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L'azienda ospedaliera San Carlo di Potenza

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POTENZA – C’è anche l’eccellenza della sanità lucana tra le vittime collaterali dell’epidemia di covid 19 in Basilicata. Vale a dire quel dipartimento interaziendale di Reumatologia, che continua ad attrarre più della metà dei suoi pazienti da fuori regione, e qualunque amministratore di media intelligenza eleggerebbe a pietra angolare della nuova facoltà di medicina dell’Unibas.

È questa l’amara constatazione compiuta da quanti, ieri al San Carlo di Potenza, hanno assistito un po’ increduli allo smembramento della “creatura” del compianto professor Ignazio Olivieri. Mentre la politica si interroga sulla maniera di limitare al minimo i contraccolpi della crisi sanitaria per gestori di palestre, personale dello spettacolo, sale bingo e sport dilettantistico.

Il sacrificio sull’altare della pandemia si è consumato con lo sgombero, solo temporaneo secondo quanto comunicato dai vertici aziendali, dei locali attualmente occupati dagli eredi del professore, in attesa da tre anni della consegna dei lavori nel padiglione B dell’ospedale, destinato a ospitare l’Istituto di reumatologia lucana.
Facchini, e personale tecnico e sanitario hanno spostato in fretta e furia macchinari, apparecchiature e 6 degli 8 pazienti ricoverati in alcune stanze del reparto di Geriatria. Mentre altri due pazienti sono stati trasferiti nel reparto di Medicina interna.

Alla base della decisione della direzione sanitaria dell’Azienda ospedaliera ci sarebbe l’esigenza di trovare con urgenza nuovi spazi per la pneumologia non – covid in vista dell’imminente esaurimento dei 20 posti letto attualmente a disposizione per i pazienti affetti dal coronavirus (ieri erano già 18).

Non è chiaro, tuttavia, dove verrà trovato il personale medico necessario per l’assistenza richiesta. Per questo come soluzione alternativa, che preservasse la piena funzionalità e – cosa non da poco – la riconoscibilità della reumatologia potentina all’esterno dell’azienda ospedaliera, sarebbe stato proposto di offrire l’ospitalità in geriatria e medicina interna ai pazienti non covid della pneumologia, invece che a quelli dell’Irel. Ma non c’è stato nulla da fare. Col risultato di abbattere i livelli qualitativi delle cure prestate, e l’attrattività delle stesse per i tanti pazienti extraregionali della struttura.

Nella promiscuità con gli altri ricoverati nei reparti di Geriatria e Medicina interna, infatti, è evidente che i primi verranno esposti a rischi infettivi non indifferenti, in quanto immunodepressi per definizione e spesso in terapia con farmaci immunosoppressori.

Il trasferimento in altri locali e lo smembramento del reparto, inoltre, mette a rischio anche la conferma delle certificazioni di qualità ottenute dalla Reumatologia lucana. Certificazioni che sono tra i requisiti richiesti dal Ministero della Salute per ottenere l’agognato riconoscimento come Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico.
L’impressione, insomma, è quella dell’ennesimo autogol dopo i ritardi nella consegna dei lavori del padiglione B e il mancato rinnovo dei contratti agli ultimi 2 ricercatori rimasti dei 5 assunti, nel 2017, proprio per sopperire ai rilievi del ministero rispetto alla richiesta di riconoscimento come Irccs. Altrimenti ci sarebbe da pensare che ai vertici sanità lucana c’è qualcuno che non vede al centro più del suo futuro la Reumatologia, che attualmente è guidata da Angela Padula (a lungo al fianco di Olivieri nella vita e nel lavoro).

Intanto, sempre ieri, al San Carlo di Potenza è stato formalizzata anche un’altra operazione per mettere a disposizione dell’emergenza sanitaria spazi aggiuntivi.

Con una delibera del commissario Giuseppe Spera, in particolare, sono stati confermati gli accordi col gestore della foresteria inaugurata l’anno scorso, sopra al nuovo parcheggio multipiano, perché metta a disposizione le sue 17 stanze pazienti covid che non necessitano un ricovero ma non saprebbero dove altro trascorrere la quarantena per evitare di trasmettere il contagio a familiari e conviventi.

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