Il Tribunale di Lagonegro
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Avvocati sul piede di guerra contro l’ipotesi di chiusura del Tribunale di Lagonegro: «Basta impoverire la Basilicata. La giustizia è un presidio di sviluppo»
SONO sul piede di guerra gli avvocati del foro di Lagonegro dopo la proposta di chiudere i piccoli tribunali rilanciata dall’Associazione nazionale magistrati all’indomani della vittoria del “no” nel referendum sulla riforma della giustizia voluta dal ministro Carlo Nordio e dalla premier Giorgia Meloni.
Ordine degli avvocati e Aiga nei giorni scorsi si sono riuniti per fare il punto sulla situazione e prepararsi alla difesa del “loro” tribunale.
TRIBUNALE DI LAGONEGRO, AVVOCATI INSORGONO CONTRO POSSIBILE CHIUSURA
Sull’ipotesi ieri, giovedì 9 aprile 2026, è intervenuto anche il consigliere comunale e provinciale Enzo Stella Brienza, esponente di Basilicata Casa Comune.
«Dopo Melfi, ora Lagonegro. La proposta dell’Associazione Nazionale Magistrati di sopprimere 87 sedi di tribunale con meno di 10 pubblici ministeri e meno di 30 giudici, tra cui quella di Lagonegro, rappresenta un colpo durissimo per la Basilicata e per l’intero sistema dei servizi nei territori interni». Così Brienza in una nota.
LA SCELTA DI SOPPRIMERE SEDI DI TRIBUNALI
«Ancora una volta si afferma una visione meramente ragionieristica della giustizia, che riduce tutto a numeri e parametri di efficienza, dimenticando che i tribunali sono prima di tutto presìdi di legalità e punti di riferimento per le comunità». Ha aggiunto il consigliere comunale potentino. «In una regione già fortemente segnata dalla perdita di servizi essenziali, questa scelta rischia di aggravare ulteriormente una situazione già critica. Fa ancora più male perché arriva mentre si auspicava la riapertura del Tribunale di Melfi. Invece ci troviamo di fronte a una vera e propria doccia fredda, con conseguenze potenzialmente devastanti: con la chiusura di Lagonegro resterebbero solo le sedi di Potenza e Matera, con il rischio concreto di mettere in discussione l’intero assetto del distretto di Corte d’Appello di Potenza e degli uffici collegati, dalla Procura Generale all’Unep, fino a possibili ripercussioni sulla Direzione distrettuale antimafia».
BRIENZA: «UN TRIBUNALE GENERA INDOTTO»
«Non si tratta solo di giustizia – sottolinea l’esponente di Basilicata casa comune – ma anche di economia e coesione sociale. Un tribunale genera indotto, sostiene professionisti, attività commerciali e servizi. La sua chiusura significherebbe ulteriore impoverimento per territori già fragili, contribuendo ad alimentare lo spopolamento e ad allontanare ancora di più i cittadini dallo Stato. Non si possono fare scelte con la mannaia che si scontrano con il principio della giustizia di prossimità. Rendere più difficile l’accesso alla giustizia significa indebolire il rapporto tra cittadini e istituzioni e compromettere la fiducia nel sistema».
«Per queste ragioni – conclude Stella Brienza – è necessario che la politica, le istituzioni e tutte le professionalità coinvolte facciano sentire con forza la propria voce. Non si può restare in silenzio davanti a decisioni che rischiano di avere effetti così gravi per il futuro della Basilicata. Serve una mobilitazione seria, unitaria e immediata per difendere il Tribunale di Lagonegro e, con esso, il diritto dei cittadini ad avere una giustizia vicina ed efficiente».
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