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Il governatore Vito Bardi

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POTENZA – «La Sogin sembra aver ignorato che in Basilicata, ed anche nei 17 siti lucani indicati come potenzialmente idonei, c’è un sistema ecologico che consente di sopravvivere a molti animali, alcuni dei quali rari e in via di estinzione».

Lo ha detto, secondo quanto reso noto dall’ufficio stampa della giunta regionale, il governatore lucano Vito Bardi, in riferimento all’ipotesi di realizzare in Basilicata il nuovo deposito unico nazionale delle scorie nucleari italiane.

Il governatore ha ricordato che, per legge: «il deposito nazionale dei rifiuti nucleari non può essere ubicato nelle aree naturali protette». Eppure, «in qualche caso», la distanza fra le aree “potenzialmente idonee” individuate e le aree protette sarebbe «di poche decine di metri». Pertanto dopo i “criteri di esclusione” verrebbero in rilievo per la scelta finale alcuni “criteri di approfondimento” che riguardano, per quanto attiene alla parte naturalistica, «le condizioni meteo – climatiche e la presenza di habitat, specie animali e vegetali e geositi di interesse comunitario».

«La Regione Basilicata vanta una tradizione importante in materia di tutela ambientale», ha aggiunto Bardi. «Abbiamo seguito le direttive comunitarie, delineando una strategia che può generare nuove opportunità di sviluppo sostenibile per la nostra regione. La salute dei cittadini e la tutela dell’ambiente sono al centro di questa strategia, e ci vedono impegnati quotidianamente nell’azione di governo anche per mitigare i rischi legati alle attività industriali più impattanti».

Dunque, per il governatore: «E’ nell’interesse della Basilicata ma è anche nell’interesse dell’Italia che le nostre risorse naturali vengano adeguatamente tutelate ed anche per questo ribadiremo con osservazioni argomentate la nostra ferma contrarietà ad ogni ipotesi di ubicazione del deposito dei rifiuti nucleari».

In Basilicata esistono «colture agrarie ed habitat particolarissimi, che presto completeranno la rete ecologica regionale con il Piano paesistico in fase di avanzata definizione», è scritto ancora nella nota diffusa da via Verrastro.

Pertanto, sempre stando a quanto reso noto dalla Regione: «è proprio su queste specie animali e vegetali e su questi habitat, del tutto incompatibili con ogni ipotesi di localizzazione del sito dei rifiuti nucleari, che si sta concentrando il lavoro di approfondimento del gruppo di lavoro sulla struttura naturalistica, uno dei cinque istituiti dalla Regione per formulare le osservazioni tecniche al documento della Sogin».

«Le risorse naturalistiche – ha dichiarato l’assessore regionale all’Ambiente Gianni Rosa – sono un immenso patrimonio della Basilicata e la Regione è impegnata da tempo nella complessa opera di censimento e di valorizzazione delle circa 1000 specie animali e vegetali segnalate e protette a vario titolo, oltre che nel consolidamento della rete dei Parchi e delle aree protette che è diventata anche uno strumento per favorire il turismo di qualità».

«Nei siti indicati dalla Sogin – ha spiegato ancora Rosa – ci sono valenze naturalistiche importanti, ci sono i cosiddetti “corridoi di migrazione” di volatili rari che periodicamente passano dalla Basilicata, ci sono fossi e geositi di straordinario interesse, c’è la lontra che abita i nostri fiumi, solo per fare qualche esempio. Con le nostre osservazioni alla carta dei siti potenzialmente idonei alla localizzazione del deposito cercheremo quindi di rappresentare con rigore scientifico le emergenze naturalistiche che non possono essere ignorate e che rendono la Basilicata incompatibile».

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