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La basilica di San Gerardo

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San Gerardo, indulgenza plenaria a chi visita i luoghi del santo. A patto che siano pellegrinaggi del cuore. Fino al 26 aprile 2027 la Chiesa lucana celebrerà il “pazzerello di Dio”


Un anno giubilare per san Gerardo Maiella. Non per mera ricorrenza “tonda” (i 300 anni dalla sua nascita) ma perché vi sia giubilo davvero. Quello che, secondo le agiografie, spinse il campanaro di Materdomini, a Caposele, a suonare campane a festa nel giorno della sua nascita al Cielo, il 16 ottobre 1755. Perché, come ricordato da papa Leone XIV nella lettera indirizzata ai vescovi lucani, la testimonianza del “pazzerello di Dio”, lucano di Muro Lucano, non è stipata in vecchi documenti ma è tanto viva da poter essere toccata con mano. Nonostante gli oltre 270 anni trascorsi dalla sua morte, il ricordo di fratel Gerardo appare infatti ancora curiosamente vicino. E non solo in senso spirituale.

SAN GERARDO, IL PAZZERELLO DI DIO

La storia del santo si respira, si attraversa nel santuario di Materdomini ma anche nelle effigi che riempiono le case dei paesi appenninici da lui visitati o dove vi arrivò la sua fama di santità. Un culto profondo, radicato nella natia Basilicata e in tutto il Meridione italiano (specie nella vicina Campania, dove è sito il santuario, frequente meta di pellegrinaggio) ma ramificato nel mondo, grazie a un messaggio di devozione che parla chiaro alle nuove generazioni nella misura in cui, seguendo il sentiero tracciato da Gerardo, il donare sé stessi può rivelarsi un’esperienza di gioia autentica, vera, non solo interiore. Trovando, nel conforto portato al prossimo, una ragione per sorridere, vivendo il servizio in allegria.

LA CHIAMATA DEL GIUBILEO

Il Giubileo non è celebrazione ma chiamata. Un momento necessario per leggere, attraverso testimonianze di qualche secolo fa, le soluzioni ai dubbi dei nostri tempi. Del resto, è cominciato così l’Anno Gerardino, ancora prima dell’apertura della Porta Santa della basilica murese (il 26 aprile scorso), con un augurio contenuto nella Lettera scritta dall’arcivescovo di Potenza-Marsico Nuovo-Muro Lucano, monsignor Davide Carbonaro, per il trecentesimo di Gerardo Maiella: «Il desiderio della santità non come alienazione ma come relazione profonda con il Dio di Gesù Cristo e con il prossimo, divenne la motivazione per eccellenza che accarezzò e ne consolò il cuore». Fino al 26 aprile 2027, i luoghi gerardini saranno meta di pellegrinaggio.

SAN GERARDO, I LUOGHI META DI PELLEGRINAGGIO

E la visita, a uno di questi o alle chiese lucane in anno giubilare, concederà il dono dell’indulgenza plenaria. A patto, chiaramente, che a muovere i passi siano motivazioni sincere. Perché, come ricordato da monsignor Carbonaro, «il pellegrinaggio più bello che Gerardo ci chiede è quello del cuore, dove apprendiamo a rimettere in sintonia le nostre scelte con il Vangelo, imparando a servire come lui ha fatto il Signore e i fratelli».

Uno stile di vita semplice, in apparenza, ma che richiede in realtà grande sacrificio. E che, forse, mal si sposa con il rischio di un individualismo sempre più alto corso dai giovani. Ma il messaggio di san Gerardo si inserisce proprio nei contesti più frequenti, nella quotidianità fatta di lavoro continuo (nonostante la fragilità fisica che sempre accompagnò il Redentorista), di vicinanza al prossimo, di dedizione con animo sereno. Caratteristiche che non richiedono necessariamente un servizio religioso, né l’appartenenza a una congregazione. E nemmeno impongono una consegna precisa. Piuttosto, richiedono una riflessione profonda e un dialogo con la propria coscienza sulla reale importanza di operare il bene in un tempo di continuo confronto, anche indiretto, con il male. Perché lavorare in questa direzione significa tutelare la vita, in ogni sua fase.

IL PATRONO DELLA BASILICATA E DELLE GESTANTI

Gerardo Maiella è patrono della Basilicata ma anche delle gestanti e delle madri che, a lui, affidano le proprie sofferenze nella consapevolezza della gioia della vita nascente. Segno di una vicinanza del cuore che è, di fatto, santità. La quale, come ricordato da papa Leone, «non è dono per pochi eletti ma vocazione per tutti i battezzati». E allora la visita ai luoghi del santo, se non vissuta nel giubilo della comunione con Dio, potrebbe essere almeno un’ispirazione, in una terra in cui i passi del “pazzerello” risuonano ancora, lasciando con delicatezza l’impronta di un cuore colmo d’amore.

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