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Volontari Caritas mentre preparano i pacchi alimentari

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POTENZA – Il monitoraggio completo verrà presentato nei prossimi giorni. Ma i primi dati che si hanno a disposizione sono preoccupanti: la città di Potenza in questo fine 2020 si scopre sempre più povera e la prospettiva futura non è delle migliori.

A dare il termometro della situazione sono i numeri della Caritas ottenuto dal monitoraggio di 10 parrocchie della città e dal centro di ascolto diocesano.

Numeri che dal primo luglio scorso al 31 ottobre parlano di 745 famiglie che hanno beneficiato di un aiuto alimentare. Di queste ben 162 non si erano mai rivolte agli sportelli. Un aumento di richieste di aiuto del 22 per cento. L’aiuto alimentare si è esplicato in 1.833 pacchi alimentare e 316 carrelli dell’emporio ubicato a Tito Scalo.

«Sono tutte famiglie – dice Marina Buoncristiano della Caritas diocesana – che sono state prese in carico dai centri di ascolto. Per intenderci non sono famiglie che sono venute una volta e poi non vengono più, ma più volte hanno richiesto il nostro aiuto». Di coloro che per la prima volta hanno chiesto sostegno fanno parte titolari di piccole imprese, di bar, ristoranti, piccoli artigiani, fornai. Insomma persone che con la pandemia e il conseguente blocco di alcune attività, hanno risentito della crisi.

Altri dati che fotografano una situazione preoccupante è il sostegno al reddito per queste famiglie. Il problema infatti non è solo il mangiare, “il fare la spesa”. Ma anche pagare bollette, affitti, spese mediche, acquisto di libri di testo (per quest’ultima voce sono stati spesi circa 8.000 euro).

Nello stesso periodo la Caritas ha sostenuto le famiglie con più di 34.000 euro (15.295 euro dalle 10 parrocchie, il centro d’ascolto diocesano circa 19.000). A giorni uscirà il report completo che contemplerà anche i cosiddetti “Cantieri di fraternità” e cioè un fondo straordinario che la diocesi ha messo a disposizione. «Sono dati – spiega Buoncristiano – che danno uno spaccato della città davvero preoccupante. Le famiglie che prima vivevano tranquillamente, le vediamo ora venire da noi. Prima della pandemia si rivolgevano a noi particolari categorie: il povero cronico, quello che aveva un lavoro precario, il disoccupato, il ludopatico. Oggi lo scenario si è completamente stravolto. E non perché quelli di prima non si rivolgono a noi. Ma a loro se ne aggiungono purtroppo altri che mai erano venuti da noi. Da un punto di vista sociale – continua – è una debacle. Ci preoccupa il futuro».

Un futuro che potrebbe aumentare ulteriormente la platea dei nuovi poveri quando termineranno le iniziative a sostegno del reddito messe in piedi dal Governo per far fronte alla pandemia come la cassa integrazione o il blocco dei licenziamenti. Senza parlare del problema cronico della disoccupazione.

«Storicamente – conclude Buoncristiano – nel periodo di Natale abbiamo sempre più richieste di aiuti. Temiamo che quest’anno sarà più complicato gestire tutte le richieste che arriveranno».

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