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Scuola de Gasperi a Potenza, non riprenderanno le attività dell’asilo dopo la sospensione dovuta alla scossa del 2025. Lavori interrotti dalle suore. Il Comune: impegni rispettati. In 7 da luglio senza lavoro


POTENZA – A tredici mesi dagli eventi che avevano aperto la “crisi”, la vicenda della scuola dell’infanzia Alcide De Gasperi di Potenza si chiude con un epilogo inatteso e per molti doloroso.
Secondo quanto riportato dal servizio della Tgr Rai Basilicata di ieri, martedì 14 aprile 2026, il percorso avviato dopo il terremoto del marzo 2025 si è progressivamente arenato fino alla decisione definitiva di cessare l’attività.

SCUOLA DE GASPERI, CHIUSURA DEFINITIVA


Tutto era iniziato con la scossa del 18 marzo 2025, che aveva compromesso un muro portante dell’edificio di viale Dante, imponendo lo stop alle attività e il trasferimento temporaneo dei bambini presso l’Istituto comprensivo “Luigi La Vista”.
In quei mesi si era aperta un’interlocuzione serrata tra il Comune, proprietario dell’immobile, e le Suore Discepole di Gesù Eucaristico, che da oltre un secolo gestiscono la struttura.


L’estate 2025 sembrava aver segnato una svolta. Come riportato anche dall’Altravoce Il Quotidiano nel luglio dello stesso anno, l’amministrazione comunale aveva approvato una delibera per concedere nuovamente l’edificio in comodato gratuito per almeno quindici anni. In cambio, le religiose si sarebbero fatte carico degli interventi di messa in sicurezza, stimati in circa 500 mila euro. Un’intesa formalizzata e accolta come il presupposto per un ritorno, seppur non immediato, nella sede storica.

SCUOLA DE GASPERI, COSTI NON SOSTENIBILI


Col passare dei mesi, però, il quadro è cambiato. A dicembre, una comunicazione della superiora generale ha sancito un ripensamento: i costi degli interventi sono stati giudicati non sostenibili, anche alla luce del calo delle iscrizioni nella fascia dell’infanzia. Una decisione definita «insindacabile» e rimasta senza ulteriori chiarimenti pubblici.
Dal canto suo, il Comune ha rivendicato di non essersi sottratto agli impegni, sottolineando come, nella fase iniziale, fossero state le stesse suore a chiedere di intervenire direttamente per accelerare i tempi.
Ma quel percorso non è mai arrivato a compimento.

IN SETTE RESTANO SENZA LAVORO


A pagare il prezzo più alto sono ora i lavoratori: sette tra insegnanti, educatrici e personale di supporto, alcune con quasi vent’anni di servizio, che a luglio perderanno il posto.
Accanto a loro, le famiglie, ora prese tra delusione e smarrimento, per la scomparsa di una realtà che ha accompagnato intere generazioni.
Si chiude così una storia lunga e intensa, mentre resta aperta una domanda più ampia: quella sulla sostenibilità, economica e strutturale, di presidi educativi storici e sul futuro degli edifici scolastici che li ospitano.

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