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Il sindaco di Potenza, Vincenzo Telesca, conferma il riavvicinamento Pd ma nega le mire su altri incarichi. «Pronto a rientrare se serve per ripartire. Superare commissari e dirigenti di fuori regione»


«CREDO che sia il momento che i il Partito democratico torni a occuparsi della città e della Regione, e io stesso sono pronto a rientrare se questo può servire come stimolo».
Lo ha dichiarato, ieri, venerdì 2 gennaio 2026, il sindaco di Potenza Vincenzo Telesca durante la conferenza stampa convocata per fare il punto sull’attività della sua amministrazione nel 2025, e tracciare le linee da seguire nel 2026.

TELESCA PRONTO A RIENTRARE NEL PD

Rispondendo a una domanda del Quotidiano della Basilicata il primo cittadino ha definito «non peregrina» l’idea di un suo ritorno nel partito con cui venne eletto in consiglio comunale nel 2014 e nel 2019. Partito lasciato proprio nel 2019 per seguire in Italia viva il suo mentore politico, l’ex governatore Vito De Filippo, prima di accasarsi nel gruppo misto e ripresentarsi agli elettori come candidato sindaco sotto le insegne del civismo di centrosinistra.

IL RIMPIANTO PER I TEMPI IN CUI PARTITI ERANO IN GRADO DI ADEMPIERE AL LORO RUOLO

Rispondendo a un’altra domanda, Telesca si era schermito dalle insinuazioni su una sua possibile corsa per la presidenza della giunta regionale nel 2027, laddove la candidatura dell’attuale governatore Vito Bardi in Parlamento dovesse innescare un effetto domino.
«Non penso ad altro che a fare bene quello che faccio». Aveva spiegato. «Non esiste più la costruzione di candidature in ambito politico. Si decide tutto negli ultimi sei mesi».
Parlando del suo possibile rientro nel Pd, però, Telesca non ha nascosto un certo rimpianto per i tempi in cui i partiti erano ancora in grado di adempiere al appieno al loro ruolo. Oltre che a fungere da trampolino per le più brillanti carriere politiche.

TELESCA: «DIETRO AL CIVISMO C’È SEMPRE STATA LA POLITICA»

«C’è stata una problematica politica in un preciso momento storico che ha permesso che il civismo arrivasse a decidere liste e candidature». Ha dichiarato il primo cittadino. «Ma dietro questo civismo c’è sempre stata la politica. Per questo così come ho applaudito alle iniziative civiche centriste degli ultimi anni allo stesso modo adesso ritengo che il Pd debba ripartire. Chiudendo una volta per tutte con la stagione delle lotte interne. I partiti devono tornare a occuparsi della città, e a rappresentare una scuola per chi si avvicina alla politica. Accompagnandolo dove si imparano le cose, a seguire l’attività delle commissioni per esempio».

TELESCA, ILPOSSIBILE RIENTRO NEL PD E IL CONGRESSO CITTADINO

Telesca si è detto anche favorevole a un congresso cittadino che restituisca al Pd una guida politica, due anni e mezzo dopo le dimissioni dell’ultimo segretario, Carmine Lombardi.
Stesso discorso per il Pd regionale affidato al senatore Daniele Manca dopo le dimissioni dell’ultimo segretario regionale, Giovanni Lettieri, e il commissariamento deciso dai vertici del Nazareno.
«Perché la guida del partito deve essere affidata a persone di fuori regione?» Si è chiesto Telesca. «Io ho un rapporto splendido con Enzo Amendola (già commissario poi eletto alla Camera in Basilicata), che è sempre presente a Roma, assieme a Roberto Speranza, per le esigenze di questa amministrazione. Penso ai problemi per l’installazione dei cuscini berlinesi (dossi rallentatori, ndr). Ma perché i nostri riferimenti a Roma devono essere persone di fuori regione con tanti dirigenti capaci che abbiamo».

L’ACCORDO

«Io ragiono sempre come gruppo, quindi è chiaro che questa non sarà una decisione che prenderò da solo. Ne parlo spesso anche con i miei consiglieri di maggioranza». Ha aggiunto Telesca.
Infine ha rievocato l’accordo stretto tra il primo e il secondo turno con gli altri candidati di centrosinistra, l’attuale assessore alla Mobilità Francesco Giuzio e l’attuale presidente del comunale Pierluigi Smaldone, che lo ha portato alla vittoria al ballottaggio contro il leghista Francesco Fanelli.
«Quell’accordo con Francesco e Smaldone non è stato il frutto di una visione del momento, ma della volontà di mandare un messaggio una regione intera. Per dire che uniti si vince. Spero che quel messaggio venga raccolto anche nelle prossime consultazioni elettorali, a partire dalle provinciali».

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