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Lucania Felix: il mammasantissima di Potenza del clan Martorano e il suo luogotenente tornano liberi, ma non potranno dimorare in Basilicata e nelle regioni limitrofe. Misure attenuate per Postiglione, Carlucci e Orlando.


POTENZA – Lasciano il carcere il presunto boss di Potenza, Renato Martorano, e il suo luogotenente Donato Lorusso. Lo ha deciso ieri il collegio del Tribunale di Potenza presieduto da Marcello Rotondi accogliendo la richiesta di attenuazione delle misure cautelari in essere da novembre del 2021.

SCADENZA TERMINI E BUONA CONDOTTA IN CARCERE

Nel suo provvedimento il collegio dà atto della «prossima scadenza» dei termini massimi di durata della custodia cautelare in carcere disposta nei confronti di Martorano e Lorusso. Nell’ambito dell’inchiesta Lucania felix, sugli ultimi affari dello storico clan del capoluogo. I giudici evidenziano, tuttavia, anche il «comportamento tenuto» in carcere dai due («non sono pervenute segnalazioni di sorta»), poi l’«atteggiamento collaborativo ai fini della definizione dell’istruttoria nel corso della attuale fase processuale», e l’«effetto senz’altro deterrente ricollegabile al regime custodiale sinora patito». Oltre ad alcune questioni di carattere sanitario.

Quanto alla necessità «di arginare il pericolo di reiterazione» dei reati per cui sono a processo, il collegio sottolinea la sua correlazione «all’ambito territoriale indicato nelle imputazioni, con particolare riferimento alle ipotesi associative». Di qui il via libera alla sostituzione della misura con un più blando divieto di dimora in Basilicata e nelle regioni limitrofe (Campania, Calabria e Puglia), sommato all’obbligo di presentazione in caserma ogni giorno, di restare a casa dalle 20 alle 8 , e di comunicare i luoghi «in cui saranno quotidianamente reperibili dalla polizia giudiziaria nelle restanti ore della giornata».

MISURE ATTENUATE ANCHE PER ALTRI IMPUTATI

I giudici hanno disposto la sostituzione della misura cautelare in essere anche per un terzo imputato, Dorino Stefanutti, considerato l’alter ego di Martorano. Per lui, però, le porte del carcere resteranno chiude dal momento che deve ancora finire di scontare la condanna a 18 anni di carcere per l’omicidio di Donato Abruzzese, nel 2013. Non saranno più sottoposti all’obbligo di dimora a Potenza, ma soltanto all’obbligo di presentazione in caserma dal lunedì al venerdì, infine, Domenico Carlucci, Saverio Postiglione e Federico Orlando.

L’INCHIESTA “LUCANIA FELIX” E IL RITORNO DEL BOSS DEL CLAN MARTORANO

L’inchiesta “Lucania felix” ha preso di mira, in particolare, una presunta associazione mafiosa e un’ulteriore associazione a delinquere specializzata nel narcotraffico, che si sarebbe riaggregata attorno al boss potentino Martorano, tornato in libertà nel 2019 dopo aver scontato una decina d’anni al 41bis per usura ed estorsione aggravata dal metodo mafioso.

Nel mirino degli inquirenti dell’Antimafia di Potenza sono finite anche una serie di tentate estorsioni aggravate dal metodo mafioso, come quella a un imprenditore del salernitano che avrebbe avuto un debito da 900mila euro col titolare di un bar poco lontano dal Palazzo di giustizia di Potenza. Estorsione condotta da Martorano in persona, appena tornato in libertà dopo quasi 11 anni di carcere duro per estorsione mafiosa, che avrebbe fatto fuoco con una pistola contro la porta d’ingresso dell’abitazione dell’imprenditore, rivendicando il gesto poco dopo, al telefono. Nelle motivazioni delle prime condanne emesse dal gup Teresa Reggio, per alcuni imputati che hanno optato per il rito abbreviato, si legge che il clan sarebbe tornato attivo nel 2005.

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Otto anni dopo una prima stagione di piena operatività “mafiosa”, interrotta dagli arresti dell’operazione “Penelope”. Inoltre «la forza del clan, sotto il profilo della capacità di intimidazione», emergerebbe «anche dai rapporti dello stesso con altre realtà criminali certamente connotate da mafiosità». A riferire di quei rapporti sono stati diversi collaboratori di giustizia, lucani e non, incluso Natale Stefanutti, figlio del boss Dorino.

PROCESSO “LUCANIA FELIX”, CLAN MARTORANO: L’ASSOCIAZIONE DEDICATA AL NARCOTRAFFICO

Il gup si era detto convinto anche dell’esistenza di «un’associazione volta al narcotraffico, quale modalità operativa del clan, costituita da soggetti intranei al sodalizio mafioso, nel cui interesse e sotto il cui costante controllo il narcotraffico viene gestito, nonché da soggetti estranei al sodalizio, ciascuno dei quali avente uno specifico ruolo funzionale al perseguimento di fini criminali comuni». A fine gennaio la Corte di Cassazione ha già confermato la prima condanna per mafia per uno dei sei condannati col rito abbreviato dal gup Reggio. Confermata anche due condanne per narcotraffico più altre due per estorsione aggravata dal metodo mafioso.

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