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TOLVE (POTENZA) – Potrebbero essere di un operaio di origini rumene, arrivato a Tolve per lavorare per un’impresa edile e scomparso in maniera misteriosa un annetto fa, i resti ritrovati nelle campagne del centro dell’alto Bradano, in contrada Spera. È il sospetto che va prendendo piede in paese dopo l’insolita scoperta effettuata venerdì sera da due giovani agricoltori in un punto poco distante dall’uliveto di contrada Spera, verso San Chirico Nuovo, dove stavano effettuando dei lavori di potatura.

Sul posto sono intervenuti i militari della locale stazione dei carabinieri, al comando del maresciallo Eustachio Resta, e i colleghi della compagnia di Acerenza, che con la collaborazione dei Vigili del fuoco hanno provveduto ai rilievi del caso e alla rimozione dei resti, sequestrati e trasportati al San Carlo di Potenza. A indirizzare rapidamente le indagini sull’identità del defunto è stato l’esito di un primo esame visivo di quanto scoperto da un medico incaricato dall’Asp.

A detta di quest’ultimo, infatti, quel cranio e quelle ossa scarnificate trovate a breve distanza sarebbero rimasti esposti alle intemperie per un anno o poco più. Un lasso di tempo sufficiente perché il cadavere a cui appartenevano fosse smembrato dall’azione delle intemperie e degli animali selvaggi che popolano l’area, cinghiali in primis. Gli investigatori, inoltre, sono convinti di aver recuperato nei paraggi anche brandelli degli abiti e un paio di scarpe antinfortunistiche appartenute al defunto. Di qui l’ipotesi che il morto fosse un uomo e l’avvio delle verifiche sulle ultime segnalazioni di persone scomparse a Tolve e nei dintorni. In considerazione della datazione approssimativa dei resti andrebbe esclusa la possibilità che appartengano a Pasquale Sciaraffia, l’anziano di cui si sono perse le tracce nella vicina Oppido Lucano, nel 2013, che è l’episodio più recente di scomparsa registrato nell’area. Così a Tolve c’è già chi ricorda la storia di un operaio rumeno che per qualche tempo avrebbe lavorato come muratore per una ditta del posto e all’improvviso è sparito dalla circolazione, senza lasciare neanche un biglietto di saluto a chi aveva avuto modo di conoscerlo. Un caso inizialmente “archiviato” come semplice noncuranza, immaginando che l’uomo godesse di ottima salute e fosse partito sulle sue gambe per un lavoro migliore in un altro paese, e che adesso rischia di assumere un carattere molto diverso.

Chi conosce bene il territorio, d’altronde, tende a escludere la possibilità che qualcuno possa finire per caso, passeggiando, lì dove è stato ritrovato il cadavere. Così come viene esclusa anche la possibilità che l’operaio di cui si parla si sia allontanato alla ricerca di funghi e sia rimasto lì, immobilizzato e impossibilitato a chiamare i soccorsi col telefono. In campo, quindi, resterebbero le ipotesi più macabre, come quella che l’uomo sia stato portato e ucciso sul posto, per motivi tutti da chiarire. Oppure ucciso altrove e abbandonato lì da i suoi assassini, che avrebbero portato via con loro le armi utilizzate, telefoni e quant’altro. Da una prima ispezione sul cranio, in realtà, non sarebbero emersi segni rivelatori di traumi, o colpi potenzialmente in grado di portare alla morte chi li subisce. È evidente, tuttavia, che senza il resto del corpo è impossibile dire se la vittima sia stata o meno bersaglio di azioni violente di altro tipo, ma ugualmente in grado di uccidere.

In settimana è probabile che il pm della Procura di Potenza che sta coordinando le indagini, Annagloria Piccininni, disponga degli accertamenti genetici sui resti, per provare a isolare una traccia di Dna e identificarne il proprietario, comparando questa traccia con quella degli scomparsi in tempi e luoghi compatibili con la datazione degli stessi.

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