I rifiuti che riempivano completamente l’appartamento di via Vaccaro

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POTENZA – L’hanno trovata in fin di vita, quasi seppellita dai rifiuti che riempivano in ogni angolo la casa in via Vaccaro.
Marinunzia Garofalo, 51 anni, era stesa sul letto di quella che era la sua camera matrimoniale. Il luogo in cui rifugiarsi, riposarsi, trovare ristoro e amore. Per Marinunzia, invece, quelle mura – praticamente sommerse dai rifiuti – sono diventate l’ultima infelice prigione.

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A scoprirla così, agonizzante, gli operatori del 118, chiamati sul posto dal marito, Teodosio Cafarelli, che chiedeva aiuto perché la consorte non stava molto bene.
Ma all’arrivo dei soccorsi la situazione è apparsa ben più grave di quello che la telefonata lasciava presagire. Impossibile riuscire a entrare in casa: la porta, infatti, non si apriva e per un motivo che, anche ai vicini di casa, è parso incredibile. L’interno dell’appartamento, infatti, era stato trasformato in una enorme discarica. Le buste di rifiuti ricoprivano ogni angolo, i sanitari hanno dovuto farsi strada tra buste, bottiglie, vestiti, pezzi di vecchi mobili.

Interrogato il marito. Si pensa a una frattura mai curata aggravata dal degrado

Uno spettacolo raccapricciante che ha avuto il suo culmine in camera da letto, dove la donna era quasi sommersa. Probabilmente immobilizzata per una caduta avvenuta qualche mese prima, mai curata, abbandonata sul letto come una delle tante buste buttate a terra.
Marinunzia era ancora viva, ma per portarla in ospedale è stato necessario l’intervento immediato dei Vigili del fuoco, che hanno dovuto farsi spazio tra la spazzatura. Una situazione talmente pericolosa dal punto di vista igienico-sanitario, da costringere i Vigili del fuoco a intervenire con una speciale tuta, utilizzata in caso di attacco batteriologico.
I Vigili del fuoco hanno dovuto crearsi un varco tra i rifiuti per permettere al personale del 118 di portare fuori la signora. Il timore, tra l’altro, era che anche solo aprire una bombola di ossigeno per ridare fiato alla donna avrebbe potuto, in quelle condizioni, far scoppiare un incendio.
La donna sembra che abbia chiesto flebilmente – in evidente stato di disidratazione – solo un po’ d’acqua. Poi la corsa al Pronto soccorso e il ricovero che, però, non ha potuto evidentemente salvarle la vita. La donna, infatti, è deceduta nel pomeriggio di domenica. Le cause del decesso dovrà stabilirle ora l’autopsia, già predisposta. Anche se fonti autorevoli parlano di uno stato completo di abbandono, una probabile frattura, con piaghe da decubito. Lo stato di disidratazione farebbe pensare che la donna non abbia bevuto (e forse mangiato) per diversi giorni.
Increduli alcuni conoscenti della coppia che, però, parlano di almeno un altro episodio simile.

Bicchieri di plastica accumulati nell’appartamento di via Vaccaro


L’uomo, che fino a qualche anno fa gestiva un supermercato molto conosciuto a Potenza – Cafarelli appunto – sembra avesse risentito molto della perdita del lavoro. E raccontano i conoscenti che già lo scorso anno i vicini di casa protestarono per il cattivo odore che proveniva dall’appartamento. Quando la casa venne aperta, anche allora venne trovata una discarica. Stavolta – magari proprio per evitare problemi con i condomini –  nelle buste trovate in casa c’era plastica, carta, vestiti e mobili. Il cattivo odore in casa c’era – anche perché probabilmente le finestre non venivano aperte da giorni –  ma forse non così potente da provocare le proteste dei condomini. Questo spiegherebbe perché a lanciare l’allarme non siano stati i vicini. Sul posto, dopo 118 e Vigili del fuoco, anche la Polizia, che ha accertato lo stato di grave degrado in cui era l’appartamento.


Sul caso è stato aperto un fascicolo in Procura e il marito sembra sia già stato sentito. Fondamentale sarà ora l’autopsia.
I due coniugi erano piuttosto noti in città. A Marinunzia piacevano le cose belle, il lusso e i bei vestiti. In tanti la ricordano sempre a posto con i capelli e le belle borse di cui andava fiera. Era sola però, senza più i genitori e senza fratelli e sorelle che potessero chiedersi perché non la si vedeva in giro da troppi giorni.
Aveva solo Teodosio che, raccontano ora i conoscenti, «stravedeva per la sua bambolina, la viziava come poteva. Anche quando le cose andavano male era disposto a portarla in giro per ristoranti».
E come una bambolina, buttata tra i rifiuti, è terminata la storia di Marinunzia.

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