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Il governatore lucano Vito Bardi

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POTENZA – Avanti con una riorganizzazione della terapia intensiva del San Carlo di Potenza che sa di commissariamento di chi ne ha diretto le operazioni dall’inizio della crisi sanitaria, inclusi i momenti drammatici del picco di accessi di una decina di giorni fa. Avanti, nonostante i numeri e le testimonianze dei familiari delle vittime lucane del Covid 19, che hanno sollevato dubbi sulle cure ricevute dai loro cari, continuino a puntare da tutt’altra parte. In particolare sui tamponi in ritardo, e su una macchina regionale che fino a qualche giorno fa, forse nell’errata convinzione che il contagio non fosse già presente in Basilicata, sembrava più interessata a censire gli arrivi da fuori regione che a occuparsi dei pazienti con sintomi sospetti.

E’ scattata ieri mattina la “fase 1” del «potenziamento» della prima linea lucana del contrasto al covid 19. Un cambio della guardia, che per tanti aspetti sa di sacrificio pasquale, confermato sabato sera dal governatore Vito Bardi in risposta alle polemiche scatenate dai decessi, in rapida sequenza, di due noti imprenditori, il paternese Donato Russo e il potentino Palmiro Parisi, e del blogger Antonio Nicastro, su cui risulta aperta anche un’inchiesta giudiziaria. Tutti casi accumunati dall’ingiustificabile attesa, protrattasi per giorni, dell’agognato tampone per verificare il contagio da coronavirus, oltre al drammatico epilogo dei tentativi di rianimazione effettuati dai sanitari della terapia intensiva del San Carlo. Senza dimenticare la commozione per il 38enne di Rapolla Pino Larotonda, morto un mese dopo il fratello minore lasciando una moglie e una bimba appena nata, che a febbraio si era anche candidato come nuovo segretario regionale del Pd.

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A muovere la prima pedina è stato il direttore generale dell’Azienda ospedaliera regionale San Carlo, Massimo Barresi, che poco dopo la morte di Nicastro, e l’annuncio di un’indagine interna da parte di Bardi, aveva difeso l’operato dei suoi sanitari. Inclusi quelli del Pronto soccorso che il 13 marzo “rimbalzarono” l’attivista 67enne rimandandolo a casa senza effettuargli né un tampone né una tac. Una scelta contestata in maniera esplicita dai familiari dell’uomo, per la noncuranza di una serie di sintomi sospetti quando erano già 3 i contagi accertati nel capoluogo a quella data. Contagi sulla cui origine misteriosa anche il Quotidiano del sud aveva provato a lanciare – inutilmente – l’allarme.

A distanza di poche ore da quella visita al Pronto soccorso, infatti, le condizioni di Nicastro sarebbero peggiorate rapidamente. Così quando è arrivato l’esito dei test sul tampone a cui è stato sottoposto soltanto il 20 marzo, dopo la denuncia pubblica dell’accaduto (a partire dall’atteggiamento di medici e personale dipendente dell’Azienda sanitaria territoriale di Potenza), le sue condizioni erano già gravi al punto che una volta entrato al San Carlo è stato ricoverato quasi subito in terapia intensiva. Lì dove è morto all’inizio della scorsa settimana.

Stessa drammatica catena di eventi, a ben vedere, che ha segnato gli ultimi giorni del paternese Russo, e del potentino Parisi. Con la figlia di quest’ultimo che su Facebook ha raccontato di essersi dovuta spingere a minacciare una chiamata ai carabinieri perché fosse effettuato un tampone al padre.
Di fronte alle iniziali resistenze del primario del reparto di anestesia del presidio ospedaliero di Melfi, Felice Severino, Barresi gli ha notificato un ordine di servizio per cui a partire da stamane dovrà offrire il suo «supporto logistico – operativo» ai colleghi del gruppo costituito nelle scorse settimane per assistere i pazienti afflitti da covid 19, diretto da Giuseppe Guarini.

Nella comunicazione, indirizzata per conoscenza anche al vertice della task force regionale incaricata della gestione della crisi sanitaria, nella persona del direttore generale del dipartimento Salute della Regione Ernesto Esposito, non si esplicita il significato esatto dell’espressione «supporto logistico – operativo». Ma il senso è inequivocabile se si considera che dalla terapia intensiva del San Carlo non c’era stata alcuna richiesta del genere. Al massimo un appello per avere dei veri calzari da indossare al posto delle buste di plastica con cui ci si è dovuti arrangiare per qualche tempo.
Confermata, inoltre, la “fase 2” del potenziamento del reparto con l’arrivo in «supporto» al primario del reparto Libero Mileti, del suo predecessore, Luigi De Trana, in pensione da circa 6 anni. Perché si perfezioni, tuttavia, occorrerà formalizzare un contratto di collaborazione in base alla normativa d’emergenza che ha reso possibile il ritorno in servizio del personale in congedo.

Entrambi i «supporti» avranno, innanzitutto, il compito di aggiornarsi rapidamente sui protocolli per il trattamento dei pazienti affetti da covid 19, che dall’inizio della crisi sanitaria, a febbraio, sono stati modificati praticamente in continuo in base ai riscontri terapeutici raccolti sul campo.

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