Il sindaco Telesca durante un incontro con i sindacati
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Caso Miccolis a Potenza, l’azienda chiederà i danni se entro il 30 giugno non sarà firmato il contratto. Il 12 nuovo sciopero dei lavoratori. In 130 rischiano di rimanere a casa
POTENZA – Se tra 22 giorni il Comune non procederà con la firma del contratto con la Miccolis non solo sarà la paralisi per il trasporto pubblico locale ma il sindaco di Potenza, Vincenzo Telesca, dovrà assumersi la responsabilità politica della sua decisione. Responsabiltà che potrebbe essere anche economica visto che la Miccolis potrebbe chiedere una maxi risarcimento danni per “illegittima inerzia” dell’amministrazione cittadina.
POTENZA, CASO MICCOLIS, I RISCHI PER TELESCA E IL COMUNE
E se oggi a mancare nelle casse comunali sono “solo” 650.000 mila euro – a tanto ammonta la cifra che non può essere data all’azienda senza un contributo straordinario della Regione – qualora la Miccolis facesse causa la cifra lieviterebbe di parecchio e a dover sborsare i soldi sarebbe soltanto il Comune di Potenza visto che la Regione, lo scorso aprile, ha dato il suo via libera alla firma del contratto.
La contesa in merito al contratto di affidamento del servizio vede contrapposti oltre a Miccolis e il Comune anche il Comune e la Regione. La situazione è complicata da un rimpallo di responsabilità. La Regione Basilicata ha, come detto, autorizzato la firma mentre il sindaco di Potenza ha continuato a ribadire le difficoltà legate alle coperture finanziarie.
LA CONTESA SUL CONTRATTO DI AFFIDAMENTO
L’importo stabilito nel bando di gara per l’affidamento del trasporto pubblico locale (Tpl) alla società Miccolis per la città di Potenza ammonta a circa 70,7 milioni di euro per una durata di 9 anni. Dividendo l’importo totale per la durata, il valore annuo si attesta su circa 7,8 milioni di euro.
Lo scontro attuale, come detto, nasce dal fatto che il Comune di Potenza, a causa di difficoltà di bilancio, ha dovuto tagliare dal bilancio fondi destinati al trasporto pubblico e vorrebbe firmare il contratto definitivo per una cifra inferiore rispetto a quella di aggiudicazione mentre Miccolis esige il rispetto dell’importo stabilito nel bando per garantire la continuità dei livelli occupazionali. Se, entro il prossimo 30 giugno non sarà firmato il contratto, 130 lavoratori rimarranno in mezzo a una strada.
LE CONTESTAZIONI DELLA REGIONE
A metà aprile la Regione aveva anche attaccato duramente l’amministrazione comunale del capoluogo facendo sapere di avere «autorizzato il sindaco Telesca a firmare il contratto con Miccolis» visto che era stato posto «in essere ogni adempimento di propria competenza necessario alla conclusione dell’iter procedurale finalizzato alla sottoscrizione del contratto».
E, pertanto, «ogni eventuale profilo di responsabilità derivante da ulteriori ritardi, tali da impedire l’avvio dei servizi di trasporto pubblico locale del “lotto 4” (ovvero quello della città di Potenza ndr.) a decorrere dal primo luglio, non è da ritenere ascrivibile» alla Regione. Regione che così si è messa al riparo da ogni grana. La Miccolis dal suo canto aveva anche diffidato, sia il Comune e sia la Regione avvertendo le Istituzioni interessate che se non si fosse proceduto «entro 10 giorni» oltre ai licenziamenti avrebbe proceduto a «a segnalare tutto alla Procura regionale della Corte dei Conti per la verifica del danno erariale», avrebbe anche fatto ricorso al Tar e avrebbe anche chiesto «il risarcimento integrale dei danni patrimoniali e non patrimoniali derivanti dall’ inerzia dell’amministrazione».
POTENZA, MICCOLIS, IL PIANO B DI TELESCA
Come se non bastasse il sindaco Telesca ha anche pronto il “piano B”: affidamento in house all’Acta. Trentacinque bus di proprietà comunale da poter utilizzare e 95 lavoratori in mezzo a una strada. Questo lo scenario che si paventa per il servizio di trasporto pubblico cittadino se non verrà sottoscritto il contratto. Se il servizio sarà affidato in house all’Acta solo 35 di loro – prevarrà per legge il criterio dell’anzianità – sarà preso in carico dalla municipalizzata del Comune. Acta che con solo 35 autisti e con soli 35 mezzi a disposizione non potrà materialmente garantire il servizio di trasporto pubblico urbano. Insomma appiedati lavoratori e cittadini.
L’azienda Miccolis si è aggiudicata formalmente la gestione del servizio di trasporto pubblico a Potenza il 31 agosto 2022, subentrando ufficialmente al precedente gestore a partire dal primo ottobre dello stesso anno.
Il percorso amministrativo si è sviluppato attraverso due fasi principali: nel 2022 il Comune di Potenza ha inizialmente affidato, nell’autunno del 2022, il servizio a Miccolis tramite una procedura d’urgenza per garantire la continuità del servizio dopo l’esclusione del vecchio gestore.
LA STORIA DELLA MICCOLIS
Nel 2025 c’è stata la gara definitiva regionale. Nell’ambito del maxi-bando della Regione Basilicata per i lotti del Trasporto pubblico locale, il servizio a lungo termine per la città di Potenza è stato assegnato definitivamente a Miccolis il 13 marzo dello scorso anno. Dal primo subentro del 2022 e dopo la scadenza del primo affidamento biennale, Miccolis a oggi sta operando in regime di proroga tecnica. Proroga tecnica che, però, cesserà il prossimo 30 giugno e non sarà più utilizzabile.
Da qui il pressing dei sindacati e gli incontri dei mesi scorsi affinché si arrivasse alla firma del contratto vero e proprio.
IL DATO DEL COMUNE
Ma nei primi mesi del 2026, il Comune di Potenza ha riscontrato un forte squilibrio finanziario nel proprio bilancio, che ha costretto l’amministrazione a prevedere un taglio di circa 2,5 milioni di euro proprio sulla mobilità urbana. Il sindaco Vincenzo Telesca ha lanciato appelli su appelli dichiarando l’impossibilità del Comune di coprire autonomamente la quota mancante senza rischiare il dissesto finanziario. Appelli a cui la Regione ha risposto picche anche alla luce dei fondi che stanzia annualmente come contributo e che, come detto, sono passati dai 3 milioni e mezzo del passato agli oltre 5 di oggi.
LO SCIOPERO DEL 12 GIUGNO
Intanto il prossimo 12 giugno i lavoratori – a proclamare lo sciopero la Cgil, la Cisl e Uil – si asterranno dal lavoro per 24 ore.
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