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POTENZA – «Non vi sono elementi che permettano di individuare la volontà cosciente del conducente dell’autovettura di arrecare danno ad altri utenti della strada». Inoltre un’inversione di marcia per evitare i «potenziali assalitori» avrebbe «comunque probabilmente messo a repentaglio l’incolumità dei tre occupanti del veicolo».

E’ quanto afferma la consulenza disposta dalla procura di Potenza sui tragici fatti di domenica 19 gennaio allo scalo di Vaglio, quando il 30enne melfitano Salvatore Laspagnoletta, in viaggio per seguire la squadra della sua città, prima si è visto assalito da una quarantina di ultras del Rionero, quindi ha investito e ucciso uno di loro, il 39enne Fabio Tucciariello, ferendone in maniera grave un altro.

Nei giorni scorsi è stata finalmente depositata la relazione definitiva sugli accertamenti svolti dall’ingegnere Gianluca Cuomo, su incarico del procuratore aggiunto Maurizio Cardea e del pm Antonio D’Antona, che era attesa per la fine di aprile.

Ieri sera, quindi, è partita una nuova istanza al gip Lucio Setola del legale di Laspagnoletta, Gerardo Di Ciommo, che ha sempre sostenuto la tesi della legittima difesa da parte del suo assistito e ha reiterato la richiesta di revoca degli arresti domiciliari per le accuse di omicidio volontario e lesioni aggravate.

Non è escluso, tuttavia, che le conseguenze di quanto evidenziato da Cuomo oggi si ripercuota – in negativo – anche sull’udienza in cui i legali dei 25 tifosi della Vultur accusati dell’agguato ai rivali gialloverdi (arrestati a loro volta con Laspagnoletta ma già rimessi in libertà, col solo obbligo di dimora a Rionero) dovranno comparire davanti al gip Teresa Reggio. Per formalizzare la richiesta di sospensione del processo nei loro confronti, con la concessione di un periodo di “messa in prova” ai servizi sociali, per le accuse di violenza privata, tentate lesioni aggravate, danneggiamento e detenzione aggravata di oggetti atti ad offendere.

La consulenza marca le distanze, in particolare, dalla ricostruzione alla base dell’ordinanza con cui il gip Setola aveva disposto il carcere di Laspagnoletta, ipotizzando che dopo aver subito l’assalto dei tifosi melfitani si fosse voluto vendicare lanciandosi contro di loro con la sua Punto modificata.

«A parere di chi scrive – sostiene Cuomo -, non sussistono gli elementi per affermare che l’investimento sia frutto di una manovra deliberata e volontaria da parte del conducente in ragione del fatto che non vi sono elementi che possano riferire di una improvvisa azione di sterzatura verso il gruppo di persone, ovvero di une violenta accelerazione finalizzata ad impattare lo stesso con maggiore veemenza».

Quanto alle condizioni dell’auto di Laspagnoletta, Cuomo evidenzia che «si è in presenza di chiarissimi segni di aggressione alla vettura e degli occupanti da parte di soggetti esterni, caratterizzata da almeno una decina di colpi inferti con media ed elevata violenza».

«In aggiunta – prosegue -, il particolare andamento dei danni, permette di affermare, con ragionevole certezza, che all’atto della ricezione dei colpi, la vettura procedesse a velocità non particolarmente elevata atteso che i segni sono ben concentrati e non sfuggenti in direzione antero-postero, come ci si attenderebbe nel caso di un veicolo procedente rapidamente in avanti. A ciò si aggiunga che sulla portiera posteriore destra sembrano essere presenti i segni di una pedata-colpo difficilmente sferrabile su una macchina in velocità».

Il consulente del pm ha lavorato molto anche su una striscia di gomma lunga oltre 20 metri lasciata sull’asfalto di fronte allo Scalo di Vaglio, sulla bretella che consente di imboccare la Basentana in direzione Metaponto a chi proviene dalla Potenza – Melfi. Traccia che va dalla corsia di sinistra a quella di destra della bretella e a suo avviso va attribuita senza alcun dubbio allo pneumatico anteriore destro dell’auto di Laspagnoletta. Come se quest’ultimo si sia effettivamente spostato per evitare l’assalto dei tifosi del Rionero riversatisi da destra sulla carreggiata, per poi riprendere la sua corsia di marcia.
Per Cuomo, infatti, «l’inizio del predetto segno di residuo sullo strato corticale del pacchetto stradale è da intendersi come presumibile zona di investimento nella misura in cui l’urto ha causato la rottura del paraurti, la deformazione del parafango e il piegamento innaturale del parasassi, rimasto temporaneamente incastrato nell’interstizio tra pneumatico e parafango».

Pertanto l’impatto tra l’auto di Laspagnoletta e i due tifosi del Rionero, tra cui Tucciariello, non sarebbe avvenuto sul bordo esterno destro della strada, dove sono stati trovati dai soccorritori. Ma 20 metri prima, al centro della carreggiata, dove con ogni probabilità si trovavano perché avevano un ruolo attivo nell’assalto al corteo dei melfitani.

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