosca. I decreti di perquisizione informatica eseguiti stamane dal Ros puntano ora a capire l’esatta ampiezza del danno d’immagine e strategico subito dal Paese, mentre Matera e la Basilicata intera si interrogano su come un servitore dello Stato abbia potuto tradire la divisa, e soprattuto  la Patria, per denaro.

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