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POTENZA – A Venosa esisteva «una sorta di triumvirato» tra l’ex assessore regionale Carmine Castelgrande, l’ex sindaco Tommaso Gammone, e l’ex segretario cittadino del Pd, Luigi Russo. E «solo l’unanime consenso dei tre garantisce, a livello amministrativo, il buon esito di un’istanza rivolta al Comune di Venosa, o di un bando emanato dal Comune». Se invece un imprenditore pensava di realizzare un supermercato c’era da fare i conti con loro, specie se l’imprenditore in questione si portava dietro l’amicizia con un avversario politico come Franco Mollica.
C’è anche questo nel secondo filone dell’indagine dei pm di Potenza che mercoledì ha portato all’esecuzione di 17 misure cautelari tra Venosa e Melfi. Quello dedicato, per intendersi, ai bandi pilotati nella città di Orazio ai tempi della vecchia amministrazione.
A evidenziarlo è il pm Paolo Mandurino proprio nella richiesta di misure cautelari in cui il caso più esemplare diventa quello della realizzazione del supermercato a marchio Eurospin da parte dell’imprenditore Angelo Garripoli, al centro di numerosi dialoghi intercettati sui telefoni e gli uffici sotto controllo. Come quello in cui Andrea Doria, ex consigliere comunale Pd, parla con l’ex vice segretaria cittadina del Pd Lucia Briscese, riferendole di aver avuto un incontro con l’allora segretario cittadino Luigi Russo (tutti e tre da mercoledì hanno il divieto di dimora a Venosa), in cui quest’ultimo, secondo il pm: «aveva lasciato chiaramente intendere che l’approvazione della pratica Garripoli era subordinata alla gestione da parte della “cabina di regia” del partito di maggioranza venosino, delle assunzioni presso il costruendo centro commerciale».
«Poi ti racconto nel dettaglio come si è espresso sulla questione dell’Eurospin… fa rabbrividire». Queste le parole di Doria captate dai militari. «Un’impostazione politica veramente di vecchio stampo. Comunque, la questione di sa… di occupazione…»
Il pm, grazie ad altre intercettazioni, parla poi di «perplessità finalizzate alla pattuizione di un accordo con Angelo Garripoli, che – quale contropartita per il rilascio celere del permesso a costruire in convenzione – avrebbe dovuto assicurare alla compagine venosina del Partito democratico, delle assunzioni presso il centro commerciale».
«Al riguardo, va detto preliminarmente – prosegue il pm – che Angelo Garripoli è un fedelissimo di Francesco Mollica, politicamente “concorrente”, sul territorio venosino, di Gammone e Russo». Nonché già all’epoca, nel 2018, in predicato di una candidatura a sindaco proprio per il dopo Gammne.
«Data la vicinanza tra Garripoli e Mollica -aggiunge ancora Mandurino-, il timore del sodalizio era che la gestione delle occupazioni presso il centro commerciale venisse curata direttamente da Mollica, con assunzioni di persone da lui direttamente indicate, in vista di un suo ritorno elettorale. A Gammone e Russo occorreva pertanto bloccare sul nascere una possibile ingerenza di Mollica nelle assunzioni, con l’imposizione di persone segnalate invece direttamente e in prima persona da loro, anche al fine di avere un sicuro ritorno elettorale».
Di diverso avviso si è mostrato, tuttavia, il gip Rosa Verrastro, per cui il «triumvirato» non sarebbe qualificabile alla stregua di un’associazione a delinquere, e le pressioni sull’imprenditore per fagli promettere posti di lavoro sarebbero «una (ma non la sola) chiave di lettura» dell’accaduto. Perché da alcune intercettazioni emergerebbero perplessità di diversa natura di Gammone, Russo e il segretario comunale: ad esempio sugli oneri a carico della parte privata in cambio del via libera alla struttura. Poi c’è il tema costituito dal fatto che «le pressioni sarebbero state esercitate più che dal sindaco (…) da esponenti della politica locale», che non rivestono la carica di pubblico ufficiale. Inoltre manca «qualsiasi riscontro diretto sul modo in cui siano state gestite le assunzioni, e sul fatto stesso che, ad oggi, siano state effettuate».

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