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La sezione di controllo boccia Abriola, Castelsaraceno e Castronuovo di Sant’Andrea: concessi 60 giorni per correggere una serie di anomalie. Poi scatterà il blocco della spesa


POTENZA – Sessanta giorni di tempo, con scadenza a fine gennaio, per correggere una serie di anomalie contabili. In caso contrario scatterà il blocco della spesa per tutte le voci prive di copertura o sostenibilità finanziaria.
E’ quanto deciso dalla sezione di controllo della Corte dei conti, presieduta da Rocco Lotito, che nei giorni scorsi ha notificato alle amministrazioni di Abriola, Castelsaraceno e Castronuovo di Sant’Andrea l’esito delle verifiche, in contraddittorio, sulla regolarità dei rendiconti degli esercizi finanziari 2015 e 2016 alla luce delle norme sul sistema di contabilità introdotte a partire dal 2011.
I giudici hanno evidenziato per tutti e tre i comuni della provincia di Potenza «alcune anomalie e criticità sia in termini di violazione di specifiche prescrizioni (…), sia in termini di anomalie del sistema di bilancio dell’ente che, se non adeguatamente corrette, appaiono suscettibili di pregiudicare, anche in prospettiva, gli equilibri economico- finanziari dell’ente». Anomalie superate, in massima parte, dall’amministrazione di Castronuovo, in quanto venute in evidenza «alla luce di dati ed informazioni forniti dall’(allora) organo di revisione, in realtà non corretti perché non corrispondenti alle effettive risultanze contabili dei rendiconti 2015 e 2016 oggetto di esame». Circostanza che comunque conferma il tipo di gestione “allegra” che era in uso all’interno del Comune. Più complessa, invece, la situazione a Castelsaraceno e Abriola.
In quest’ultimo paese i giudici hanno evidenziato come il richiesto «riaccertamento straordinario dei residui – seppure effettuata sulla carta- non ha sortito gli effetti richiesti e prescritti dal legislatore della riforma, e cioè riportare nell’alveo della veridicità, attendibilità e sostenibilità finanziaria il sistema di bilancio dell’ente».
Ad Abriola, infatti, non sarebbe stato costituito il Fondo a copertura dei crediti di dubbia esigibilità «con conseguente superfetazione della massa attiva derivante dalla conservazione di una notevole mole di residui attivi “a rischio”, in assenza di alcuna corrispondente limitazione alla spesa». Un altro rilievo riguarda, invece, il risultato di amministrazione che sarebbe stato «alterato per eccesso, con tutte le conseguenze a questo connesse in termini di ampliamento della capacità di spesa apparente, con inevitabile ripercussione sulla effettiva capacità di cassa dell’ente e, quindi, a cascata sulla tenuta anche prospettica degli equilibri di bilancio». Il risultato, quindi, è una «grave criticità sottesa alla gestione della capacità di spesa dell’ente, quale effetto strettamente connesso ad una gestione non corretta dei residui attivi e dei residui passivi, nonché nell’incapacità di riscossione». Con uno «squilibrio a monte» che ne compromette la capacità di spesa, «evidenziando una tensione di cassa di livello tale da assumere rilievo ai fini dei parametri di deficitarietà». Non a caso «per stessa ammissione dell’ente, lo sforamento del parametro di deficitarietà (volume dei residui passivi superiore al 40% degli impegni della medesima spesa corrente) deriva da “mancanza di liquidità».
I magistrati contestano anche un’assunzione effettuata nel 2017, in violazione del blocco previsto per le amministrazioni in ritardo nella trasmissione delle loro informazioni contabili alla Banca Dati Amministrazioni Pubbliche.
Per questi e altri motivi la intimano al Comune, ««fermi restando gli effetti direttamente conseguenti alla violazioni di legge come sopra riscontrate (come nel caso dell’assunzione di 1 unità di personale in pendenza del “ritardo” nella approvazione del rendiconto e nella trasmissione dei dati di bilancio alla banca dati)»,  una serie di correttivi per «riportare il sistema di gestione bilancio comunale e dei relativi equilibri nell’alveo di un percorso di “sana gestione finanziaria”, partendo a monte da un’attività di disvelamento delle effettive consistenze di bilancio, in termini di veridicità, attendibilità e sostenibilità prospettica».
Stesso discorso per Castronuovo e Castelsaraceno, anche se qui i correttivi sono meno pesanti.
Si parla, tra l’altro, di «adeguate misure per l’efficientamento della dinamica della programmazione della spesa in conto capitale», «costituire un fondo accantonamento per spese di indennità di fine mandato» per sindaci e consiglieri comunali. In caso contrario la Corte parla chiaro, e farà scattare il blocco della spesa per tutti quei programmi «per i quali è stata accertata la mancata copertura o l’insussistenza della relativa sostenibilità finanziaria».

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